Bisognerà avere ancora pazienza. Tanta. Fino alla fine di aprile tutte le regioni rimarranno in fascia arancione o rossa. I fine settimana festivi – così come i giorni di Pasqua, il ponte del 25 aprile e quello del 1° maggio – saranno blindati per tutti.

Le nuove misure sono state studiate dalla cabina di regia convocata dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e saranno inserite nel nuovo decreto in vigore dal 7 aprile.

Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, da lunedì passano in fascia rossa Calabria, Toscana e Val d’Aosta e si aggiungono a Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, provincia autonoma di Trento, Piemonte, Puglia e Veneto. Torna invece in fascia arancione il Lazio con Abruzzo, Basilicata, Liguria, Molise, provincia autonoma di Bolzano, Sardegna, Sicilia e Umbria. Il cambio per il Lazio scatterà martedì, alla scadenza della precedente ordinanza.

Per quanto riguarda bar e ristoranti, molti esponenti del centrodestra insistono per far partire alcune attività, ma non è passata l’ipotesi di riaprire nelle zone di minor contagio bar e ristoranti a pranzo.

Prorogato anche il divieto di spostamento tra le regioni. Si potranno varcare i confini soltanto per «comprovate esigenze» — motivi di lavoro, salute e urgenza — con l’autocertificazione.

Rimane, invece, la possibilità di andare nelle seconde case anche se si trovano nelle regioni in fascia rossa, soltanto un nucleo familiare e a condizione che non ci siano altre persone. Alcuni governatori — Toscana, Valle d’Aosta, Puglia, Alto Adige e Campania — hanno però deciso di impedire i trasferimenti e hanno firmato ordinanze che vietano l’ingresso a chi ha una seconda abitazione.

Per quanto riguarda lo sport, si allontana la possibilità di far ripartire le attività sportive nelle piscine e nelle palestre e slitta la scadenza fissata al 27 marzo per riaprire i cinema e i teatri. Chiusi anche musei e mostre.

Sulle scuole Draghi punta a riaprire dopo Pasqua fino alla prima media, anche in zona rossa. Quanto alla realizzazione di un vaccino prodotto in Italia, si parla di 3-4 mesi a partire da ora. Il capo del governo non è tenero con le grandi aziende farmaceutiche: “Si ha l’impressione che alcune società di cui non faccio nomi si siano vendute le dosi” di vaccini “due o tre volte”. “La curva del contagi è in discesa, ma non si può aprire tutto. L’estate sarà più libera” spiega Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità.