Il Recovery Plan, così come è stato scritto fino ad ora dall’esecutivo dimissionario, presenta molte imperfezioni. Lo dicono in molti e ora lo conferma anche Bankitalia che ha proposto una robusta riscrittura del piano lasciato in eredità dal governo Conte.
Sul piano del metodo Bankitalia chiede una “netta discontinuità con il passato”, nel merito invoca innanzitutto una scelta sulla cabina di regia perché serve una “struttura di governo degli interventi adeguata alla complessità dell’impresa”. Ci vuole, aggiunge, un “efficiente impiego delle risorse” e “riforme” per migliorare l’azione pubblica e l’ambiente economico. Il rischio se perseveriamo nell’errore? Ci troveremo senza sviluppo e con più debito. Dunque “massima attenzione” alla qualità degli interventi. Parole affilate e determinate che sono giunte ieri durante l’audizione sul Recovery Fund del capo economista di Via Nazionale, Fabrizio Balassone.
Utilizzare in pieno le risorse messe in campo con il programma Next generation EU significa assicurare all’economia nazionale una spinta espansiva di almeno due punti percentuali entro il biennio 2023-2024. Ma per farlo serve uno “sforzo sostanziale” sia sul fronte delle riforme da adottare sia su quello degli investimenti da finanziare, ha affermato Fabrizio Balassone. Un intervento il suo che giunge a due giorni da quello pronunciato dal governatore Ignazio Visco al Forex che aveva esortato a puntualizzare progetti e tempi e ad accompagnare il Piano alle riforme necessarie al Paese. Balassone ha ricordato che gli interventi aggiuntivi avranno il valore di circa un 1 punto di Pil all’anno (circa 17 miliardi) e che se vogliamo che abbiano un effetto “moltiplicativo”, cioè stimolino adeguatamente la crescita dell’economia bisognerà cambiare registro e dotarsi di una governance adeguata. Questo perché se i 209 miliardi del Recovery Fund “non saranno impiegati in maniera produttiva i problemi del Paese non saranno alleviati” ma al contrario “saranno accresciuti dal maggiore indebitamento”. Sempre ieri la Corte dei Conti ha lanciato l’allarme sul rischio che la maggiore spesa corrente prodotta dalle misure presenti nella bozza di piano possa “debordare oltre quota 30 per cento”.










