Con la firma dell’ordinanza da parte del presidente Solinas, la Sardegna è da oggi la prima zona bianca d’Italia. Nel resto del Paese, come sottolinea il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, il marzo si prospetta difficile: contagi in rialzo, scuole chiuse fin dalle elementari anche in zona arancione.
Comincia a prendere forma, intanto, il piano di Mario Draghi per accelerare la campagna dei vaccini. Franco Gabrielli, appena nominato sottosegretario ai Servizi, potrebbe ricevere anche la delega di consigliere per la sicurezza nazionale del presidente del Consiglio. In questo ruolo l’ex capo della Polizia sarebbe anche una sorta di super commissario per il coordinamento della gestione dell’emergenza innescata dal Covid-19 e dalle sue varianti. Al programma vaccinale, che Draghi ritiene essenziale per uscire dalla spirale delle misure restrittive e per garantire la ripartenza del Paese, lavorerà anche Fabrizio Curcio, tornato alla guida della Protezione civile venerdì. La notizia della delega per la sicurezza nazionale a Gabrielli non è ancora ufficiale. Dovrebbe trovare conferma domani con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del decreto di nomina. Da quel momento Gabrielli, oltre a occuparsi dei Servizi, potrà svolgere un ruolo di coordinamento di tutte le attività del governo legate alla lotta alla pandemia. Insomma, stabilire ruoli e responsabilità, affidare incarichi. Dettare l’agenda vaccinale. E, soprattutto, la sua organizzazione. Obiettivo: 500-600 mila dosi iniettate ogni giorno.
Se anche si dovesse passare al meccanismo della dose unica, resterà ancora valido il sistema delle precedenze previsto dall’attuale piano. La decisione vera e propria sull’eventuale passaggio al sistema della somministrazione unica non è stata ancora presa. La scelta è stata già fatta solo per le persone che il Covid lo hanno già avuto e sono guarite. Hanno gli anticorpi e una sola iniezione viene considerata sufficiente per proteggerli in modo adeguato. Per tutti gli altri la valutazione è in corso.
Nel frattempo Draghi darà battaglia a livello europeo per ottenere un accelerazione delle autorizzazione del nuovo vaccino Johnson&Johnson da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) e sommare nuove filiere di approvvigionamento a quelle esistenti di Pfizer, AtraZeneca e Moderna. Con la protezione civile in campo, ma anche con l’aiuto dell’esercito, ora si punta a non sbagliare la fase decisiva delle vaccinazioni e di questo si parlerà anche nel Dpcm in arrivo in queste ore e che Draghi firmerà tra oggi e domani.
Il premier ceco Babis ha dichiarato invece che il suo Paese potrebbe ricorrere al vaccino russo Sputnik V anche senza l’ok dell’Ema.
Da più parti si invocano riaperture. ”Si apre a Pasqua se ci sono le condizioni per farlo in sicurezza”, sottolinea il ministro del Turismo, Massino Garavaglia, in un’intervista a Radio24. ”C’è una discussione aperta sul passaporto sanitario, ma ci vogliono soluzioni comuni in Europa. Le vaccinazioni devono accelerare. Abbiamo perso mesi ed è difficile recuperare”, conclude Garavaglia.
“Stiamo andando verso le riaperture del 27 marzo, del teatro e del cinema, con un protocollo molto dettagliato, il dpcm verrà firmato probabilmente oggi”. Così Dario Franceschini, ministro della Cultura, a Rtl 102.5. “Si parla – sottolinea – di zona gialla”. “Saranno spettacoli limitati nel pubblico e negli orari, se le cose vanno bene di avvieremo poi alla normalità, è un primo segnale”, dice ancora il ministro. “E’ stato un anno complicato, per tutti, famiglie e imprese, all’inizio sapevamo poco del virus, non avevamo punti di riferimento, risultati verranno giudicati nel tempo”. “Cultura e turismo sono stati i settori più colpiti, la cultura tornerà più importante di prima, come il turismo, ma il tema era attraversare il deserto, abbiamo fatto il possibile”, ricorda Franceschini
Si accelera sul Recovery Plan. Mario Draghi ha deciso di scriverlo personalmente. Lo farà insieme al ministro dell’Economia, Daniele Franco, e a un gruppo ristrettissimo di consiglieri. Due mesi di tempo, perché entro la fine di aprile il piano va presentato alla Commissione di Bruxelles. Poi non potrà più essere cambiato, le ultime erogazioni (in tutto sono circa 209 miliardi per l’Italia) arriveranno – rispettando i tempi e le condizioni fissati dalla Commissione Ue – nel 2026, le prime (il 13% del totale) entro l’estate. Dunque 60 giorni per disegnare il nuovo modello di sviluppo del Paese spinto da quello che l’Europa ha appunto chiamato Next Generation Eu. Un’occasione irripetibile, la più importante operazione di politica economica dal dopoguerra ad oggi, la ricostruzione di un Paese che nel 2020 ha ridotto la ricchezza nazionale di quasi il 9%, perso poco meno di mezzo milione di posti di lavoro e centinaia di migliaia di piccole imprese. Per recuperare i tassi di attività pre-Covid bisognerà aspettare la fine del 2022. La lotta al virus, attraverso un piano di vaccinazioni di massa, e il rilancio economico, attraverso il Recovery Plan, sono le due priorità di Draghi.
Ieri è stato anche il giorno del ritorno di Giuseppe Conte. Sarà lui il leader dei 5 Stelle, del nuovo Movimento che sorgerà dalla rifondazione voluta da Beppe Grillo. Dopo giorni di riflessioni e dubbi, l’avvocato che sognava un partito tutto suo ha raccolto l’invito del fondatore del M5S e ha accettato di mettersi al lavoro sulla “ristrutturazione integrale” della prima forza politica del Parlamento italiano, dilaniata dal sì al governo Draghi e decimata da fughe ed espulsioni. “Bisogna aspettare, attendiamo il più possibile con il voto sul comitato direttivo. Diamo il tempo a Giuseppe di presentarci il suo progetto”: Beppe Grillo parla per mezz’ora, è un fiume in piena, sulla terrazza dell’Hotel Forum a Roma dove ha riunito il gotha M5S per varare e blindare l’ingresso dell’ex premier nel Movimento.
Sa bene Grillo che se Conte avesse deciso di “aprire” un partito tutto suo, avrebbe messo ancora più in difficoltà un Movimento già zoppicante. Schierarsi contro l’ex presidente del Consiglio — fa intendere Grillo — è come mettersi contro il garante. Lo showman ligure torna in prima linea proprio per tenere insieme i vari pezzi, le varie anime dei Cinque Stelle allo sbando. “Abbiamo le tecnologie, le idee e lo spirito di comunità che ci ha sempre contraddistinto. Ora è arrivato il momento di andare lontano”, scriverà qualche ora dopo sul blog. L’idea del garante è quella di mettere in mano a Conte un Movimento nuovo. Una sfida che l’ex premier raccoglie. Anche se ancora non ha un incarico formale. Anche se come viene precisato “lavorerà a questo progetto e se verrà condiviso da tutti solo allora si impegnerà a realizzarlo”. “Conte offrirà alla nostra causa un contributo determinante”, gli ha aperto le braccia Luigi Di Maio.










