Chi pensava che il Consiglio dei Ministri di ieri sera sarebbe diventata panacea per quella che si sta prospettando come una vera e propria crisi di governo, è rimasto deluso. Nessun passo in avanti, ma nemmeno indietro è stato fatto ieri sera. O forse uno in avanti sì, visto che è stato definitivamente approvato il Recovery Plan, che ora sarà spedito in Parlamento per poi approdare a Bruxelles e fare compagnia ai piani di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Germania.

Si temeva la bocciatura del documento da parte di Italia Viva ma il senso di responsabilità del leader Matteo Renzi ha prevalso e così le due ministre renziane Teresa Bellanova ed Elena Bonetti si sono “semplicemente” astenute. Iv ha riconosciuto i “passi fatti in avanti” nell’ultima versione del piano di investimenti, ma ha evidenziato che “rimangono troppe le criticità in un testo giudicato in drammatico ritardo sulle urgenze del Paese”. Si è aperto dunque lo scontro anche sul Mes e le ministre renziane hanno tirato in ballo anche l’elevato numero di vittime generato dal coronavirus in Italia. Due temi su cui si è aperto un aspro scontro con il premier Giuseppe Conte e con i ministri Pd. “Il Mes non è ricompreso nel Next Generation quindi non è questa la sede per affrontare una discussione sul punto”, ha tagliato corto il presidente del Consiglio.

Il Recovery viene partorito, con buona pace di tutti. Un travaglio che segna in maniera plastica la distanza tra le ambizioni del piano, che punta a costruire l’Italia dei prossimi sei anni con 222 miliardi di fondi europei, e la realtà quotidiana della politica, che fatica a disegnare uno scenario certo per le prossime ore.  Intanto però nelle casse dello Stato entreranno i Progetti per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per 209,89 miliardi, un piano Next generation Eu da 222,89 miliardi (comprensivo di 13 miliardi di React Eu), una programmazione complessiva di 310,6 miliardi, comprensivi di 79,81 miliardi di programmazione di bilancio 2021-26 e di 7,9 miliardi di fondi strutturali.

Se è vero che quello di ieri è stato un cdm al vetriolo, in cui però è prevalsa la necessità di approvare un documento importantissimo per far arrivare in tempo nel Paese i fondi europei, è altrettanto vero che oggi pomeriggio potrebbe scattare l’ora X che darebbe fine al Conte II. Alle 17.30, infatti, è prevista la lettera con cui le ministre della Famiglia Elena Bonetti e dell’Agricoltura Teresa Bellanova, insieme al sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto, annunceranno il loro addio. Seguirà una conferenza stampa.

Per Palazzo Chigi le dimissioni sono “irricevibili”: “Ritirare i ministri in piena pandemia è un fatto molto grave e io non posso far finta di nulla, gli italiani devono sapere di chi è la responsabilità”, ha ripetuto fino a notte il premier. Poi un concetto che gli è caro in queste ore di disillusione e amarezza: “Devo tutelare la dignità politica delle istituzioni”.

Potrebbe esserci la soluzione del rimpasto, che darebbe vita al Conte Ter oppure alla designazione di un nuovo premier scelto di concerto. Una soluzione che metterebbe però in pausa questa esperienza di governo, con l’attività dell’esecutivo limitata al solo disbrigo degli affari correnti. Secondo fonti parlamentari il centrodestra, ma anche Conte, sta cercando voti in aula per fare un governo senza Renzi. Se non ci fosse un nuovo governo politico, è pronta la carta del governo tecnico con la costituzionalista Marta Cartabia al comando (sarebbe la prima donna a ricoprire tale ruolo).

Intanto il capo dello Stato Sergio Mattarella segue con attenzione lo svolgersi di una crisi di governo annunciata e auspica per una soluzione subito. Mattarella non comprende perché nessuno tra Conte e Renzi abbia fatto marcia indietro in questa querelle, richiamando al “senso di costruzione” invocato in occasione del discorso di fine anno. L’irritazione del capo dello Stato è tanta e pare che se ci fosse una crisi vorrebbe che si risolvesse velocemente, facendo le consultazioni nel weekend.

Secondo il sondaggio realizzato da Ipsos per la trasmissione Dimartedì su La7 “quasi un italiano su due (il 46%) non ha compreso i motivi della crisi politica che sta vivendo il governo”. Anche Prodi è intervenuto ieri in trasmissione per bacchettare il “compagno” Renzi: “è una crisi inconcepibile dal punto di vista razionale – ha detto l’ex premier a Dimartedì -. Renzi ha la sicurezza che non si andrà ad elezioni e che alla fine qualcosa la ottiene”.

Al grido unanime della maggioranza (“Mai più governo con Iv”) risponde il presidente di Iv Ettore Rosato, con toni sarcastici: “Mai più un governo con Renzi se apre la crisi? Va bene, vedremo, potrebbero scegliere di fare un governo con FI e FdI così hanno preso tutto l’arco costituzionale”. Poi tocca di nuovo a Renzi: “Non sono stato io a decidere” la situazione, “è stato Conte. Evidentemente ha i numeri parlamentari per andare avanti. Per me non è un problema. È la democrazia parlamentare”. Una guerra di nervi infinita che il Pd sta cercando di disinnescare. Ci riuscirà? Ah, saperlo.