Giro di consultazioni terminato. Ieri il capo dello Stato Sergio Mattarella ha affidato al presidente della Camera Roberto Fico un incarico esplorativo per verificare se ci sono i numeri per riuscire a trovare una maggioranza in Parlamento. La missione avrà tempo fino a martedì prossimo. “Troppi giorni” per Matteo Salvini che, in un’intervista a Il Giorno afferma: “Ho il telefono intasato da messaggi di imprenditori e gente che lavora. La domanda di tutti è la stessa: ma non dovevano fare in fretta? Perché altri quattro giorni di chiacchiere? Mi pare sinceramente una mancanza di rispetto”.

“Parto da questa maggioranza” le parole di Fico. Il compito del presidente della Camera non sarà semplice, soprattutto perché per trovare la maggioranza dovrà capire cosa pensa il gruppo del ritorno dalla finestra di Renzi, ma anche quali sono le reali intenzioni del leader di Italia Viva. Il Movimento 5 Stelle litiga in queste ore sull’eventualità di una riapertura a Renzi, con Alesssandro Di Battista che minaccia di andarsene dal gruppo se il M5S dovesse scegliere per l’apertura, e avverte: “Cambiata la linea. Pronto a uscire”.

Per Renzi, quella di Mattarella è una “scelta saggia, ora parliamo di contenuti”. Il senatore fiorentino ora dovrà giocarsi bene le sue carte: è indeciso se scegliere la strada più semplice di accettare di sedersi al tavolo con la maggioranza e formare un Conte ter, ma in cuor suo vorrebbe gettare tutto all’aria, provare l’all-in, mandare a casa l’avvocato del popolo e provare con la carta Mario Draghi. Per Renzi serve una maggioranza coesa su un nuovo premier più forte e capace con i numeri di spendere i soldi del Recovery. La strada è lunga e tortuosa e le ore sono contate.

Salvo imprevisti, salvo un nuovo veto da parte di Renzi, si aspetta di dar vita a un Conte ter in cui la posizione di Alfonso Bonafede sarà in discussione, o sarà magari compensata da ruoli di prestigio per i renziani Maria Elena Boschi e Ettore Rosato. Se però non andasse così, se Fico dovesse trovare ostacoli insormontabili sul Conte ter, si aprirebbero due strade. La prima vede lui stesso, o un’altra figura del Movimento, intenta a ricreare una maggioranza coesa, che significherebbe in qualche modo tradire Conte. Oppure, c’è sempre il rischio – molto temuto dal Pd – di scivolare verso un governo istituzionale con quella maggioranza allargata cui il centrodestra alle consultazioni non ha affatto chiuso. Un governo tecnico o istituzionale che però spaccherebbe definitivamente il Movimento.

La sintesi del confronto con il centrodestra la fa Matteo Salvini: per tutti la strada maestra sarebbero le elezioni, ma “tutti i componenti si sono riservati di valutare con il massimo rispetto ogni decisione che spetta costituzionalmente al capo dello Stato”.  La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, però insiste: la crisi si può risolvere solo “con il voto”. E lo ribadisce anche questa mattina in un’intervista al Corriere della Sera: “La crisi si può risolvere solo con il voto. Non sarò mai in un governo con il Pd e il M5s“. Comunque, “se arriverà da Mattarella la proposta di un governo di unità nazionale la valuteremo con serenità. Ma continuiamo a pensare che non sia quello che serve all’Italia” e “un conte Ter è inaccettabile”. Rispetto all’incarico esplorativo al presidente della Camera Fico “non ho elementi per sindacare sulle scelte del capo dello Stato – commenta -. Certo, era possibile attendersi che, per un incarico esplorativo istituzionale si potesse ricorrere alla seconda carica dello Stato, la presidente del Senato, peraltro una donna”. Nella crisi, “a dispetto di ogni lugubre previsione, il centrodestra è stato ed è compatto. Non ci siamo dilaniati, non abbiamo perso pezzi, Conte si è dovuto dimettere perché la sua campagna acquisti con noi è fallita”. Al capo dello Stato “abbiamo chiesto di valutare se a norma dell’articolo 81 della Costituzione esistano le condizioni per sciogliere le Camere”. Nonostante Fi e centristi siano disponibili a considerare un governo di unità nazionale “confido e spero che il centrodestra resti compatto”. Secondo Meloni “qualsiasi governo dovesse formarsi, con Conte o senza, con questa maggioranza che si rimette assieme o con un sostegno più ampio, sarebbe un governo debolissimo“. In Portogallo “stanno votando, altrove lo si farà presto, compreso in Italia dove si terranno in primavera le elezioni per i sindaci delle grandi città. E’ stucchevole e poco rispettoso degli italiani il ricatto sull’impossibilità di dar loro il diritto di scegliere”. Inoltre “non è vero che saltano le misure urgenti se si va a votare: siamo disponibili a mettere in sicurezza il Recovery, a lavorare sul piano vaccini, a finanziare i ristori se i soldi non li spendono in altre cose inutili come i padiglioni con le primule a 400 mila euro l’uno”.

