Il tasso dei contagi non aumenta tra i banchi di scuola

Chi lo avrebbe mai detto?! Ai giovani d’oggi manca poter frequentare le lezioni in presenza! Se poco più di un anno fa avessimo sentito un’affermazione simile, saremmo rimasti tutti a bocca aperta!

A seguito dell’aumento dei contagi dovuti dalla pandemia da Covid-19, tutte le scuole sono state chiuse per evitare la diffusione del virus, ma uno studio dimostra che «la scuola è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio».

«I numeri dicono che l’impennata dell’epidemia osservata tra ottobre e novembre non può essere imputata all’apertura delle scuole», dice Sara Gandini, epidemiologa dello Ieo di Milano, al Corriere della Sera. Il tasso di positività dei ragazzi rispetto al numero di tamponi eseguito è infatti inferiore all’1%.

«Di più: la loro chiusura totale o parziale, ad esempio in Lombardia e Campania, non influisce minimamente sui famigerati indici Kd e Rt. Ad esempio a Roma le scuole aprono 10 giorni prima di Napoli ma la curva si innalza 12 giorni dopo Napoli, e così per moltissime altre città», spiega l’esperta.

Non a caso, gli studenti contagiano il 50% in meno rispetto agli adulti, ed è molto più probabile che siano gli stessi docenti a contagiarsi tra loro «ma questo è lo stesso rischio che si assume, ad esempio, in qualunque ufficio», afferma la studiosa, affermando che «la scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire». La stessa Gandini, tra l’altro, è promotrice con il medico Paolo Spada del gruppo di scienziati “Pillole di ottimismo” – un gruppo di ricerca che ha l’obiettivo di fare chiarezza sulla pandemia, con già migliaia di sostenitori sul web – e afferma che «ci sono rischi anche nel tenere così a lungo chiuse le scuole. In Italia gli adolescenti delle superiori sono andati a scuola mediamente, quest’anno, solo 30 giorni in tutto».

In base agli ultimi tassi di contagio della popolazione per fasce d’età che sono stati fatti a partire da quest’autunno, l’incidenza di positivi tra gli studenti è inferiore di circa il 40% per le elementari e medie e del 9% per le superiori rispetto a quella della popolazione generale e meno dell’1% dei tamponi eseguiti sono risultati positivi. Per questo, alla riapertura delle scuole non è corrisposta una crescita della curva pandemica e «i ragazzi non possono quindi in nessun modo essere definiti responsabili o motore della curva», afferma Gandini.