Crisi Governo, Renzi riunisce i parlamentari Iv

Era il giorno dell’accordo tra i partiti di maggioranza sul Recovery Plan, il piano europeo di ripresa che descrive nel dettaglio i piani per risollevare l’economia del Paese.  Ieri è stato però il giorno delle (ulteriori!) tensioni tra il premier Giuseppe Conte e il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Per IV “il governo è al capolinea” e accusa la maggioranza, in particolare Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, di non aver condiviso il piano del Recovery plan. O meglio, di aver condiviso solo una sintesi di 13 pagine. 13 su 153 in totale. Poche pagine che non hanno permesso alla delegazione renziana di dare il proprio via libera alla nuova bozza, rivista dalla maggioranza proprio per venire incontro alle richieste di IV.

La nuova architettura del Recovery Plan ha l’obiettivo di assicurare un impatto sul Pil di circa il 3%, contro il 2,3% per il 2026 stimato dalle prime versioni. Chi sarà responsabile della realizzazione dei progetti rimane però un punto da chiarire. Indefinite restano anche le annunciate riforme della giustizia, dell’amministrazione e dell’ assistenza ai disoccupati. Se queste non saranno credibili, l’Italia rischia di vedersi negare i fondi da Bruxelles.

Scatta la tensione: il Pd accusa IV di aver “messo paletti su tutto”; IV, tramite il suo capogruppo al Senato Davide Faraone, mette sul tavolo le risorse sanitarie del Mes e chiede anche il Ponte sullo Stretto di Messina. La ministra renziana dell’agricoltura Teresa Bellanova fa la voce grossa: “Ci diano il piano 24 ore prima del Cdm o non andrò”. Gualtieri risponde: “Avrete i dettagli prima del Consiglio dei Ministri”.

La tensione ormai si taglia con un coltello. Da Palazzo Chigi gli esponenti di Pd, Leu e M5S escono sconfortati. Oltre 3 ore di incontro serrato son servite solo a litigare e rinfacciare posizioni scomode. Ancora una volta non si è deciso nulla e il documento non è stato partorito. Zingaretti dice che sarebbe un “errore imperdonabile” provocare elezioni anticipate.

Questa mattina IV non cede e ribadisce la linea: “Basta perdere tempo, sul Recovery fund bisogna accelerare, presentare il piano almeno 24 ore prima del consiglio dei Ministri”, che dovrebbe tenersi a metà della prossima settimana per approvare la bozza definitiva da trasmettere al Parlamento. Se il testo completo, e “non una sintesi di 13 pagine”, non arriverà con un congruo anticipo, avverte il ministro Bellanova in una intervista al Messaggero, “evitassero di convocarmi”. Parole che descrivono la tensione all’interno dell’esecutivo. Renzi annuncia che entro domani incontrerà i suoi parlamentari per fare il punto sulla situazione politica, e conferma che se la maggioranza “vuole i nostri voti deve ascoltarci sennò restituiamo le poltrone”.

Intanto Conte ha proposto dei tavoli nei prossimi giorni per discutere e approfondire il tema delle riforme. “Tutti i contributi delle varie forze politiche sono serviti a migliorare l’attuale bozza di lavoro del Recovery Plan”, ha affermato il premier. “Non abbiamo potuto accogliere tutte le richieste di ciascuna forza politica, dobbiamo sempre tener conto dell’equilibrio complessivo. Ma – ha sottolineato – ciascuna forza può riconoscere l’incidenza delle proprie proposte nella nuova bozza e apprezzare i significativi passi avanti compiuti”.

Forza Italia, con il responsabile economico Renato Brunetta, torna a chiedere che le Camere esaminino il Recovery plan, lo discutano, lo “riscrivano migliorandolo assieme”, e che alla fine dell’iter si verifichi “se esiste una nuova maggioranza con la quale si può dare un governo al Paese o se è necessario tornare al voto. Perché l’Italia non merita una maggioranza sbrindellata, ricattata, tenuta assieme solo per sete di potere”, dice al Corriere della Sera auspicando che sul tema finisca “la stucchevole partita a poker tra Renzi e Conte” e che “tutte le forze politiche” partecipino alla definizione del piano.

Le ore sono contate: Matteo Renzi minaccia da settimane di ritirare le sue due ministre. Le ipotesi per l’esito finale sono il rimpasto o le urne. Per la prima soluzione si potrebbero spacchettare un paio di ministeri (Infrastrutture e Trasporti e Cultura e Turismo), aggiungendo magari un sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Entrerebbe così un esponente di rilievo di Italia viva: e qui i nomi sono due, Ettore Rosato e Maria Elena Boschi. A bilanciare, arriverebbero uno o due esponenti dem: il capogruppo alla Camera Graziano Delrio o Andrea Orlando.

Le prossime ore diventano dunque decisive per capire se si aprirà o meno una crisi di governo.