In Italia le grandi opere incompiute sono ancora tante, portarle a termine consentirebbe occupazione ed efficienza strategica per il nostro paese

 

Ciò che manca di più al nostro paese sono proprio le infrastrutture.

Numeri alla mano, si stima che in Italia siano circa 750 le opere bloccate, la maggior parte nel Sud, pari a oltre 60 miliardi di euro in investimenti.

Porti, direttrici ferroviarie, aeroporti, ponti, città metropolitane, strade e autostrade, scuole, edifici sportivi, impianti di depurazione; una mole impressionante ed incompresa, se si pensa alla carenza che abbiamo in quanto soprattutto ad arterie strategiche.

Molte di queste infatti, sono opere che andrebbero non solo a migliorare la mobilità, ma che consentirebbero uno sviluppo anche dal punto di vista commerciale ed economico, in primis a tutte quelle aziende che ogni giorno spostano i loro prodotti in e fuori l’ Italia e poi rendendo al tempo stesso la nostra penisola un player attrattivo a livello internazionale, per chi, arrivando dall’ estero con navi cargo ad esempio, ha esigenza di stoccare le proprie merci, invece che dover ricorrere ad altri porti più lontani.

 

In un momento come questo il vero vantaggio inoltre starebbe nella capacità di occupazione che porterebbe il compimento di queste opere mancanti.

Appalti, la maggior parte di dimensioni enormi, che vedrebbero impiegati decine di migliaia di lavoratori.

Una vera e propria boccata d’ossigeno anche per l’economia italiana, se si pensa che tra appaltanti diretti e subappaltanti, sarebbero migliaia anche le aziende coinvolte.

 

La burocrazia però questa volta deve farsi da parte.

Servirebbe un modello “Genova – Ponte Morandi”, con un commissario ad acta che abbia la responsabilità di portare a termine tutte le opere incompiute nei tempi prestabiliti, senza andare oltre; d’altronde si stima che le lungaggini nei lavori, siano costate fino ad oggi circa 166 euro per ogni famiglia.

Di conseguenza le imprese coinvolte dovendo stare nei parametri temporali, dovranno impiegare manodopera sufficiente o assumerne dell’altra se questa non bastasse a completare il cantiere in tempo, pena una mora da pagare.

 

Non è una soluzione impossibile, il Governo nel Decreto Semplificazioni di luglio, ha dato il via ad un primo approccio per sbloccare molti dei cantieri ancora in corso, ma per il momento nulla di fatto.

Serve coraggio e buon senso, per risolvere uno dei problemi atavici nella storia della nostra repubblica.