Lo “stato d’emergenza”, sulla cui ennesima proroga il Governo non nutre alcun dubbio, sta ormai per compiere il suo primo giro di boa annuale.
L’eccezionale si fa ordinario: è questa la consueta metamorfosi del potere, cui alla conquista segue il consolidamento. Chiudere oggi per chiudere ancora domani. Sopportare ancora e ancora, finché non si sappia più distinguere l’emergenza dalla normalità.
Nel freddo utero del paternalismo statale regna solo l’eterno presente, che giorno dopo giorno ingloba futuro, speranze e prospettive facendosi unica alternativa di sé stesso. Potremmo chiamarla follia, se non fosse il frutto di propositi molto lucidi.
Un popolo ormai cotto a puntino, farcito di emergenze a reti unificate e privato di ogni residua esistenza mentale tramite l’assuefazione a limitazioni illogiche e demenziali.
Tragico e grottesco si sono combinati per creare l’essenza del “lockdown all’italiana”, in una fabula certamente degna dell’omonimo cinepanettone, ma che purtroppo caratterizza la nostra realtà da ormai un anno intero.
E come ogni tragedia che si rispetti, la salvezza è promessa per l’intervento del deus ex machina: l’avvento della vaccinazione viene così supinamente atteso nella speranza del ritorno alla normalità. Questa escatologia del vaccino rappresenta il trionfo della logica dello schiavo, che vive, o meglio sopravvive giorno dopo giorno in attesa della promessa libertà.
La sanità funge da perfetto paravento dell’azione governativa perché fonda l’efficienza del suo agire nel controllo e nel monitoraggio costante. Essa condivide il presupposto del più pervicace degli interventismi: una società asettica non potrà mai essere una società libera. E poco importa se non esiste alcuna correlazione tra durezza delle restrizioni e numero di morti: la risposta di una società nevrotica non può che essere quella di rinchiudersi nel suo bozzolo in una spirale che confonde il male con la cura, pretendendone dosi sempre maggiori.
Occorre dunque ricordare, ripetere e affermare a gran voce che la libertà non procede né da istituzioni né da dispositivi medici. Non siamo né mai saremo davvero liberi, se la libertà sarà condizionata dalla grazia del vaccino o dalla volontà del Governo.
Non liberi perché sanificati, vaccinati e omologati, ma per diritto di nascita inalienabile.
Libertà e sicurezza sono e saranno sempre antitetiche. Senza la prima non può esserci vita, ma solo vegetativa sopravvivenza.
A questo 2021 la sentenza cruciale.
“If you want total security, go to prison. There you’re fed, clothed, given medical care and so on. The only thing lacking is freedom.”
(Dwight D. Eisenhower)










