“Che senso ha ‘sigillare’ le strutture turistiche in Italia e permettere i viaggi all’estero a Pasqua? Perché’ le Canarie sì e l’Elba, il Giglio o Capraia no?”, “qui non c’è scontro tra rigore e aperture, ma solo il trionfo dell’autolesionismo”. Così Domenico Mamone, presidente dell’Unsic (Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori), che sta raccogliendo le proteste degli imprenditori del settore turistico.
“Oltre al danno, la beffa – aggiunge Mamone in una nota -. Mentre il settore turistico in Italia continua a leccarsi le ferite – con il comparto hospitality che ha perso 13,5 miliardi di euro nel 2020, 156 milioni di presenze straniere in meno e 66mila posti di lavoro scomparsi, e quello dei viaggi d’affari 7,6 miliardi, secondo i dati di Federalberghi e del Politecnico di Milano -, si sostengono le realtà a noi concorrenti, ad esempio in Spagna, Grecia e Croazia, con i soldi degli italiani”.
Il presidente dell’Unsic reputa la decisione, oltre che incomprensibile sul piano economico, illogica anche su quello della salute pubblica. “Se è giusto mantenere prudenza e intransigenza a causa del Covid, che senso ha favorire spostamenti e assembramenti per restituire parvenze di normalità a pochi privilegiati che scelgono di spendere i propri soldi all’estero? Non converrebbe, invece, prepararsi in tempo alla nostra stagione estiva, cercando di far spendere quei soldi in Italia con il massimo della soddisfazione e della sicurezza?”. Per Mamone, “siamo fiduciosi del cambio di passo, ma deve essere dimostrato non con annunci, eterne riunioni o scelte illogiche come questa: occorrono indicazioni stabili, chiare, lineari e coerenti. Solo così potremo cominciare ad uscire da questo calvario perché’, oltre ai vaccini, serve ricalibrare la normalità”.










