Obbligo di mascherina e di mantenere la distanza, divieto di assembramento, coprifuoco dalle 22 alle 5. Nel Dpcm firmato da Mario Draghi non cambiano le misure per il contenimento da Covid19 in vigore dal 6 marzo al 6 aprile. Arriva una stretta decisa nelle zone rosse e non vengono previsti allentamenti per i locali pubblici la sera e per le piscine e le palestre, ancora chiuse senza una prospettiva di riapertura. Ma una deroga c’è e riguarda l’asporto delle bevande da enoteche e vinerie che in tutta Italia sarà consentito fino alle 22. La programmazione del governo prevede regole valide per un mese, anche se per i cinema e teatri si apre uno spiraglio fissato al 27 marzo. Bisognerà controllare la curva dei contagi e poi decidere se riaprire al pubblico le sale. Saranno ancora vietate le feste e chiuse le sale giochi e le discoteche anche in zona bianca, l’isola felice dove — con 50 nuovi contagi settimana ogni 100.000 abitanti per 21 giorni — ripartono le altre attività con mascherina e distanziamento. Sull’eventuale coprifuoco — che può anche essere abolito — deciderà invece un “tavolo tecnico”.
Per la prima volta non è stato il presidente del Consiglio a presentare agli italiani il Dpcm con le nuove regole. Mario Draghi ha scelto di fare un passo indietro con l’intenzione di compierne uno avanti. Davanti alle telecamere il premier ha volentieri inviato Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, così da mostrare all’esterno il nuovo “spirito di squadra”. Un atteggiamento di netta rottura col passato, forse anche di critica velata nei confronti del predecessore.
Giorgia Meloni: “Anche questo governo conferma scelta Conte di limitare libertà fondamentali a colpi di Dpcm”
La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, fa esplodere il suo malcontento in un’intervista al Corriere della Sera: ”Accolgo il segnale positivo e ribadisco che saremo a disposizione con le nostre proposte. Ma per ora nei contenuti quello che Draghi sta facendo mi sembra molto simile a quello che faceva Conte. A partire dall’ennesimo Dpcm che tutti speravamo di non vedere più. La discontinuità non è una semplice nomina, si vede nei fatti”. La Meloni plaude poi alla sostituzione di Domenico Arcuri, dicendo che ”è stata tra le prime cose che ho chiesto al capo del governo. Benissimo, ma è il minimo sindacale”. ”So che ci vuole tempo, e apprezzo che qualche passo si sia compiuto”, prosegue la leader di Fratelli d’Italia, che riguardo le nomine del nuovo capo della Protezione Civile Curcio e di quello per l’emergenza, il generale Figliuolo, di Gabrielli ai servizi, afferma che ”la provenienza non è di per sé garanzia di successo per ruoli così delicati, ma le persone scelte sono certamente di assoluta rilevanza nel proprio campo e siamo a loro disposizione. Speriamo possano rompere finalmente i ponti col passato”. ”Vedo ancora segnali preoccupanti – dice la Meloni – Agire ancora con Dpcm come si è appena fatto anziché coinvolgere il Parlamento è il contrario di ciò che ci aspettavamo. Ormai l’emergenza dopo un anno è diventata quasi ‘normalità’. Bisogna tornare alle procedure ordinarie in democrazia. È presto, ma nei fatti per ora, domina la continuità con le politiche di Conte”.
Il “Decreto Sostegno” e il Recovery Plan
In parallelo al nuovo Dpcm viaggiano due dossier importantissimi. Anzitutto il “Decreto Sostegno” – ex “Decreto Ristori 5” di Conte (anche qui Draghi ha voluto fare dei cambiamenti, ma concretamente per il momento solo nel nome) – che conta di varare un pacchetto di aiuti alle imprese. Oltre al nome, si cambieranno le tempistiche. La parola d’ordine è “Emergenza”, quindi “fare in fretta”. Il “decreto Sostegno”, con le nuove risorse economiche per fronteggiare la situazione pandemica, sarà varato “nell’arco di una settimana -10 giorni” ha assicurato ieri il ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini.
