Vittorio Sgarbi: “Assomiglio alla Svezia e combatto gli imbecilli”

Critico e storico dell’arte, saggista, docente universitario, politico, arguto provocatore che fa di se stesso e del suo pensiero un manifesto di libertà (e anche di generosità, a suo dire). Insomma, a noi di EdizioneStraordinaria ci sembrava sufficientemente fuori dall’ordinario per partire col piede giusto. Una domanda tira l’altra e siamo finiti a disegnare i confini delle terre inesplorate di Sgarbilandia, una valle incantata popolata da tenere caprette pascolanti. O forse no.

Onorevole Sgarbi come potrebbe riassumere in poche parole quello che ha pensato quando i commessi la trascinavano fuori dall’aula? Non vale il “capra, capra, capra…”

“Ho pensato che si violasse un principio elementare di libertà personale e di parola che quindi sarebbe diventata l’icona di una libertà violata perché, per quanto potessero avere delle ragioni che non avevano, sono stato trascinato fuori dall’aula due o tre volte. La prima per avere chiesto la commissione parlamentare sulla questione dei magistrati partendo dal caso Palamara. Hanno dato la parola ad una cretina che si chiama Bartolozzi di Forza Italia, mi pare, che ha fatto finta di indignarsi per le mie parole sui magistrati con un’altra cretina totale che si chiama Carfagna, le quali hanno creato il presupposto per impedire ad un parlamentare di esprimere il suo pensiero. Ho pensato di essere in mano a due idiote.”

Se lei fosse una città, una nazione, un continente o ancora un pianeta – non voglio mettere limiti alla sua opinione di sé – che posto sarebbe Sgarbilandia? Lei a quali luoghi assomiglia di più?

“Difficile dire… Io assomiglio ad un paese libero come la Svezia, visto quello che è capitato in questi ultimi mesi. Il mio modello di pensiero si trova a suo agio con quello svedese, che mi pare abbastanza evoluto. Sin da ragazzo amavo quel paese sia per le libertà democratiche che comportamentali.”

Ha mai pensato di assomigliare ad un fiume? Quale?

“Sicuramente il Po perché è il mio fiume, è quello che conosco meglio. Ci sono nato e l’ho navigato. La più grande civiltà artistica italiana non ha avuto origine a Venezia o a Firenze, ma sul Po: basti pensare a città di bellezze più compiute e più ampie come Cremona, Mantova, Parma e Ferrara.”

Appena si sveglia alla mattina, qual è il suo pensiero più straordinario e ricorrente?

“Il mio primo pensiero la mattina è quello di combattere contro gli imbecilli, ce n’è sempre qualcuno che mi tormenta la giornata precedente e quindi devo immaginare di poterlo battere il giorno dopo. È una lotta contro la stupidità.”

Si dice che chi ha il cognome al plurale racchiuda in sé personalità differenti che convivono in una stessa anima? Le sue quali sono?

“Ci  sono diverse posizioni psicologiche, una è quella che mi spinge a fare qualcosa di utile per gli altri non in senso strettamente politico, ma umano. Chiunque mi chiede qualcosa, sa che cercherò di aiutarlo e chiunque si mette contro di me, sa che farò di tutto per combatterlo. Sono due forme di disponibilità al prossimo e non ritengo nessuno indegno della mia ira. Per cui sono generoso anche nell’ira.”

Secondo molti le città deserte, popolate da spettri in mascherina hanno dato vita ad una involontaria performance artistica globale. Se dovesse raccontarla come opera d’arte, quale sarebbe?

“Sarebbe un carnevale macabro, come l’entrata di Cristo a Bruxelles di Ensore o come spettacoli espressionistici legati al carnevale. Una danza dei morti, una sorta di devastazione dei comportamenti umani e dei riflessi psicologici dell’epidemia. C’è paura diffusa, necessità di nascondersi e di proteggersi. Questo è il significato delle mascherine.”

