Sono Ana Martina Conte Grand, 32 anni, italoargentina, e Daniela Millán Parlanti, 40 anni, italovenezuelana, le due cittadine italiane morte nell’incidente ferroviario del 28 ottobre a Urda, in provincia di Toledo, in Spagna. La notizia è arrivata lunedì 2 novembre, confermata all’Ansa da fonti del ministero degli Esteri. Entrambe sono state identificate tramite impronte digitali e Dna.
Dopo l’incidente la Farnesina aveva parlato di nove connazionali coinvolti e tre donne disperse. Una di loro è stata rintracciata il 29 ottobre e sta bene. Le famiglie delle due vittime sono assistite dalle autorità spagnole, che hanno allestito un centro di assistenza alla Casa sacerdotale di Toledo, e dal Consolato generale d’Italia a Madrid.
Ana Martina Conte Grand
Originaria di San Juan, in Argentina, Ana Martina Conte Grand era podologa e si era formata all’Università di Buenos Aires. Secondo le informazioni diffuse lunedì viveva in Andalusia dal 2025. Doveva la cittadinanza italiana al bisnonno, partito nel 1915 da Fenestrelle, in provincia di Torino.
Viaggiava sul treno Ave di Renfe con il fratello Jeremías, rimasto ferito e ricoverato a Toledo. I due erano diretti a Cordoba: Ana Martina voleva conoscere la nipotina, la figlia di Jeremías. Dal letto d’ospedale il fratello aveva raccontato a Repubblica di averla chiamata senza ottenere risposta prima di perdere conoscenza. «Per me non è dispersa. È morta», aveva detto quando il suo nome compariva ancora tra quelli dei dispersi.
Daniela Millán Parlanti
Nata a Caracas, Daniela Millán Parlanti aveva studiato Tecnologia cardiopolmonare all’Università Centrale del Venezuela e si era specializzata in ecografia. Dopo alcune esperienze di lavoro all’estero, tra cui l’Argentina, si era stabilita a Madrid, dove viveva con il compagno. Dal 2019 lavorava per Philips Spain come specialista di supporto clinico commerciale. Era sull’Ave partito da Madrid e diretto a Siviglia per un viaggio di lavoro.
L’incidente
Lo scontro è avvenuto alle 8:53 di mercoledì 28 ottobre sulla linea ad alta velocità tra Madrid e Siviglia, quando il treno Ave di Renfe, con 397 persone a bordo, ha tamponato a circa 200 chilometri orari un convoglio della compagnia Iryo fermo sui binari, con 147 passeggeri.
Secondo la ricostruzione del ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente, alle 8:30 un guasto informatico ha mandato in tilt il sistema di sicurezza Lzb su un tratto di 63 chilometri. La gestione è passata alla centrale operativa di Adif, la società che gestisce la rete, che ha consentito al treno Renfe di riprendere la corsa mentre quello di Iryo era ancora fermo. Le responsabilità sono al vaglio degli investigatori.
Il bilancio è di almeno 69 morti, 66 dei quali identificati. Restano da identificare tre vittime, che sarebbero tutte straniere, mentre risultano ancora attive le denunce di scomparsa per due cittadini australiani e uno giapponese. Sono 29 i feriti ancora ricoverati, 9 dei quali in terapia intensiva. È il secondo grave incidente ferroviario dell’anno in Spagna, dopo quello di Adamuz, in Andalusia, che a gennaio ha causato 46 morti.