Placa l’andamento delle discussioni l’ex ministro Teresa Bellanova di Italia Viva: “Andiamo per gradi – dice a La Stampa -. Intanto liberiamo il tavolo da tutte le criticità emerse in questi mesi e che la decisione delle nostre dimissioni ha consentito di far emergere alla luce del sole. E su quel tavolo costruiamo le ragioni del migliore punto di caduta nel solo interesse del Paese. Quanto abbiamo detto al Presidente Mattarella non è una frase fatta: non mettiamo e non accettiamo veti. Costruiamo le premesse per un forte patto di fine legislatura e individuiamo i nomi migliori per incarnarlo. Adesso facciamo lavorare con la serenità necessaria il presidente Fico. Certo, poter eventualmente contare, se ce ne fossero le condizioni, su una personalità autorevole, competente e di prestigio come l’ex presidente della Bce, dovrebbe essere una ottima notizia per tutti”.

Per la deputata di FI Mara Carfagna “tra un Conte ter e le elezioni sinceramente anche io scelgo il ritorno alle urne. Meglio impiegare due mesi per riportare gli italiani a votare ma poi insediare un governo solido, capace di durare cinque anni, anziché assistere a questo accanimento terapeutico. Il centrodestra ha fatto bene in questo primo giro a preservare l’unità della coalizione e a ritrovare compattezza sul veto al Conte ter”. “Il gesto di vero patriottismo – dice alla Repubblica – sarebbe quello di proporre un governo col sostegno dei migliori, che poi è la soluzione nella quale si riconosce una parte consistente dell’elettorato di Forza Italia e Lega. Ma anche di Fratelli d’Italia, ne sono certa”. E “chi meglio di” Mario Draghi “potrebbe dar vita a un governo di ‘salvezza nazionale’?

Intanto slitta prossimo 28 febbraio il termine per l’invio da parte dell’Agenzia delle Entrate per la riscossione di quasi 50 milioni di cartelle esattoriali. Lo ha deciso ieri il Consiglio dei ministri per scongiurare la scadenza di lunedì prossimo. Secondo il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, quella trovata non è “la soluzione ottimale” perché sarebbero servite “misure più articolate”. E sottolinea che occorre “ridurre le richieste ai contribuenti più colpiti dalla crisi”. Il rinvio è una boccata di ossigeno per migliaia di aziende e contribuenti alle prese con le difficoltà economiche causate dal Covid. Salta (per ora) l’allungamento della prescrizione e lo scaglionamento degli incassi. Per Matteo Salvini “è il governo del rinvio”. Riguardo lo slittamento al 28 febbraio per il pagamento delle cartelle esattoriali afferma: “Ma di cosa parliamo? Dovevano fare un bel condono e basta”.