Istat: persi 900mila posti di lavoro. Primo maggio, nonostante tutto

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È un primo maggio di lavoratori stanchi. E di molti “non lavoratori”. In barba all’articolo 1 della Costituzione Italiana (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”), la pandemia ha spazzato via 900 mila posti di lavoro, rispetto a febbraio 2020, di cui 254.000 soltanto nel primo trimestre. A dirlo è stata ieri l’Istat.

Cresce ma ancora pochissimo l’occupazione a marzo: l’Istat segnala il recupero di 34 mila posti di lavoro rispetto a febbraio, un modestissimo 0,2% che non coinvolge la fascia centrale di età, tra i 35 e i 49 anni, ed esclude le donne, che continuano a diminuire. II tasso di disoccupazione del 10,1% diventa il 33% fra i giovani.

C’è però una deadline che fa paura ed è quella che farà cadere il divieto di licenziamento da parte delle aziende. La data è tra 60 giorni, il 30 giugno. Ne hanno parlato i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – Landini, Sbarra e Bombardieri – durante l’incontro a Palazzo Chigi, con il premier Draghi la scorsa settimana. In quell’occasione hanno chiesto una proroga, con una parificazione delle date del blocco, portando tutti, anche la grande industria manifatturiera almeno al 31 ottobre fissato per il resto della platea (le imprese che utilizzano cassa integrazione in deroga e FIS, fondo di integrazione salariale).

Intanto il governo italiano ha inviato a Bruxelles la versione finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il testo trasmesso alla Commissione Ue dettaglia gli interventi e le riforme indispensabili per rilanciare e superare le debolezze strutturali del sistema economico italiano. Con gli emendamenti al primo decreto Sostegni che imboccano la via preferenziale per l’approvazione in Commissione al Senato, il Parlamento mette l’accento sul tema dei costi fissi delle imprese in difficoltà economica, a cui dedica una fetta maggioritaria dei 500 milioni riservati ai correttivi. Tracciando anche la strada per il bis dei Sostegni atteso in settimana in Consiglio dei ministri.  In totale il piano garantisce all’Italia risorse per 191,5 miliardi di euro a cui devono aggiungersi ulteriori 30,6 miliardi del Fondo complementare che accompagna il Pnrr, complessivamente nei prossimi sei anni sarà, dunque, possibile disporre di 221 miliardi per uscire dalla crisi generata dalla pandemia e per ridisegnare l’economia del Paese.

Tra le misure è prevista un’ulteriore proroga (rispetto alla scadenza del 3 maggio) della sospensione delle cartelle esattoriali. Il nuovo termine per la ripresa dell’invio delle cartelle da parte dell’Agenzia delle entrate slitta al 31 maggio. Allo studio anche un meccanismo selettivo che preveda, per esempio, per le imprese in difficoltà la rateizzazione degli importi e una gradualità nell’arco dei prossimi mesi degli invii di 35 milioni di cartelle finora «congelate». Nell’elenco degli emendamenti papabili per il governo si fa spazio anche un fondo da 20 milioni per cercare di venire incontro a una fetta degli “esodati dei ristori”.

Sul fronte dei contagi, a preoccupare maggiormente adesso è la variante indiana, monitorata attentamente dalle autorità. Finora di casi individuati in Italia ce ne sono solo due; il focolaio che si è acceso tra gli indiani in una frazione di Sabaudia ha evidenziato, finora, solo varianti inglesi. E non ci sono dati ufficiali che facciano ritenere più pericolosa questa variante. Eppure i timori restano forti, perché l’India è travolta da un’ondata gigantesca di contagi e perché non c’è ancora chiarezza sugli effetti. Due persone residenti nel Veneziano, da poco rientrate dal Bangladesh, si sono viste diagnosticare la variante indiana, anche se quella del ceppo 2, meno pericolosa. E a Trieste si segnala un nuovo caso, un marinaio di nazionalità Indiana che si è già negativizzato. Allo Spallanzani di Roma servirà qualche giorno per stabilire se qualcuno dei 23 positivi sull’aereo di mercoledì è stato contagiato con la variante indiana. L’India intanto fa segnare un nuovo record quotidiano, con 386.452 contagi da coronavirus e quasi 3.500 morti in 24 ore. Il nuovo ceppo è stato escluso per gli 80 positivi trovati su 550 tamponi nella comunità indiana in provincia di Latina. Un boom di infezioni che ha fatto scattare la zona rossa a Bella Farnia, in una frazione di Sabaudia. Nell’Agro Pontino, a un’ora di macchina da Roma, medici e Protezione civile tentano di rintracciare alcune centinaia di sikh, appartenenti a una comunità di circa trentamila indiani ormai stanziali in quelle zone, quali possibili vettori umani del virus mutato.

Figliuolo: “Ora hub in scuole e località villeggiatura

Dopo gli Over 65 vaccineremo i più giovani in vacanza e nelle scuole“: ad annunciarlo è il commissario straordinario all’emergenza Covid, il generale Francesco Figliuolo, in un’intervista a Repubblica. Guardando all’estate, il generale ha spiegato che sta pensando a luoghi ad hoc dove poter vaccinare, ovvero di “utilizzare strutture presso centri montani o estivi, che potrebbero dare un appeal a quel tipo di utenti”. Sui numeri, Figliuolo è fiducioso: “Non posso dire che domani riusciremo a fare un milione di vaccini, ma intanto sono sicuro che la macchina possa salire molto più su dei 500 mila. Non dobbiamo fare scorte, ma veleggiare tra l’88 e il 92% di dosi utilizzate rispetto alle consegne”. “In Italia c’è tutto”, ha sottolineato, “grazie a Speranza abbiamo accordi con i medici di famiglia. Hanno aderito 30 mila, con 10 fiale al giorno siamo a 300 mila. Poi ci sono 10 mila farmacie. E 60 mila dosi le possono fare i dentisti”.

Quindi il commissario straordinario ha fissato il ruolino di marcia delle fasce d’età: “A brevissimo apriremo le prenotazioni fino a 55 anni per chi ha comorbidità legate ai codici di esenzione: malattie neurologiche, del cuore, ipertensione, trapiantati. Nel frattempo mettiamo in sicurezza gli over 65. Poi, con l’arrivo massiccio delle dosi, vogliamo dare i vaccini ai centri aziendali e aumentare la capacità di somministrazione” e una volta “coperti gli over 65, la mia idea, ancora non condivisa con chi prenderà la decisione finale, è di dire a tutti quelli che hanno più di 30 anni: andate e vaccinatevi. Poi ovviamente continueremo a immunizzare anche l’ultimo dei fragili”. Quindi, sintetizza Figliuolo, “Quando gli scienziati ci diranno che l’incidenza della malattia non è rilevante per le diverse fasce d’età, vorrei che si dicesse: chi ha più di 30 anni si presenta e si vaccina. Poi decideremo le modalità con le Regioni, anche per evitare le resse che abbiamo visto”.