Carlo Bonomi (Confindustria): “Basta veti. Da solo Draghi non può farcela”

Carlo Bonomi
Carlo Bonomi, presidente Confindustria

Siamo chiamati tutti a cambiare. E a farlo in tempi brevi. Brevissimi”. E’ l’appello che il presidente di Confindustria Carlo Bonomi lancia oggi in una lettera a la Repubblica e che rivolge alla politica e all’intera società italiana per vincere la “sfida” delle tre emergenze richiamate dal Capo dello Stato: “quella pandemica con 97 mila vittime finora, quella sociale con 440 mila occupati in meno, quella economica con la perdita di altri 9 punti di Pil.

“Sono cifre amare” scrive Bonomi  e spiega che “per riforme adeguate a cominciare da quella del lavoro, degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, il momento di deciderle è ora, mettendo da parte le liturgie esasperanti che in passato ci hanno resi incapaci. Per avviarle bastano pochi giorni, di confronto costruttivo a oltranza, tutti insieme allo stesso tavolo. Tutti siamo chiamati a cambiare: atteggiamento, metodo e disponibilità“. “Non è una necessità che investe solo i partiti e la politica. – sottolinea il numero uno di Confindustria – L’unità di cui ha parlato il presidente Draghi, ottenendo l’amplissima fiducia del Parlamento, è il vero spirito nazionale di una riscossa a cui ogni forza sociale e culturale del Paese deve sentirsi oggi chiamata. Nei primi giorni del governo Draghi questa profonda consapevolezza non sembra ancora manifestarsi. Ma è un’Italia fondata sui poteri di veto, quella che ci ha impoverito e tagliato le ali ancor prima della pandemia”.

“Abbandonare questa patologia non è facile per i partiti: eppure destra, sinistra e antisistema hanno tutti, nel tempo, compartecipato a governi che hanno fallito. Non è facile per lo Stato, che ha visto crescere sempre più l’incomprensione tra Centro e Autonomie. E non è facile per le forze sociali, con la loro troppo lunga storia di contrapposizioni che per molti risulta arduo abbandonare. Ma bisogna farlo. Non c’è alternativa. E bisogna farlo ora” esorta Bonomi .

Ed è un appello che “Confindustria si sente in dovere di lanciare. Alla politica, a noi stessi e all’intera società italiana. Nella certezza che siano molti in Italia a pensarla così. Stanchi di veder peggiorare il proprio futuro e quello dei propri figli. Ma indisponibili alla rassegnazione o al cinismo dei veti”. “Servire l’Italia non è retorica. – aggiunge – In momenti tragici della storia, istituzioni e italiani hanno saputo sprigionare tutta l’energia e la convergenza necessarie. Ora servono decisioni rapide, riforme efficaci, obiettivi chiari, strumenti misurabili e il più possibile condivisi nell’attuazione. Ogni competenza ed esperienza, ogni rappresentanza di parti e interessi del Paese deve trarre lezione dagli errori comuni del passato. L’alternativa è percorrere una nuova discesa del reddito degli italiani. Non ce lo possiamo più permettere”. “Il Presidente Draghi, pur con tutte le sue qualità, – conclude il leader di Confindustria – non può farcela se lo lasciamo solo. Il fatto che abbia messo la sua competenza e il suo prestigio su questa scommessa, per l’Italia e non per un partito, deve per tutti noi significare la stessa sfida”.