Stamattina il quotidiano La Notizia fa una ricostruzione falsa e manipolata fornendo informazioni faziose e volutamente incomplete a proposito di un post pubblicato dal Senatore della Lega Armando Siri sulla sua pagina Facebook relativo all’utilizzo di Idrossiclorochina nelle cure domiciliari Covid-19.
Il post del Senatore Leghista era stato censurato dal colosso dei Social Network perché, secondo la piattaforma di Zuckerberg, non rispettava i canoni della corretta informazione. Secondo Siri, la censura di Facebook era totalmente immotivata perché il post non riportava alcuna frase o notizia lesiva di alcunché ma una libera espressione del pensiero all’interno di un ampio dibattito fitto di documentazione e autorevoli pareri scientifici. Per questo motivo il Senatore della Lega ha scritto alla Presidente del Senato per protestare contro la censura di Facebook ricordando che l’Art. 21 della nostra Costituzione garantisce a tutti la libera espressione del pensiero e che, non essendo stata violata alcuna Legge, Facebook non avesse alcun diritto di censurare arbitrariamente il suo pensiero in merito alle cure domiciliari per il COVID 19.
Siri nella missiva alla Casellati, rincara, ricordando che un membro del Parlamento della Repubblica Italiana a maggior ragione non può essere impedito nella manifestazione di un suo pensiero politico in una piattaforma che assume la caratteristica di “pubblica piazza”, seppure virtuale. Il pensiero, ricorda Siri, può essere condiviso o meno, ma questi sono gli utenti a deciderlo non una Società Privata che non si è mai assunta l’onere di essere editore. Anche perché se lo fosse dovrebbe allora prendersi la responsabilità di tutti i contenuti dei suoi utenti.
Ma cosa riporta il post incriminato?
Nulla di più di quel che era già stato detto da autorevoli medici clinici ospedalieri, ricercatori universitari italiani e internazionali e decretato poi con un’Ordinanza del Consiglio di Stato, ovvero: l’utilizzo di Idrossiclorochina all’esordio dei sintomi può servire a guarire la malattia.

Anche 13 Regioni hanno chiesto che l’idrossiclorochina fosse inserita nei protocolli di cura domiciliare ma AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), dopo averla autorizzata nella prima fase della pandemia, ha fatto le barricate basandosi su uno studio dell’Autorevole rivista scientifica The Lancet (rivelatosi falso) che riferiva della tossicità della molecola.
Su questo tema sono stati pubblicati diversi studi e ricerche che hanno coinvolto scienziati di fama come il Professor Alberto Cassone, già direttore del Laboratorio di Malattie Infettive dell’ISS che, insieme alla Dottoressa Licia Iacoviello hanno messo a punto uno studio dettagliato sull’efficacia dell’drossiclorichina specificando due punti fondamentali che vengono sempre strumentalmente tralasciati da chi fa disinformazione vera, ovvero: l’efficacia all’esordio dei sintomi e l’utilizzo a basse dosi. L’esatto contrario degli studi presi in considerazione per la valutazione negativa fatta da altri scienziati sulla base di studi che hanno coinvolto persone già gravemente compromesse e ospedalizzate e alle quali erano state somministrate dosi almeno 4 volte superiori a quelle idonee.
Nessuno poi ha pensato di informare il lettore che Idrossiclorochina non è un medicinale nuovo o sperimentale ma è sul mercato da oltre 50 anni per la cura di diverse malattie del sistema immunitario come l’Artrite Reumatodie, il Lupus ma anche la cosiddetta Febbre Gialla. Insomma un farmaco ampiamente utilizzato e che se fosse davvero pericoloso sarebbe già stato eliminato da tempo dal commercio. Così invece non è.
Sulle cure domiciliari si erano annunciati anche il Professor Luigi Cavanna, Primario di Oncologia all’Ospedale di Piacenza, che ha documentato la guarigione di oltre 300 pazienti, il Dottor Luigi Garavelli, Primario di Malattie Infettive all’Ospedale Maggiore di Novara, la Dottoressa Paola Varese, Dirigente Ospedaliero della ASL di Alessandria e altri numerosi medici di base in tutta Italia. Dopo un lungo braccio di ferro con AIFA, il Consiglio di Stato si è definitivamente pronunciato riabilitando l’idrossiclorochina e affermando che AIFA non ha alcun diritto di impedire l’utilizzo del farmaco. Ora toccherà alla Giunta per le Prerogative presieduta dal Senatore di FI Maurizio Gasparri discutere della questione e stabilire se effettivamente un Parlamentare nell’esercizio del mandato può essere censurato da Facebook per le proprie opinioni.










