Si aprirà o no la crisi di governo? La domanda aleggia tra i palazzi del potere da giorni, ma l’ora X sta per scattare e bisognerà prendere decisioni in fretta. E mentre il Pd sconsiglia la sfida in aula, Conte non esclude dimissioni subito dopo aver votato il Recovery plan, il documento al centro della querelle con il leader di Italia Viva Matteo Renzi, ma anche il documento che dovrà essere approvato frettolosamente pena l’annullamento o comunque un grave ritardo per l’arrivo dei fondi europei in Italia. Fondi che serviranno a calmierare la grave situazione economica in atto nel nostro Paese.

La maggioranza sembra vacillare, soprattutto dopo che ieri sera il ministro Bellanova ha gettato benzina sul fuoco con le sue dichiarazioni a Sky TG24 Economia: Questo Paese – ha detto – ha bisogno di un colpo di reni e questo Governo sta dimostrando di non essere in grado di farlo. Io non penso che il problema sia nella persona di Teresa Bellanova, né nelle persone che rappresentano Italia Viva, né nella persona di Conte. Io non devo avere un rapporto di amicizia, devo avere un rapporto di fiducia istituzionale, con un metodo corretto. In questo momento c’è una situazione in cui questa correttezza non la vedo”.  “I problemi – ha aggiunto – bisogna affrontarli e risolverli, anche impegnandosi in un confronto serio e rigoroso con la propria maggioranza. O si cercano responsabili, e allora si segue una strada, oppure si cerca di costruire una nuova fiducia all’interno di questa maggioranza”.

Dal suo ufficio il premier dice: “Noi lavoriamo per costruire, il momento è così difficile… Dobbiamo mettercela tutta”. “Non credo che le persone potranno accettare una crisi di governo mentre il Covid uccide – afferma -. La gente non capisce cosa vuole Renzi e non lo capisco neanche io, ma andrò fino in fondo. La verità è che è impossibile fare pronostici”.

Ieri sera si è tenuto il cdm decisivo, arrivato dopo che per tutto il giorno i pontieri hanno lavorato per impedire il deflagrare di una crisi al buio. In tarda serata però gli animi sono ancora inquieti, nessuno è in grado di dare un giudizio su quello che accadrà nelle prossime ore. A rappresentare un’incognita è ancora la possibilità che le due ministre renziane, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, possano dare le dimissioni, come minacciano ormai da settimane, oppure aspettare la luce verde dell’approvazione sul Recovery.

Mentre per il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ospite a Uno Mattina, “una crisi di governo in questo momento indebolirebbe oltre alla classe politica in sé, proprio il Paese”, per il ministro Iv Bellanova “discontinuità è per me la parola chiave”. “Questo governo – afferma in un’intervista al Foglio – non è nato per continuare quello precedente con altre forme ma per marcare un tratto del tutto differente. E questo nonostante il presidente del Consiglio sia sempre lo stesso. Il Recovery è uno dei punti dirimenti. Ma non è l’unico”. “Sono troppi – dice – i nodi irrisolti accumulati. Che si fa col reddito di cittadinanza? Proviamo a correggerlo o lo lasciamo così? Vogliamo o no parlare dei navigator? Vogliamo dire che sullo sblocco dei cantieri abbiamo perso altri sei mesi e che ad oggi siamo ancora fermi alle nomine dei commissari? Posso dire che il modo in cui non è stato affrontato il ritorno a scuola è un irrisolto enorme, una ferita difficilmente rimarginabile?” Il Mes? ”Resta per noi semplicemente imprescindibile – prosegue Bellanova – E poi chiedo: sui servizi segreti ci sono novità o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa?”.

Ancora una volta è il Quirinale a smorzare i toni con il Presidente Mattarella preoccupato per un eventuale vuoto di potere che, in questo caso, vuol dire gestione pratica delle emergenze sanitaria, economica, finanziaria. Mattarella insomma cercherà di garantire che non resti senza guida il complesso quadro di decisioni urgenti tra piano vaccinale, controllo dei contagi, misure più restrittive a cui devono corrispondere ristori e nuovo scostamento di bilancio.

Intanto sul fronte più pratico, ieri sera il ministro dell’Economia Gualtieri ha spedito a Palazzo Chigi le 171 pagine del piano italiano per accedere ai finanziamenti europei anti-pandemia e per la ripartenza previsti dal Next Generation Eu. Il Recovery plan ha dunque subìto gli ultimi ritocchi, e sarebbe (finalmente!) ad un passo dal traguardo.

È a tutti gli effetti il documento della discordia, sul quale si continuano a concentrare le polemiche. Grazie a numerosi interventi il documento è stato migliorato, così come ha ammesso anche la maggioranza. Una parte del fondo finanzierà la banda larga, il piano per i piccoli borghi, il trasporto pubblico locale, gli asili nido, il cablaggio delle scuole, le infrastrutture – fisiche e sociali – e le case di comunità.

Cosa succederà adesso? Su una cosa Conte e Renzi sembrano d’accordo: per il premier “bisogna correre, noi lavoriamo per costruire”; per il leader di Iv bisogna “approvare questo benedetto Recovery e poi facciamo il Ristori 5, non ne posso più di perdere tempo”. Tanto più che “Iv attende risposte sul Mes, sulle infrastrutture, su Autostrade”, perciò “il premier – continua Renzi – si dia una mossa, altrimenti può restare al suo posto quanto gli pare, ma non restiamo al nostro posto noi”.

Oggi il documento del Recovery passerà all’approvazione del Consiglio dei ministri e dunque sarà spedito in Parlamento per poi approdare a Bruxelles per fare compagnia ai piani di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Germania già (puntualmente!) arrivati.