“Il vero nemico è l’inerzia istituzionale. Dalla riuscita delle riforme dell’Italia dipende il successo della scommessa dell’intera Europa”, ha detto il premier Draghi ieri sera in Senato in sede di replica al dibattito sul Piano nazionale di rilancio e resilienza (Pnrr), sottolineando che “l’Italia non sarà più la stessa“. Draghi ha quindi aggiunto che per il ponte sullo stretto di Messina c’è una relazione tecnica pronta, che sarà presto inviata alle Camere. In tarda serata anche il Senato ha approvato il Pnrr. La variabile decisiva è il tempo. Rinviare il sì del Parlamento al Piano nazionale di ripresa e resilienza non sarebbe stato privo di conseguenze: “Se avessimo consegnato il piano il 10 maggio i soldi sarebbero arrivati dopo l’estate”.
Per la ministra della Famiglia e delle Pari opportunità Elena Bonetti (Italia Viva), “quello presentato da Draghi è un piano, è una visione del futuro con dentro i progetti, una vera proposta politica nazionale di rilancio e resilienza da qui al 2026. L’Italia sarà un Paese capace di investire sul protagonismo delle nuove generazioni, a partire dalla prima infanzia, e finalmente riconnesso nelle differenze di genere e nei territori”.
Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani illustra i suoi obiettivi: stop al carbone il prima possibile, boom di energia da rinnovabili nei prossimi 10 anni fino a coprire oltre il 70% del fabbisogno di elettricità, sì al gas naturale come misura tampone fino alla totale autonomia dai combustibili fossili, no ai termovalorizzatori per i rifiuti, sì alla cattura e stoccaggio della CO2 negli ex giacimenti, con all’orizzonte una economia basata sull’idrogeno. “‘Sciogliamo il potere di blocco delle lobby”, dice invece il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta.
Dopo una giornata che rischiava di dividere la maggioranza è stata trovata l’intesa: nuovi orari in base ai contagi e all’andamento della campagna vaccinale. Per ora, quindi, il coprifuoco resta alle 22. A maggio verrà fatto il tagliando: se i dati lo permetteranno, verrà ridotto il coprifuoco, ma per arrivarci è servita una sfida all’ultimo sangue tra Meloni e Salvini e un braccio di ferro durissimo nella maggioranza. L’ostacolo da superare erano i due odg presentati da Fdl – uno per l’abolizione del coprifuoco, l’altro per spostarlo alle 24 – che costringevano Lega e FI a votarli o a sconfessare le loro stesse posizioni, sostenute anche dai renziani. Per ore dal governo si è cercata la formula per trovare un’intesa ma senza dare “bandierine da sventolare” a Salvini. Alla fine, ne è uscito un testo che nella sostanza accontenta tutti, ma con un prezzo da pagare: la maggioranza al voto si è spaccata.
Per il presidente della Liguria e leader di Cambiamo, Giovanni Toti, le misure che il governo introduce per contenere il contagio “devono anche essere ritenute giuste dalle categorie che le subiscono. E nel caso del coprifuoco non credo sia così”. Lo ha detto a “Mattino Cinque” su Canale 5. “Sul coprifuoco – ha spiegato – il governo ha ritenuto servisse un po’ più di prudenza. Il compromesso è stato trovato rianalizzando i dati nelle prime settimane di maggio, con l’impegno di modificare le regole se la curva del contagio lo consentirà”. “Le regioni avevano chiesto di tenere conto delle richieste dei ristoratori e degli esercenti del bar. Speriamo di fare qualche passo in avanti“, ha aggiunto Toti.
Adesso però Mario Draghi chiede lealtà a Matteo Salvini, attraverso i canali che tra i due non si sono mai interrotti. Lealtà necessaria per garantire la navigazione di una maggioranza così eterogenea, per rispettare un impegno preso con il Parlamento e davanti al Paese. Lealtà che non contempla la sfiducia a Roberto Speranza, un ministro del proprio governo, anche se sostiene una tesi diversa sul coprifuoco. E non prevede neanche ambiguità, astensioni o assenze tattiche. Il presidente del Consiglio non vuole grane che lo distraggano dagli obiettivi primari del Paese: gestire l’immensa dote del Recovery e garantire la ripresa economica.










