Intervista a Christoph Rehage, l’avventuriero che attraversò la Cina a piedi

Barba lunga, capelli arruffati, occhi di ghiaccio, un gran sorriso e tanta voglia di far conoscere il suo lavoro e la sua passione. Si presenta così Christoph Rehag, l’avventuriero giramondo e  fotografo autore del famoso video  “The longest way” in cui mostra quanto sia cambiato il suo aspetto dopo un anno di viaggio in Cina e oltre 5.000 km di strada, fotografandosi ogni giorno.

Attualmente, il suo video conta l’esorbitante cifra di cinquanta milioni visualizzazioni complessive su YouTube, ricevendo molti apprezzamenti dalla critica e numerosi premi.  Oggi Christoph si trova a Tsiblisi,in Georgia, dove si dedica alla scrittura, alla fotografia e…ad un gattino con cui, a quanto pare, ha stretto amicizia.

Il tuo lavoro di avventuriero ti porta a viaggiare molto. Quando e com’è nata questa tua passione per i viaggi e per le avventure?
Da piccolo mia madre mi regalò un mucchio di libri di Jules Verne, Stevenson, Dumas e altri. Rimasi incantato da tutti quei mondi lontani e da quelle avventure così intriganti che mi si accese una lampadina e così nacque in me una vera e propria passione per i viaggi che tutt’ora, ovviamente, coltivo.

“Partire è un po’ come morire”. Sei d’accordo? Ti mancano mai il tuo Paese, la tua gente e la tua famiglia?
In parte sì e in parte no. La mia famiglia e i miei amici mi mancano molto quando parto per lunghi periodi di tempo, ma il bello di viaggiare sta anche nel dedicarsi al Paese in cui ti trovi e non rimpiangere il proprio. Solo così ci si può immergere a fondo nella conoscenza del luogo e della gente.


Hai avuto l’occasione di viaggiare e di conoscere tante culture e persone provenienti da luoghi diversi. Ti sei mai sentito fuori contesto o incapace di adattamento?
A dir la verità mi sento fuori posto solo nel mio Paese, in Germania. Quando torno ad Hannover per far visita ad amici e parenti mi sento sempre spaesato, perché oramai non sono più abituato a vivere una vita stanziale e “normale” mi piace muovermi, camminare e cambiare. Per questo motivo cerco sempre di rimanere il meno possibile per guadagnare e poi ripartire alla volta di qualche destinazione lontana.

Cosa hai scoperto dalle tue avventure che non ti aspettavi?
Di tutto: a ogni viaggio le barriere e gli stereotipi pregressi si abbattono tramite la conoscenza del luogo e della gente a cui si va incontro. È una delle ragioni per cui il viaggio è una delle mie passioni più grandi, amo confrontarmi con altre culture e abbattere le barriere che mi dividono da queste. Spesso mi sono ritrovato a viaggiare con la gente del posto, ad alloggiare nelle loro case, ad assistere ai riti e a mangiare le medesime pietanze riuscendo ad andare oltre l’apparenza.


Con il video “The longest way” (pluripremiato dalla critica e apprezzato da molti) hai ottenuto una fama davvero straordinaria. Cosa volevi rappresentare con quel video?

Questa in realtà è una storia piuttosto buffa. Il mio scopo nel video era solo quello di far vedere come il mio aspetto cambiasse dopo un anno e 5.000km percorsi in Cina. Molti, però, hanno avuto una visione molto più profonda e hanno dato un significato al video osservando le mie espressioni giorno per giorno: a volte sembravo triste, altre felice e trassero da ciò spiegazioni molto fantasiose. Ciò che è sicuro, però, è il fatto che quel viaggio mi arricchì dunque sono cambiato di aspetto ( avevo capelli e barba lunghi), ma ciò che mutò di più fu il mio animo e la mia mente.

La fama ha in qualche modo influenzato il tuo lavoro? Hai qualche progetto futuro in corso d’opera?
Non mi reputo famoso, ogni tanto qualcuno mi riconosce, ma non sono di certo una superstar. Per quanto riguarda il lavoro, dato il successo del mio video, ho avuto qualche opportunità in più e nel futuro mi piacerebbe dedicarmi alla scrittura e, magari, alla stesura di qualche libro riguardante i miei viaggi partendo dai miei appunti e fotografie.

Come programmi le tue imprese?
Non programmo mai nei minimi dettagli i miei viaggi perché mi piace chiedere consiglio alla gente del posto grazie al quale non sbaglio mai. È importante pianificare il volo o i trasporti, ma per quanto riguarda il resto consiglio di non essere troppo meticolosi e di lasciarsi trasportare e consigliare. Se c’è una cosa che ho imparato è che i luoghi più belli, spesso, sono quelli meno turistici.

C’è un oggetto particolare che non può mancare durante le tue avventure? Quale? Perché?
Il mio notebook è indispensabile nei miei viaggi. Spesso la memoria gioca brutti scherzi e puoi dimenticare facilmente molti bei momenti passati, ma grazie a questo quadernetto posso annotare tutti gli avvenimenti in modo da ricordarmi più facilmente di questi, quasi come se li fermassi nel tempo.


Un aneddoto significativo che ci vuoi raccontare.
Una volta sono andato in Liguria insieme ad un amico tedesco, abbiamo girato molte città liguri nelle Cinque Terre e siamo andati fino a Pisa. Una sera faceva molto freddo e pioveva, ma noi  non avevamo un posto dove dormire così muniti solo dei nostri zaini e delle nostre tende ci siamo fermati nel giardino di un signore. Chiedemmo gentilmente di rimanere nel cortile  per passare la notte, ma lui ci ospitò in casa ; ci diede da mangiare; ci fece i letti e il mattino ci preparò la colazione. Ricordo con affetto il suo gesto, fu molto gentile e fiducioso nei nostri confronti che, in fondo, eravamo due sconosciuti stranieri.

Per intraprendere viaggi così lunghi servono coraggio e determinazione. Cosa consiglieresti a chi ha intenzione di partire?
Cercate di non essere troppo fiduciosi nei confronti dei vostri viaggi perché spesso i luoghi che vediamo nelle cartoline o nelle foto sono molto distanti dalla realtà e possono piacere o non piacere. Quando si viaggia bisogna essere realistici perché non sempre si compiono esperienze del tutto positive.

E per finire, che messaggio vuoi offrire a ragazzi?

Nel corso della vita ho imparato che non si cresce mai del tutto e che si resta sempre un po’ bambini. Se ci si pensa, infatti, ci saranno sempre e comunque delle lacune nella nostra conoscenza, ma è davvero importante affrontare la vita con curiosità e voglia di scoprire e affrontare nuove sfide proprio come fanno i bambini così da alleviare tali lacune.