Sigfrido Ranucci non condurrà più Report. La Rai ha scelto Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi per la prossima stagione del programma, in onda dall’8 novembre su Rai3; a giornalista sono state proposte tre soluzioni alternative, tutte respinte: un incarico a RaiNews, uno al Tg3 oppure una sede di corrispondenza all’estero.

Dal palco di Favignana, dove si trovava per il suo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”, il conduttore ha reagito con parole dure: “Non accetterò quello che ha proposto la Rai perché è un tornare indietro”. E ha aggiunto che d’ora in avanti condurrà “la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa”.

Redazione in rivolta

La decisione dei vertici Rai ha scatenato la protesta interna. Gli inviati storici del programma hanno definito la scelta dei nuovi conduttori “completamente irricevibile” e hanno minacciato le dimissioni in blocco. L’assemblea dei giornalisti di Report ha proclamato lo stato di agitazione, aprendo alla possibilità di uno sciopero, e ha ricevuto il sostegno del Cdr Approfondimento Rai.

Sul fronte politico le posizioni restano nettamente contrapposte. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato: “Non è una vittima, la Rai è libera di sostituirlo”. Sulla stessa linea si è mossa una parte consistente della stampa, che nelle scorse settimane ha pubblicato una serie di articoli critici verso il conduttore, sollevando dubbi sui suoi rapporti con Valter Lavitola e chiedendo un cambio alla guida del programma.

L’inchiesta sull’attentato

Parallelamente alla vicenda editoriale prosegue quella giudiziaria, legata all’attentato dinamitardo che nell’ottobre scorso distrusse l’auto di Ranucci parcheggiata davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano, alle porte di Pomezia. Lunedì 7 settembre il Tribunale del Riesame di Roma si pronuncerà sulla posizione di Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come il mandante dell’azione insieme a Gomes Clesio Tavares. In aula, secondo quanto annunciato dai suoi legali Sergio e Arturo Cola, Lavitola dovrebbe rendere dichiarazioni spontanee per fornire la propria versione dei fatti.

Un elemento nuovo emerge dalla ricostruzione del lungo interrogatorio, durato circa dieci ore, di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, i due uomini accusati di aver materialmente eseguito l’attentato. Le loro dichiarazioni ridimensionerebbero la pista della criminalità organizzata, compresa l’ipotesi di un coinvolgimento del clan camorristico dei Moccia, finora legata a un generico riferimento a un certo “Corrado” contenuto negli atti. Un quadro che si discosterebbe in parte dalla ricostruzione fornita da Lavitola, il quale ha parlato di un’azione dimostrativa più contenuta, limitata a colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione del giornalista.

Solo dopo l’udienza del Riesame, secondo quanto trapela, i magistrati convocheranno nuovamente lo stesso Ranucci come persona informata sui fatti, mentre i carabinieri del Nucleo Investigativo continuano ad analizzare le chat tra il conduttore e l’ex editore, ritenute utili a chiarire la natura dei loro rapporti.

Cosa succede ora

Il caso si muove così su due binari paralleli, quello giudiziario e quello aziendale, destinati a intrecciarsi nelle prossime settimane. Da un lato la Rai dovrà gestire la protesta della redazione di Report e l’annunciata battaglia legale di Ranucci contro la propria estromissione. Dall’altro, il Tribunale del Riesame sarà chiamato a fare chiarezza sulla figura di Lavitola e sulle reali dinamiche dietro l’attentato che, quasi un anno fa, ha aperto questa vicenda e sul quale perfino Ranucci fatica a fare chiarezza, nonostante gli interrogativi emersi.