Ultimo miglio per la nuova legge elettorale. La Camera dei deputati ha approvato martedì 6 ottobre le prime due questioni di fiducia poste dal governo sul testo della riforma, ribattezzata Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dalle opposizioni. Sull’articolo 1 i sì sono stati 226, i contrari 147, con 3 astenuti. Sull’articolo 2 i voti favorevoli sono stati 227, i contrari 149, ancora 3 gli astenuti.

I due articoli contengono le modifiche introdotte dal Senato, tra cui le preferenze per Camera e Senato e le nuove regole per la raccolta delle firme. Oggi, mercoledì 7 ottobre, è attesa la terza chiama, sull’articolo 3, che ridisegna i collegi di Merano, Bressanone e Bolzano. Seguirà il voto sull’articolo 8, anch’esso modificato a Palazzo Madama, questa volta senza fiducia.

Il passaggio decisivo è fissato per giovedì 8 ottobre, con dichiarazioni di voto dalle 10.30 e voto finale alle 12.30, a scrutinio segreto. È il dettaglio che tiene in tensione la maggioranza. A luglio un emendamento sulle preferenze fu bocciato per un solo voto, 188 contro 187, e le opposizioni parlarono di una trentina di franchi tiratori. Sulla riforma Giorgia Meloni ha ripetuto più volte che un passo falso in Aula avrebbe conseguenze politiche. Il 1 ottobre l’Aula aveva respinto, sempre a voto segreto, le pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni, con 229 voti contrari e 151 favorevoli.

Cosa prevede il testo

Il sistema è proporzionale con premio di governabilità. La coalizione che supera il 42% dei voti ottiene 70 deputati e 35 senatori in più. Il premio scatta solo se la stessa coalizione prevale in entrambi i rami del Parlamento. Se nessuno raggiunge la soglia, oppure Camera e Senato danno esiti diversi, i seggi si distribuiscono con il proporzionale puro. Resta la soglia di sbarramento al 3%.

Con il passaggio a Palazzo Madama sono arrivate le preferenze: capolista bloccato e possibilità di indicare fino a tre nomi sulla scheda, con l’alternanza di genere che scatta dal secondo candidato. Il Senato ha inoltre eliminato la soglia del 3% per concorrere alla cifra elettorale nazionale della coalizione, così i voti delle liste sotto lo sbarramento contano ai fini del premio.

Le opposizioni

Il fronte contrario parla di testo incostituzionale. Per il leader di Avs Nicola Fratoianni il testo presenta possibili profili di illegittimità, mentre la capogruppo del Pd Chiara Braga sostiene che la legge «tradisce le donne» e «dà uno schiaffo al Parlamento». La vicepresidente vicaria dem Simona Bonafè accusa il governo di cambiare le regole per interesse di parte e per timore di un centrosinistra unito. Le opposizioni hanno annunciato che porteranno la questione davanti alla Corte costituzionale.

Verso il voto

Sullo sfondo si apre già il capitolo delle date. Il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha evocato la possibilità di votare a maggio, insieme alle elezioni comunali, ipotesi sulla quale Forza Italia e Lega nutrono dubbi. Nel campo largo Giuseppe Conte spinge per accelerare sulle primarie.