In realtà sono proprio i ritenuti più sicuri ad essere colpiti maggiormente da questa crisi pandemica, ma a loro chi ci pensa?
Psicologica, lavorativa, affettiva o di studio, questa pandemia che non accenna a fermarsi con le sue mille restrizioni, ha aperto una crisi profonda nei giovani italiani.
Se dal punto di vista sanitario sono ritenuti i più sicuri a fronteggiare questo virus, per molti altri aspetti sono coloro che ne hanno risentito di più.
Se è vero che il Covid-19 ha peggiorato le già precarie condizioni lavorative di molti di loro, tant’è che il tasso medio dei giovani occupati è diminuito di 2,1 punti percentuali, i dati più allarmanti però non sono solo quelli occupazionali e provengono dai giovanissimi.
Ragazzi nei primi anni dell’adolescenza costretti per cause di forza maggiore, a non vivere la propria gioventù.
Una fascia di adolescenti che va dai 12 ai 16 anni, che in questi mesi non ha potuto conoscere i nuovi compagni di classe, non ha potuto ritrovare i vecchi, non sa cosa significa la condivisione di uno spazio comune, impara nuovi concetti dietro uno schermo, costretti a passare la maggior parte della giornata seduti ed incollati ad un monitor. Ragazzi a cui hanno tolto l’attività sportiva, le passeggiate in compagnia, la visione di un film al cinema o di uno spettacolo al teatro, perfino la classica gita di classe. Non possono coltivare un hobby, né l’abbozzo di un primo rapporto sentimentale.
Gli psicologi hanno raddoppiato i pazienti di queste età, giovani con problemi come la mancanza di fiducia in loro stessi e soprattutto nel mondo che li circonda.
Se gli insegnanti della scuola primaria lamentano la difficoltà di far apprendere dietro un PC a bambini di 6 anni come leggere e scrivere, soprattutto quando i genitori sono tutto il giorno fuori casa per lavoro e difficilmente riescono ad aiutarli con i compiti; quelli delle scuole medie e superiori sanno di non poter a distanza, aiutare questi ragazzi nel trovare la materia che più li appassiona e che magari li accompagnerà a vita nel loro lavoro, di non poter educarli al meglio ad essere dei cittadini rispettosi delle regole; perchè se già si fa fatica a spiegare con la webcam, figuriamoci a provare ad insegnare come si sta al mondo.
Molti obietteranno dicendo che la salute è la cosa più importante e che di fronte a quella, tutto viene meno, non capendo o facendo finta di non capire però, come di salute oltre quella del corpo ce ne sia una di gran lunga più importante, quella che riguarda la nostra mente, il nostro spirito, la nostra anima.
È personale, ed ognuno la cura come conviene o come può, ma è quando non può, che allora questa inizia a venir meno con gravi conseguenze che comporteranno dall’uso costante di psicofarmaci, a “rapporti fissi” con psicologi o psicoterapeuti.
Il ruolo della politica e dello stato dovrà essere quello di creare una speranza e una visione di futuro. Passati i tempi bui si deve tornare alla vita.
E allora nel pratico, ci auguriamo che questo governo metta in atto programmi che supportino i ragazzi non solo nell’inserimento del mondo del lavoro, ma soprattutto nella società.
Voucher o sconti, per le attività sportive, quelle ricreative e di educazione, che possano dare respiro alle tante Partite Iva che in questi mesi hanno subito ingenti perdite e che facciano in modo che i giovani siano invogliati a riprendere la loro socialità, che non deve basarsi solo sul mondo virtuale e non deve essere per forza dispendiosa.
Conte e tutto il Governo, da mesi richiedono a gran voce i soldi del Recovery Found; incomprensibile allora che solo l’1% di quei 196 miliardi che arriveranno dall’ Europa siano destinati ai giovani.
Il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, con cui il Governo ha programmato come spendere i soldi, prevede di destinare solo 3,2 Miliardi, cioè l’1,6% circa del totale. Un enorme controsenso se si considera che i giovani sono stati una delle categorie più colpite da questa crisi.
Il programma con cui queste risorse sono stanziate, il “Next Generation EU”, parla di aiuti alle nuove generazioni. Ma alle parole devono seguire i fatti.
Se non si cerca di assicurare ora un futuro ai nostri ragazzi, non ce ne sarà neanche uno per la nostra nazione.










