Negli ultimi cinque anni sono oltre 600 mila gli italiani che, per le più diverse ragioni, si sono ritrovati con la casa pignorata e successivamente venduta all’asta.
C’è chi ha perso il lavoro, chi ha visto fallire la propria attività, chi – improvvisamente – non è più riuscito a sostenere le rate del mutuo. A quel punto, spesso, non resta che subire la procedura giudiziaria.

Pignoramento, casa venduta all’asta e spese da pagare per la procedura.
Ma a quanto ammontano davvero queste spese?

Accade frequentemente che le Banche, a seguito della vendita giudiziaria, incassino una somma inferiore rispetto a quanto erogato inizialmente. Alla cifra residua vengono infatti aggiunti importi spesso enormi, indicati genericamente come spese, interessi e oneri, che in molti casi raggiungono decine o addirittura centinaia di migliaia di euro.

Così, il mal capitato che si ritrova senza più la propria casa deve fare i conti con l’aggressività delle agenzie di recupero crediti, alle quali nel frattempo le banche hanno ceduto l’intera pratica. Per cifre spesso iperboliche, queste società arrivano a pignorare stipendi e pensioni, colpendo persone che hanno già perso tutto.

Emblematico è il caso di un cittadino ligure: mutuo di 270 mila euro, 24 rate pagate da 1.800 euro ciascuna, immobile venduto all’asta per 257 mila euro. La banca recupera quasi integralmente il capitale erogato, oltre alle rate già incassate. Eppure, al debitore viene richiesto un ulteriore debito di 200 mila euro, ceduto alla società NPL che ne pretende il pagamento.

Di fronte a situazioni come questa, è inevitabile chiedersi come sia possibile che non esistano norme efficaci per impedire simili abusi, che colpiscono soprattutto persone semplici, spesso prive persino delle risorse necessarie per una consulenza legale e per difendersi.

A quando una norma che stabilisca un tetto massimo alle spese di procedura che le Banche possono addebitare al cliente in caso di vendita giudiziaria dell’immobile?