La Camera approva la riforma in terza lettura con 227 sì e 164 no a scrutinio segreto. Proteste delle opposizioni in Aula, già pronti i ricorsi verso la Consulta.
La nuova legge elettorale è realtà. Giovedì 8 ottobre l’Aula di Montecitorio ha approvato in terza lettura e in via definitiva lo Stabilicum, la riforma voluta dal governo Meloni, con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il voto finale si è svolto a scrutinio segreto, il passaggio che la maggioranza temeva di più per il rischio di franchi tiratori. I numeri, alla fine, hanno tenuto.
Al momento della proclamazione i deputati dell’opposizione hanno esposto in Aula una serie di cartelli con la scritta “Legge truffa”, insieme ad altri slogan contro l’esecutivo.
L’iter
Il testo era stato approvato in prima lettura alla Camera il 16 luglio, con 217 sì, 152 no e 2 astenuti, pochi giorni dopo che la maggioranza era andata sotto proprio sull’emendamento che introduceva le preferenze. Le stesse preferenze sono state poi reinserite al Senato, che ha dato il suo via libera con 113 sì e 71 no, rimandando il provvedimento a Montecitorio per la lettura conclusiva.
In questi giorni il governo ha blindato il testo con tre voti di fiducia: il 6 ottobre sui primi due articoli, il 7 ottobre sull’articolo 3, approvato con 228 sì e 144 no. Nella stessa seduta è passato anche l’articolo 8, che conferma il voto fuori sede per le politiche e lo estende ai caregiver.
L’impianto è proporzionale con premio di maggioranza. Alla lista o coalizione che supera il 42% dei voti validi a livello nazionale vanno 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fino a un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori. Restano le soglie di sbarramento del 3% per le singole liste e del 10% per le coalizioni. Sulla scheda comparirà il nome del candidato premier e l’elettore potrà esprimere le preferenze.
Le opposizioni contestano in particolare l’entità del premio, l’indicazione del premier sulla scheda e l’aumento delle firme necessarie per presentare le liste, considerato penalizzante per le forze più piccole.
Le reazioni
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha difeso la riforma definendone l’impianto solido e rivendicando la possibilità per gli elettori di tornare a scegliere i propri parlamentari dopo oltre trent’anni. La premier Giorgia Meloni, alla vigilia del voto, si era detta tranquilla sull’esito.
Durissime le opposizioni. Il leader del M5s Giuseppe Conte ha parlato di una “sottile nostalgia del ventennio”, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato la maggioranza di aver cambiato le regole per paura di perdere le elezioni. Riccardo Magi (+Europa) ha definito la legge una torsione antidemocratica.
Cambio di linea per la Svp, che dopo essersi astenuta nelle letture precedenti ha votato a favore. Futuro Nazionale, con il capogruppo Edoardo Ziello, ha invece votato contro.
I prossimi passi
La legge attende ora la promulgazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ed entrerà in vigore quindici giorni dopo. La partita si sposta già nelle aule giudiziarie: la Rete contro la riforma della legge elettorale, coordinata da Roberto Zaccaria, prepara ricorsi in una trentina di tribunali civili con l’obiettivo di portare la questione davanti alla Corte costituzionale. Secondo le stime degli esperti, un’eventuale pronuncia della Consulta potrebbe arrivare già a partire da febbraio.






