Non si rasserena il clima all’interno della maggioranza di governo: le posizioni rimangono rigide e si allunga l’ombra della crisi. Matteo Renzi e Teresa Bellanova rilanciano l’ultimatum. Nel frattempo Conte offre la sua road map: domani il Cdm sul Recovery plan, poi il tavolo per il patto di legislatura e un corposo rimpasto. Gualtieri annuncia intanto che si lavorerà anche allo scostamento di bilancio e al nuovo dl Ristori: si valuta un punto e mezzo di pil, circa 24 miliardi.
“A noi delle poltrone non interessa niente, chiediamo di non sprecare i soldi – dice Matteo Renzi a Rtl 102.5 -. L’Europa ci riempie di soldi, che vanno spesi per le cose utili, per creare posti di lavoro, per la sanità, per la scuola. A me del cambio di governo interessa zero. Il problema è come si affronta la pandemia. Abbiamo il più alto numero di morti, peggiore livello di Pil, siamo Paese che ha fatto chiusure più toste, in primis le scuole”. Il leader di Italia Viva chiede “più vaccini, più soldi a cultura e teatro, ai giovani. Su questi temi è possibile essere accusati come irresponsabili? Sui post danno tutti ragione a noi ma io voglio vederlo nei documenti, quando ci daranno documenti lo saprò dire”. Poi ha aggiunto: “se ora Conte e Casalino vogliono la conta in aula spero solo che abbiano fatto bene i conti”.
Sul presidente Mattarella, che preme per accelerare e per non ritirare le ministre di Iv, Renzi ha affermato: “Il presidente della Repubblica ha detto cose di buon senso. Suggerisco di non tirare dalla giacchetta il presidente della Repubblica, lui è un arbitro e non si mette a dire a un dirigente politico cosa deve fare. Nella sostanza, comunque, approviamo questo benedetto Recovery”. Il leader di Iv sarebbe pronto allora a ritirare le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, prima dell’approvazione dei fondi europei al Consiglio dei ministri di domani.
In un colloquio con “La Stampa” il ministro dello Sviluppo economico ed esponente del M5S, Stefano Patuanelli, corre a difendere il premier: “Questa legislatura finisce con Giuseppe Conte. Oggi, domani, o nel 2023. Se Conte cade, si va a votare. Non c’è spazio per nessun’altra maggioranza: è un fatto, non una mia opinione. Credo qualcuno si ostini a non vederlo”. “Riconosco a Renzi e al suo partito di aver contribuito al miglioramento del testo – dice -. I Cinque Stelle sono soddisfatti dei propri ministri. Non abbiamo bisogno né di aumentarli, né di ridurli. Se lo vogliono fare gli altri, sarà una loro libera scelta”. Sulla scuola dice: “Ci sono le condizioni per riaprire le superiori, gli studi dicono che i contagi non avvengono all’interno degli edifici scolastici. Ha ragione Azzolina: i governatori delle regioni devono fare uno sforzo”.
Linea confermata anche dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà a Radio24: “Le problematiche che Renzi pone sono importanti per lui, noi come M5S siamo distanti dalle sue considerazioni. Il problema di questo Paese è stato per tutti questi anni l’instabilità. Per cui, chiunque dia instabilità non ha molti meriti”. “La nostra maggioranza è questa e su questa vogliamo andare avanti – ha proseguito -. Non c’è nessuno scouting, rassicuro tutti: la volontà di tutti è andare avanti, mettendo fine alle polemiche e concentrarsi sul prossimo decreto ristori e piano vaccinazioni”.
Nonostante questa contronarrazione in ambienti parlamentari i rumors su un Conte ter corrono veloci. A meno di nuovi colpi di scena il Recovery passerà tra domani e mercoledì in Consiglio dei ministri. Niente stop da Italia Viva, sembra si sia scelta la strada anti-crisi e più istituzionale per scongiurare la perdita del Recovery, seguendo la linea del capo dello Stato che frena le pulsioni verso una resa dei conti tutta muscolare, congelando la lotta in Parlamento. L’idea è comunque quella di un patto in due tappe: prima i fondi europei e poi un programma di fine legislatura, quindi un rimpasto.
Considerazioni arrivano anche dalla destra, con il leader della Lega Matteo Salvini che, in un’intervista a “Libero” afferma: “Mi auguro che non vada avanti, naturalmente, non per il bene della Lega ma per quello dell’Italia. E’ un continuo trascinarsi, litigare e rinviare senza decidere. In questo anno e mezzo non hanno combinato nulla”. Per il leader della Lega in caso di crisi del Conte II “le vie sono due: o elezioni – ho fatto i conti, da gennaio in poi ci sono almeno 14 paesi occidentali in cui si andrà alle urne, dal Portogallo alla Repubblica Ceca – oppure per me rimane un’ipotesi praticabile un governo di centrodestra che nasca in Parlamento e metta al centro la salute, la crescita e le infrastrutture, le imprese, il lavoro e la riforma della Giustizia”. Quanto ai retroscena che ipotizzano un aiuto di Iv per far nascere un eventuale governo di centrodestra, Salvini assicura: “nessun messaggio con Renzi. Ma voglio vedere se va fino in fondo con Conte. Se così fosse, ripeto, la via maestra è andare a elezioni anticipate. Altrimenti, sui temi di cui ho detto, penso che l’Italia ci seguirebbe in massa e il Parlamento anche”. Salvini spiega poi di non avere nessuna nostalgia del governo gialloverde “perché’ i grillini erano diventati il partito del No e con i No non si poteva più governare”.










