Dare voce ai ragazzi della giustizia minorile, raccontandone paure, fragilità, bisogno di affetti e desiderio di immaginare un futuro diverso. È l’obiettivo di “Punto e a Capo”, il progetto presentato mercoledì alla Camera dei Deputati e nato dalla realizzazione di un fumetto animato con il coinvolgimento dei giovani della Comunità ministeriale di Catanzaro.

«Abbiamo scelto una matita e un foglio bianco per dare ai ragazzi uno strumento con cui raccontarsi», ha spiegato Paola Santelli. «La matita è diventata una voce attraverso cui esprimere emozioni, paure, fragilità e desideri. Il foglio bianco, invece, è stato uno spazio libero dal giudizio». Da qui il significato del titolo: «Il punto è ciò che è stato, “a capo” è la possibilità di aprire una nuova pagina e scrivere il proprio futuro».

Sul valore della giustizia riparativa è intervenuta Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia: «La possibilità di andare a capo esiste quando possiamo arrivare a scrivere la parola fine rispetto a un percorso sbagliato. A fare la differenza è la speranza, ma una speranza che deve essere accompagnata dai fatti e che passa anche attraverso la giustizia riparativa», ha sottolineato.

Per Colosimo, il messaggio da rivolgere ai più giovani è che il luogo in cui si nasce o il nome che si porta non devono determinare il proprio futuro: «La legge deve dire ai ragazzi: non importa quale nome portate o dove siete nati, importa chi volete essere». In questa prospettiva, ha richiamato anche le risorse destinate ogni anno a sostenere questi percorsi e l’impegno sul fronte della prevenzione e del contrasto alla diffusione online di modelli violenti.

La presidente della Commissione antimafia ha ricordato, in particolare, il protocollo con TikTok per la segnalazione di contenuti che inneggiano alla violenza, evidenziando la necessità di intervenire anche sul piano culturale. «Per fermare una certa narrazione dobbiamo essere capaci di contrapporne un’altra», ha osservato Colosimo, richiamando l’immagine evocata dal progetto: quella «del cavallo che corre libero», simbolo della possibilità di scegliere una strada diversa e della «bellezza della libertà».

A sostenere il progetto è stata anche la Calabria Film Commission. Il direttore Gianpaolo Calabrese ha ricordato la capacità dell’audiovisivo di comunicare attraverso immagini, suoni e musica, raggiungendo in modo immediato sensibilità e immaginazione. Una forza che, secondo Calabrese, rende questo linguaggio uno strumento anche sociale, in grado di «dare voce, creare partecipazione e trasformare un’esperienza in un racconto capace di lasciare una traccia».