Una tragedia che ha sconvolto Roma. Lunedì 31 agosto, nella loro abitazione di via dell’Antracite, a Pietralata, sono stati trovati senza vita Luca Abbasciano, 42 anni, la moglie Valentina Pambianco, 41, la figlia Bianca, di soli 5 anni, e il cane di famiglia Teo. L’ipotesi degli investigatori, avvalorata da una dozzina di lettere ritrovate in casa, è quella di un omicidio-suicidio.
La scoperta
È stato un parente a dare l’allarme, dopo ore passate a cercare inutilmente di mettersi in contatto con la famiglia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco, allertati anche da una segnalazione di alcuni spari uditi nel palazzo. I soccorritori hanno dovuto forzare la porta dell’appartamento, chiusa dall’interno. Ad attenderli, una scena straziante: i tre corpi, colpiti da arma da fuoco, si trovavano nella camera da letto. Accanto a loro, gli investigatori hanno trovato una pistola Glock regolarmente detenuta da Abbasciano, che aveva il porto d’armi.
Le lettere: “Non abbiamo più soldi per curare Bianca”
Nell’abitazione sono stati rinvenuti diversi messaggi scritti e firmati da entrambi i genitori, ciascuno indirizzato a un familiare diverso. Il filo conduttore delle lettere è la disperazione: “Da soli non ce la facciamo più”, avrebbero scritto marito e moglie, spiegando di non avere più le risorse economiche per continuare a curare la figlia.
Bianca era nata prematura nel 2020 e soffriva di una grave disabilità, con una diagnosi di paralisi cerebrale, ritardo motorio e cognitivo ed epilessia. Secondo quanto ricostruito da diverse testate, la coppia si era rivolta più volte a una clinica di Monterrey, in Messico, per sottoporre la bambina a un trattamento sperimentale chiamato Cytotron, basato su radiofrequenze e campi elettromagnetici, la cui efficacia non è riconosciuta dalla comunità scientifica. Il costo complessivo di queste cure, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe superato i 300mila euro, con l’ultimo ciclo di terapia effettuato tra novembre e gennaio.
Una famiglia seguita dai servizi sociali
Luca lavorava come tecnico informatico, spesso da remoto. Valentina aveva invece lasciato il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla figlia. La famiglia non era isolata: era seguita dai servizi sociali del IV Municipio e riceveva anche un sostegno economico, oltre all’assistenza della ASL. Bianca frequentava uno dei nidi del quartiere.
“Restiamo sgomenti e questa tragedia deve farci riflettere”, hanno dichiarato Massimiliano Umberti, presidente del IV Municipio, e la vicepresidente Annarita Leobruni. “Nonostante il supporto dei nostri servizi sociali e della ASL, evidentemente tutto questo non è bastato a reggere il peso della solitudine e della disperazione di una famiglia. Ci sentiamo impotenti”.
I due amministratori hanno aggiunto: “Quando accade qualcosa di così terribile, chi lavora ogni giorno nei servizi, chi amministra, chi conosce quelle famiglie e quei bambini, inevitabilmente si domanda: avremmo potuto fare di più? Non è questo il momento delle risposte semplici, né dei giudizi. È il momento del dolore, del rispetto e del silenzio“.
Sulla questione è intervenuta anche il Ministro Alessandra Locatelli sui suoi canali social: “I fatti di Pietralata sono drammatici e sconvolgenti […] abbiamo portato avanti una legge di riconoscimento per i caregiver familiari conviventi e prevalenti che prevede tutele differenziate, compreso il supporto economico e psicologico.”
Il ricordo dei vicini
Chi abitava vicino alla famiglia descrive Luca e Valentina come genitori profondamente legati alla figlia, che portavano spesso a passeggio nel quartiere. Una vicina ha raccontato che la famiglia di Valentina era appassionata di caccia, un dettaglio che gli investigatori stanno vagliando per ricostruire con precisione la provenienza dell’arma e la dinamica esatta dei fatti, compreso chi tra i due coniugi abbia materialmente sparato.
Restano ancora da chiarire alcuni aspetti della vicenda, mentre l’ipotesi principale, quella del gesto estremo maturato nella disperazione più totale, trova conferma nelle numerose lettere lasciate ai familiari.