Se, come scrive Baricco, la pandemia fosse più simile a una creatura mitica che non a una faccenda sanitaria, che storia ci staremmo raccontando?

“È una forma di mortificazione della politica tale da renderla totalmente passiva, subordinata, incapace di trovare soluzioni che salvino la vita e la libertà delle persone e contemporaneamente la salute. È stata un flagello contro il potere.”

Tra un anno lei si vede:

  1. Confinato dal Governo a Ponza per ragioni sanitarie;
  2. Nascosto sotto mentite spoglie tra le monache di clausura a Sutri;
  3. Finalmente in campagna con le capre;
  4. Ovunque la porteranno i suoi ideali.

“Ovviamente scelgo l’ultima perché non mi rassegnerò fino alla fine nel tentativo di bloccare di impedirmi di parlare e cercherò di conciliare le necessità della salute che sembrano prevalenti della sensibilità di ognuno con l’urgenza della libertà, che invece sembra essere la prima cui si è disposti a rinunciare. Mi sembrerebbe un errore apicale.”

Come si spiega la passività dei cittadini italiani che di fronte alla scelta tra la salute e la possibile perdita delle libertà, scelgono la prima?

“Il contagio della comunicazione, gli obblighi, l’imposizione delle mascherine, tutto un rituale in cui i social e la televisione hanno un ruolo fondamentale. Vedere messo l’allarme, la paura, il non razionalizzare la situazione e il non stabilire aree a rischio reale. Ad esempio, chiudere i musei è irragionevole, così come chiudere i teatri. Forme di proibizione apparentemente in nome della salute, che poggiano su una serie di dati molto ambigui, non chiari e soprattutto non tali da determinare l’effetto di pericolo e di panico che si è voluto dire. Come proibire di andare in bicicletta o di sciare, sono tutte azioni ultronee che, partendo dal tema unico dell’assembramento, hanno invece evitato una quantità di forme di socialità che, secondo me, sono del tutto prive di rischi.”

A che cosa non dovrebbe mai rinunciare l’uomo?

“L’uomo non dovrebbe rinunciare alla ragione. Quando ho emanato la mia ordinanza per proibire le mascherine a chi guida in automobile o a chi cammina per strada da solo, avrei dovuto contare sul fatto che ognuno usi la ragione per capire come ci si difende in virtù del pensiero, della capacità di capire le cose e non obbedendo a delle norme assurde. È l’assurdo che ha guidato questi mesi, in realtà occorreva affidarsi alla ragione sia per chi governa sia per chi è suddito. Invece siamo diventati sudditi anche e soprattutto di una ignoranza sulle misure di sicurezza che continuo a ritenere come il vero mistero di questa situazione. L’aver visto sanificatori in luoghi pubblici come grandi industrie italiane consentivano di stare senza mascherine in ampie aule e di avere la certezza che lì il Covid non entrava, mi induce a chiedere perché non abbiamo fatto una serie di interventi per purificare gli interni delle scuole, dei musei, dei teatri, di Montecitorio, delle assemblee comunali, regionali… Tutto mi appare ancora misterioso, non abbiamo fatto nulla di veramente utile per garantirci la normalità, invece come lo struzzo abbiamo messo la testa nella sabbia per non vedere. Siamo stati costretti a scegliere le soluzioni meno legate alla ragione, alla logica, al buon senso e anche alle garanzie. Se è vero che si può modificare qualunque ambiente rendendolo immune al Covid, come ho scoperto un mese fa, mi chiedo perché nulla è stato fatto su dieci milioni di ambienti interni, di luoghi pubblici per consentire la salute e la normalità. Eppure le macchine ci sono, io le ho viste a Ferrara con Moni Ovadia e siamo rimasti colpitissimi. Sono andato quindi da Arcuri e da Azzolina, i quali sono rimasti fermi, inerti senza reagire, in attesa dei pareri dei comitati tecnico scientifici. Non mi hanno ancora risposto.”