Confesercenti, nuove proteste dei commercianti. Siri: “Io sto con i lavoratori”

Il giorno dopo gli scontri sotto il palazzo del Parlamento per la richiesta da parte dei lavoratori di riaprire le attività chiuse da troppo tempo, sono state montate delle transenne aggiuntive per proteggere la zona vietata al pubblico di Piazza Montecitorio.

Oggi sono tornati a protestare in piazza alcuni commercianti e piccoli imprenditori insieme a Confesercenti, contro le chiusure imposte dal governo. “Ci sentiamo presi in giro”, dicono i lavoratori. “Si sono spesi tanti soldi per i banchi con le rotelle e poi si sono lasciati i ragazzi in dad”, dice un commerciante arrabbiato per l’inadeguatezza dei sostegni. “I ristori da 2-3 mila euro sono un’umiliazione verso chi lavora e paga le tasse”, dice.

Armando Siri: “Lavoratori costretti da oltre un anno a chiusure insensate”

“Io sto con i ristoratori, con i commercianti, con i baristi, con i gestori delle palestre, con gli organizzatori di eventi e fiere e con tutti i LAVORATORI che da oltre un anno sono costretti a chiusure INSENSATE”. Lo ha scritto su Facebook il senatore della Lega, Armando Siri, che da tempo chiede riaperture e si fa portavoce del movimento “Io Apro”. “Non si può tenere chiuso un Paese intero sulla base di suggestioni prive di riscontro scientifico e statistico – scrive nel post -. Il COVID non è un pietanza, che lo prendi al ristorante ma non sull’autobus!  Ad oggi non esiste un solo atto amministrativo o legislativo sulle chiusure e i divieti di spostamento che sia supportato da studi e dati di valore scientifico. Tutt’altro. Sono centinaia di migliaia le attività in stato di fallimento che non potranno più riaprire. Cosa facciamo, li mettiamo in coda a prendere l’elemosina di Stato che tanto piace a certi ambienti ideologici? Il Ministro della Salute risponda alle interrogazioni del Parlamento e la smetta di abusare della sua posizione mantenendo una condotta priva di rigore scientifico e di ragionevolezza” “I danni prodotti da atteggiamenti INSENSATI e decisioni IRRAZIONALI rischiano di essere indelebili e quindi non poter essere in questo caso davvero MAI PIÙ GUARITI”, conclude Siri.

Io sto con i ristoratori, con i commercianti, con i baristi, con i gestori delle palestre, con gli organizzatori di…

Pubblicato da Armando Siri su Martedì 6 aprile 2021

Covid: a Napoli Confesercenti in piazza con quindici croci 

 

Oggi è protesta anche a Napoli: in piazza del Plebiscito sono comparse quindici croci di legno a testimoniare il calvario di altrettante categorie commerciali. A protestare sono gli aderenti alla Confesercenti di quindici categorie merceologiche (benzinai, ambulanti, orafi e gioiellieri, moda, esercenti pubblici, imprese balneari, guide turistiche e interpreti, case vacanza e ostelli, parrucchieri ed estetiste, federazione turismo, sindacato delle discoteche tra le altre) riunitisi in centinaia in piazza del Plebiscito, sede della Prefettura, per chiedere la riapertura immediata dei loro esercizi. Tra i più arrabbiati gli ambulanti: “Non capiamo la differenza tra chi vende alimenti e chi no – spiega uno di loro mentre gli altri scandiscono lo slogan “liberta’, libertà” – . Apriamo tutti da domani, senza distinzioni, non ce la facciamo più. Oppure presentiamoci in massa alla Mostra d’Oltremare per fare i vaccini. E se non ci sono non è certo colpa nostra”.

Sono almeno 50 mila le attività a rischio chiusura e 150 mila gli addetti che potrebbero perdere il posto di lavoro” – spiega il presidente di Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo – prima di salire con una delegazione che comprende anche i responsabili dei settori Moda, Turismo, Trasporti e Servizi dal Prefetto Valentini. “Le croci di oggi – spiega Schiavo ai cronisti – rappresentano il peso che stanno portando le imprese dopo 395 giorni di chiusura a partire dal primo lockdown. Sono il sacrificio di tanti imprenditori, molti dei quali hanno chiuso le loro attività. Sono quindici croci che rappresentano le sofferenze degli imprenditori, il fitto che non riescono a pagare, l’Iva che non riescono a pagare, l’Inps, l’Inail e tante altre tasse. Oggi Confesercenti chiede al Governo con la sua petizione di firme di poter fare un decreto legge per gli imprenditori. Non vogliamo essere accomunati agli altri problemi italiani, sanità o altro, in piazza c’è un’economia oggi, oltre trenta categorie che hanno bisogno di una risposta e la risposta non può che essere un decreto legge a sostegno delle imprese e degli imprenditori”. “Credito a tutti – precisa Schiavo spiegando nel merito le richieste dei negozianti – e bisogna cercare di cancellare delle difficoltà come la segnalazione nella Crif che penalizza gli imprenditori che non riescono ad avere soldi dalle banche. E’ necessario far sentire la voce delle imprese. Settantaquattro categorie che aderiscono a Confesercenti hanno bisogno di poter dimostrare la loro disperazione in maniera civile e onesta”.

“Non vogliamo soldi ma solo lavorare”, gli ambulanti protestano a Lamezia Terme 

Anche a Lamezia Terme gli ambulanti chiedono la riapertura dei mercati e delle fiere. “Noi non vogliamo i ristori – dicono -, vogliamo lavorare, noi lavoriamo all’aperto e non c’è nessuna indicazione scientifica che il virus si trasmetta all’aperto, i nostri colleghi nei centri commerciali non hanno mai smesso di lavorare e sono al chiuso”.