Scollo prorompente, una spallina abbassata e un abito aderente che accentua le generose curve della bella signora. Venne rappresentata così Franca Florio dall’artista più rinomato tra le gentildonne italiane dei primi anni del ‘900: Giovanni Boldini.

Si vocifera che il marito, assai geloso nei confronti della moglie, avesse chiesto all’artista di apportare delle modifiche al dipinto rendendo meno provocante il vestiario della donna.Si pensava, però, che Boldini avesse realizzato innumerevoli ritratti e che Donna Florio fosse la sua musa prediletta. Successivamente queste affermazioni vennero smentite. Del resto il dipinto che ritrae Franca Florio è unico, proprio come il soggetto che ritrae.

Aristocratica, nata in un’illustre famiglia di Palermo e sposata con uno degli uomini più ricchi (se non il più ricco) dell’intera isola, Donna Franca è tutt’ora considerata la regina della Belle Époque siciliana tanto per la sua bellezza quanto per il suo cuore. Nacque a Palermo nel 1873 con il nome di Francesca Jacona di San Giuliano da padre Barone e madre appartenente a un’antica famiglia nobile, la giovane Franca dimostrò immediatamente una fervida immaginazione e una spiccata intelligenza.

A 24 anni si sposò con Ignazio Florio jr., un ricco borghese detentore di innumerevoli attività quali fonderie, saline, compagnie commerciali e tonnare.

Ignazio sembrerebbe proprio essere il genero ideale: ricco, affascinante, dai bei modi e di buona famiglia, ma il padre di Franca dimostrò un forte dissenso e fu fin da subito contrario alle nozze della figlia a causa della fama di donnaiolo del suo futuro marito.

Dopo lunghe dispute i due l’avranno vinta e nel 1893 Francesca diventò ufficialmente un membro della famiglia Florio di cui ereditò il nome. Tuttavia la tesi del padre si rivelò corretta, ma Donna Floria onorò sempre il proprio matrimonio non cedendo mai ai propri pretendenti rimanendo fedele al marito, seppur fedifrago.

Lei e Ignazio ebbero ben cinque figli: Giovanna (1893-1902), Ignazio “Baby boy”(1895-1903), Igiea Costanza (1900-1974), Giacobina (morta poco dopo la nascita nel 1903) e Giulia (1909-1987). La dipartita prematura di ben tre dei suoi cinque figli segnò profondamente Franca che, tuttavia, non si rassegnò alla tristezza e quasi spronata da essa compì numerose opere buone con lo scopo di rendere la propria terra una delle mete economiche e culturali principali d’Europa.

La Florio, infatti, deteneva un ruolo cruciale negli affari del marito ricoprendo il ruolo di consigliera, dando così origine alle voci che fosse proprio lei a gestire le numerose attività del marito, attraendo i capitali e ricoprendo Palermo ed i siciliani di un benessere rinnovato e di nuove speranze.

I Florio vantavano una fitta rete di prestigiose conoscenze e non esitarono a utilizzare tali contatti per rendere Palermo promotrice dell’avanguardia e dello stile Liberty ben prima che esso si diffondesse in tutta Europa. Finanziarono la costruzione di imponenti palazzi ,promossero teatri, opere liriche e musei nel centro della città. Nel giro di pochi anni Palermo diventò il ritrovo di artisti e un eccezionale centro di cultura e imprenditoria ospitando personaggi del calibro di Oscar Wilde, Giacomo Puccini, lo zar Nicola III, la regina Vittoria e molti altri.

Grazie ai Florio, la città divenne capitale di una nuova bellezza più moderna e frizzante e meta consigliata per chi, in cerca di fortuna, ambiva a un futuro più florido.

Elegantissima, sempre vestita Charles Worth, amante dei gioielli (celebre la sua collana dalle 365 perle) di grande fascino e intelligenza, Donna Franca alla guida della sua vettura dotata di un clacson donatole dall’imperatore Francesco Giuseppe divenne la promotrice del cambiamento.

Grazie al suo operato più di 16 mila persone trovarono un impiego in un Paese dove il lavoro scarseggiava e molti intraprendevano lunghi viaggi oltreoceano per sfuggire alla povertà. Ma tanto più grande era stato il successo, quanto più amara la disfatta.

Gli anni Venti segnarono il tracollo dei Florio in quanto lo stato tagliò le convenzioni alla società di navigazione del signor Florio per ragioni strategiche nonché economiche, puntando tutto sul porto di Genova. Nonostante le molteplici difficoltà, Ignazio si impegnò in una disperata ricerca di nuove opportunità, ma dopo altre perdite economiche che avevano ulteriormente aggravato la situazione, le banche ritirarono una buona porzione del patrimonio dei Florio a cui non rimase che la rispettabilità del proprio nome e un’inaspettata incertezza economica che li vide costretti ad abbandonare la terra natia a cui avevano amorevolmente donato una nuovo volto.

Franca Florio o “la stella d’Italia”(come veniva chiamata dall’imperatore tedesco Guglielmo II) si spense nel 1950.

Visse così colei che era stata soprannominata “l’Unica” da Gabriele D’Annunzio, niente di più azzeccato per Franca Florio: la donna che superò le avversità a testa alta e che aveva ridato prestigio a Palermo e alla Sicilia accumulando ricchezze in cui pochi avevano sperato, mossa dall’amore per la propria gente e per la propria terra.