Per Mary Shelley la corrente elettrica era un mistero, una novità intrigante. Quando scrisse a soli diciannove anni il suo Frankenstein (1816) non immaginò di certo che un giorno, in un futuro non troppo lontano, le pellicole cinematografiche avrebbero dato vita alle persone proprio come l’elettricità nel suo moderno Prometeo.
Come Mary Shelley riuscì a stravolgere le leggi naturali con la sua penna, anche gli alchimisti del cinema delle origini tentarono di manipolare la realtà servendosi delle loro lunghe pellicole. E ci riuscirono. Nacque appena dieci anni dopo l’invenzione del cinema, nel 1905, una vera e propria scienza della fantasia: l’effetto speciale.
Il regista catalano Segundo De Chomon fu l’inventore del moderno stop motion. De Chomon capì che cambiando i soggetti in scena a cinepresa momentaneamente ferma si poteva rendere l’effetto della magia. A lui seguirà Emile Cohl, tecnico cinematografico che, ispirato dal breve capolavoro “El Hotel Electrico” di Chomon e dal film dell’americano Stuart Blackton “The Haunted Hotel”, produrrà il primo disegno animato della storia, “Fantasmagoria”, del 1908.
Cento anni di stop motion, quindi. Ma non solo.
Se le moderne tecnologie ci inducono a pensare che tutto sia stato inventato negli ultimi anni e che sia interamente frutto dell’era digitale ciò che di magico vediamo dentro lo schermo, dovremmo ricordarci che nel 1914 John Bray, animatore e fumettista statunitense, brevettò una pellicola in cellulosa trasparente in grado di separare alcuni elementi scenici dal fondale fisso. Nulla di troppo complicato: si trattava di un metodo di creazione di video che stacca i soggetti dal fondale rendendoli indipendenti e, quindi, inseribili in qualsiasi contesto. In un cartone animato, in un disegno fisso, in un fondale registrato o costruito a parte. Per i più esperti, Bray creò il moderno “canale alfa” e la tecnica dello schermo verde, e lo fece più di cento anni fa.
Il fenomeno della fusione tra fantasia e realtà raggiunse il suo apice con il self made man di Burbank, Walt Disney, classe 1901, che riuscì a far interagire un attore in un contesto fantastico con la ormai dimenticata serie “Alice in Wonderland”, del 1923.
Al gigante dell’animazione è attribuita la paternità di Topolino, ma in pochi sanno che a disegnarlo fu l’amico grafico Ub Iwerks, molto più bravo nell’arte figurativa di Walt, che invece eccelleva nella scrittura di sceneggiature. La popolarità di Topolino esplose in “Steamboat Willie”, il primo cartoon sonoro della storia, proiettato nel 1928. Gli studi di Burbank diventarono un mito a livello mondiale e persino Ejsenstejn ammirò il lavoro di Disney, sostenendo che le sue produzioni offrivano “l’oblio, un istante saturo della negazione di tutto ciò che è legato alla sofferenza”. Ma non solo.
Per i paesaggi disegnati a mano Walt Disney inventò la straordinaria Muliplane Camera, marchingegno in grado di ricreare la prospettiva scenica. La Multiplane Camera, che assomigliava ad un armadio di ferro senza ante, era una struttura divisa in piani sui quali veniva collocato ogni diverso “livello” di paesaggio disegnato e pitturato a mano (Il cielo, le montagne, le colline, le case, le strade).
La macchina da presa poteva così muoversi tra i livelli rispettando la veridicità della prospettiva: un’idea semplice e geniale a tal punto da essere ripresa e riprogrammata nei moderni software di effetti speciali. Con la MultiPlane Camera, Disney fu il pioniere dei livelli di Photoshop e After Effects, dello Spazio 2.5D e di tutte le moderne tecnologie che permettono, in digitale, di creare animazioni di ogni sorta.
Il fenomeno del cartone animato interessò il mondo intero: impossibile non ricordare la fiorente produzione dell’animazione giapponese con Hayao Miyazaki, regista ed animatore di “Lupin III – il castello di Cagliostro”, che nel 1985 fondò lo Studio Ghibli. Da non dimenticare le produzioni francesi degli anni ’50 di Paul Grimalut e Jacques Prevert, o di Norman McLaren che, nello stesso periodo, in Canada, incise una banda sonora ed ottenne il suono disegnato.
Se la magia è l’immaginario tentativo di impadronirsi della realtà tramite l’azione, gli effetti speciali e i cartoni animati sono un modo per vivere in mondi sconosciuti, in dimensioni alternative o in sogni disegnati a mano. Gli animatori del passato sono stati stregoni, uomini d’affari, registi e inventori di dispositivi che permettono ancor oggi, nell’era digitale, di fondere la realtà con il sogno.










