«Riaprite le scuole». 100 pediatri e neuropsichiatri: «Non possiamo più tacere»

Scuola

Parliamoci chiaro: o riapriamo le scuole o ne pagheremo le conseguenze. I nostri ragazzi stanno soffrendo moltissimo dalla mancanza di attività educative in presenza e di socializzazione e questo problema va risolto il prima possibile. Per questo, in Veneto, oltre 100 pediatri, neuropsichiatri ed educatori hanno firmato un documento per chiedere la riapertura delle scuole e per cercare di limitare i danni psicologici che già affliggono molti ragazzi e adolescenti.

Non a caso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come «uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattie o infermità».

Però, da un anno a questa parte, sono venute meno quasi tutte le opportunità che permettono a bambini e ragazzi di confrontarsi di persona tra loro e con i loro insegnanti, oltre che di vivere con normalità le tappe di crescita fondamentali per un sano sviluppo psico-fisico. Attualmente, un importante ruolo di compensazione sociale lo stanno avendo i social media, il cui utilizzo è ampiamente aumentato con la pandemia.

Ciononostante, accanto alle opportunità di continuità relazionale, si evidenzia anche un incremento dei rischi collegati ad un loro cattivo uso. Infatti, sono aumentati anche i casi di sfruttamento sessuale sui minorenni, nonché il fenomeno della pedopornografia online. Nei mesi di Marzo e Aprile 2020, ad esempio, la Polizia Postale ha comunicato che le denunce relative alla pedopornografia online sono raddoppiate del 51% rispetto allo stesso periodo del 2019. Questi dati vengono confermati anche dall’indagine dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità” svolta da Durex e Skuola.net in collaborazione con l’Università di Firenze (Ottobre 2020). Sono coinvolti oltre 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni e oltre 6 su 10 hanno dichiarato di usufruire abitualmente di materiale pornografico. Un quadro che diventa ancora più allarmante se si analizzano le singole fasce d’età: il 75% dei ragazzi di età compresa tra 11 e 13 anni afferma di fare – o di averne fatto – uso.

Il documento si conclude con una precisa richiesta da parte di tutti i firmatari, i quali affermano che «come professionisti dell’area medica e psicologica non possiamo più tacere. Non possiamo per ragioni etiche, non possiamo perché come professionisti abbiamo il dovere di tutelare le fasce fragili della popolazione, che comprendono bambini e ragazzi, il nostro futuro. Vogliamo essere una comunità che aiuta e sostiene bambini e adolescenti a riappropriarsi di una sana vita affettiva e relazionale come base essenziale per la costruzione del proprio benessere psico-fisico. Nel rispetto della normativa sul contenimento della pandemia, va studiata in tempi brevi una soluzione che consenta di riaprire le scuole di ogni ordine e grado o dovremo rassegnarci a riparare ai danni di questo blackout relazionale ed educativo per molti, molti anni».