In ballo ci sono 10-12 miliardi di contributi a fondo perduto a favore di imprese e partite Iva a valere sui 32 miliardi di deficit in più autorizzati con l’ultimo scostamento di bilancio di dicembre, fondi che però non è detto che siano sufficienti per far fronte all’erogazione dei nuovi ristori e tutte le nuove spese, compresa la proroga della cassa integrazione, e le nuove spese per la sanità, che la nuova fiammata di pandemia richiede.
L’altro dossier è quello del Recovery Plan: Draghi deve riscriverlo, ma è in ritardo sulla tabella di marcia. In realtà lo sono tutti gli Stati europei, chi più chi meno. Ancora nessun Paese ha consegnato il documento a Bruxelles. Il piano per accedere alle risorse europee (per il nostro Paese ci sono 209 miliardi) va presentato entro la fine di aprile. C’è poco tempo, se si pensa a tutte le misure che dovranno essere riscritte per non perdere l’occasione di fare i giusti finanziamenti e rinsavire l’economia. I primi fondi, pari al 13% del totale, potrebbero arrivare “prima della pausa estiva”, ha detto il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ieri in audizione in Parlamento. Un toccasana per la nostra economia: per questo il premier Draghi dovrà necessariamente attivarsi in fretta.
Riforme, Cottarelli: “Misureranno successo Draghi, meno Quota 100 più asili”
“Il successo di Draghi si misurerà osservando se con il suo governo si riuscirà a fare riforme essenziali per il funzionamento dell’Italia, che vanno al di là degli orientamenti politici e hanno bisogno di tempo per essere realizzate. In questo senso avere una base parlamentare rende meno probabile che un prossimo governo disconosca quelle riforme”. Lo sottolinea in un’intervista a ‘Repubblica’ Carlo Cottarelli, responsabile dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, ricordando come “la soluzione al problema del debito è fare riforme che portino la crescita”. Fra i primi interventi, aggiunge, “dovremmo portare il grado di copertura ad almeno il 60% con un’uguale distribuzione in tutte le regioni” perché “per avere una società giusta bisogna dare a tutti le stesse possibilità di partenza. E proprio nei primissimi anni di vita, come dimostrano molti studi, si possono ridurre grazie all’istruzione disuguaglianze che dipendono ad esempio dalle condizioni economiche della famiglia di nascita, che se non si affrontano subito rischiano di allargarsi”. Invece nel nostro paese – osserva Cottarelli – “per essere eletti i politici hanno trovato più conveniente promettere Quota 100 invece che più asili nido. E questo dipende da motivi demografici in un Paese dove, anche elettoralmente, i vecchi pesano più dei giovani”.
Tre nuovi espulsi nel M5S
Intanto nel M5S ci sono tre nuovi espulsi. Non si ferma il processo di epurazione dalle fila pentastellate, dopo la cacciata di una quarantina di parlamentari colpevoli di avere votato contro la fiducia al governo Draghi. Un’operazione che sconcerta anche chi è rimasto e apre molti problemi al Movimento, visto che gli avvocati sono già al lavoro e stanno partendo anche le cause civili. Il tutto mentre Giuseppe Conte si è preso una pausa di riflessione per elaborare la proposta di leadership e i gruppi — disorientati e scossi dagli ultimi eventi — si riuniscono. All’assemblea serale Vito Crimi annuncia: “E’ ai prossimi 30 anni che oggi dobbiamo pensare. Ed è con questa prospettiva che il presidente Conte ha dato la disponibilità ad accompagnarci nel percorso. Anche se ancora non abbiamo deciso niente sul suo ruolo”. L’altro problema è rappresentato da Davide Casaleggio. II presidente dell’associazione Rousseau ha mandato al reggente e ai capigruppo del Movimento una lettera in cui chiede subito, “entro e non oltre il 3 marzo 2021”, quindi entro oggi, 441.600 euro. Una somma che definisce “un primo conteggio per saldare il debito accumulato”. Quando è guerra, è guerra!










