A ottant’anni dal discorso, il ruolo della democrazia in Occidente.
6 gennaio 1941. Esattamente ottant’anni fa, davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America, il Presidente Franklin Delano Roosevelt, pronuncia il suo annuale discorso sullo stato dell’Unione. Nel mondo la Guerra galoppa e l’ideale di democrazia, simbolo dell’Occidente, incomincia a creparsi. In questo discorso, anche per questi motivi, il Presidente enuncia una specifica dottrina. La dottrina politica delle “Quattro libertà”.
L’America d’inizio 1941 è un Paese che assiste alla vigorosa avanzata della Germania nazista in Europa, ma che ancora non è entrato ufficialmente nel conflitto che si sta svolgendo oltremare. Mancano, infatti, ancora undici mesi all’avvenimento generatore dell’entrata della nazione nella Seconda Guerra Mondiale. Deve trascorrere quasi un anno prima dell’attacco da parte dei giapponesi alla base navale di Pearl Harbor, ciononostante, il senso di graduale perdita dei valori democratici è già forte.
Così come gli uomini non vivono di solo pane, non combattono solo con le armi. Questo passo del discorso riassume l’ideale che Roosevelt vuol far trasparire. Il Presidente fortifica l’idea, già radicata nella mente dei cittadini statunitensi, che i simboli della nazione e di un’intera cultura occidentale sono a rischio. I simboli di libertà e democrazia sono anch’essi armi per combattere l’avanzata di un nemico che li sta demolendo passo dopo passo, battaglia dopo battaglia.
In questo discorso Roosevelt non solo enuncia la sua dottrina delle “Quattro libertà”. Libertà di espressione, libertà religiosa, diritto a un livello di vita sufficiente, libertà della paura. Davanti al Congresso il Presidente contrappone un mondo basato sui fondamenti e sui simboli democratici propri della storia statunitense, a una civiltà che vuole distruggere questi emblemi e questi ideali, contrapponendone altri. Già prima dell’uscita del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, già prima delle Guerra Fredda, dell’era del terrorismo, il Presidente parla di uno scontro tra due civiltà, due pensieri politici, economici e sociali diversi.
In questi anni si contrappone questo ideale di democrazia portato avanti dagli Stati Uniti, all’ideale di totalitarismo hitleriano. L’idea di libertà che gli USA vogliono preservare nelle nazioni europee, alla repressione della Germania nazista. Non solo uno scontro di civiltà e culture ma uno scontro di spettri simbolici. Immaginari che riescono a radicare due diverse scuole di pensiero nella mente dei propri cittadini. Simbologie e ideali di un continente, il Vecchio Continente, che come gli Stati Uniti, deve riscoprire la propria cultura politica e sociale.
Questa visione di civiltà europea e successivamente occidentale, deriva da anni, decenni e secoli di studi ed enunciazioni di teorie sull’idea di Europa e di Occidente contrapposto ad altro. Già nell’Ottocento, uno studioso francese, storico e politico, ha espresso questo ideale di Europa con parole quali libertà e democrazia. François Pierre Guillaume Guizot, con una nota di etnocentrismo usuale per il periodo storico in cui è vissuto, scrive sulla civiltà europea: “civiltà che dura da quindici secoli e che è tuttavia in continuo progresso […] mentre le altre civiltà hanno conosciuto soltanto la tirannia […] l’Europa moderna è la madre della libertà; che significa impossibilità per una sola forza di soffocare le altre”.
Un salto temporale, dagli anni Quaranta all’Ottocento, giustificato dalla volontà di dimostrare che questo discorso sulle quattro libertà deriva da secoli di teorizzazione di un’Europa e di un Occidente come fortezze di un ideale e di un immaginario simbolico specifico. Fortezze che negli anni del secondo conflitto mondiale sono attaccate dall’interno. Da una nazione, che prende questi simboli e li getta via, creandone di altri. Da un popolo che sembra staccarsi e dare alla luce un immaginario simbolico nuovo e differente. Dei simboli culturali, storici, politici e religiosi su cui basare l’esistenza di una nuova nazione, di una nuova “razza germanica […] prescelta per dominare la terra” (Ludwig Woltmann, Politische Anthropologie, Leipzig, 1936). Da questa idea di razza superiore nasce l’ideologia ripresa da Hitler di dominazione, di autoritarismo. Si approda, come affermato da George L. Mosse nel suo libro Le origini culturali del Terzo Reich, “al programma di dominio del mondo: il pangermanesimo era un’estensione laica, fatale, dei suoi presupposti razziali”. Da qui ne scaturisce una cultura differente, fondata sull’autoritarismo, su un’idea di provenienza culturale, storica e genetica diversa; patrimonio culturale creato nei decenni precedenti l’ascesa di Hitler. Uno spettro simbolico contenente l’immagine di un paesaggio naturale, che è anche storico, ben definito. Un paesaggio che crea la nuova comunità tedesca (Volk). Che crea la sua storia, il suo vissuto, le sue tradizioni, la sua cultura e persino la sua religione.
Non è un episodio isolato. Come gli Stati Uniti basano la propria idea di nazione su simboli quali la libertà, la democrazia, il progresso culturale, altre nazioni nel mondo fondano il proprio esistere su una simbologia diversa. Non si tratta solo di esempi storici del passato europeo, ma anche di altri casi contemporanei. Catalogna, Paesi Baschi, Scozia, Tibet, Kurdistan ne sono un esempio.
Contrapposizione di culture tramite un conflitto di immaginari simbolici. Immaginari che creano nazioni nuove o fortificano quelle già esistenti. Simboli che una volta radicati nella mente delle persone, diventano tanto potenti da creare un senso di comunità, in grado di generare nuove nazioni, nuovi popoli, nuove comunità. I simboli di libertà enunciati da Franklin Delano Roosevelt fanno proprio questo. Creano quel senso di comunità, quel senso di appartenenza a una cultura occidentale, prima che statunitense, a una cultura democratica, che si stava perdendo a causa del conflitto scatenato nel Vecchio Continente.
Da questo momento in avanti, l’ideale di un mondo occidentale che ha il compito di preservare la democrazia e la libertà, si radica nella mente dei popoli che fanno parte di questo universo. Un Mondo culturale, politico ed economico che combatte e si impegna per preservare questa ideologia. Da tale discorso il popolo europeo e statunitense soprattutto, porterà avanti la missione, l’incarico di mantenere viva l’idea e il ruolo della democrazia nell’intero pianeta. Democrazia che è culla di libertà, di uguaglianza, di diritti.










