La famiglia di Chiara Poggi non si costituirà parte civile nei confronti di Andrea Sempio nell’udienza preliminare che si profila a Pavia. L’annuncio è arrivato il 1 ottobre dagli avvocati Francesco Compagna e Gianluigi Tizzoni, che assistono i genitori Rita Preda e Giuseppe Poggi e il fratello Marco. «Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti», ha dichiarato Compagna.
La decisione arriva pochi giorni dopo la seconda chiusura delle indagini. Il 28 settembre la Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, ha notificato a Sempio, 38 anni, un nuovo avviso di conclusione delle indagini (415 bis). L’accusa resta quella di omicidio aggravato dalla crudeltà e da motivi abietti e futili e coincide con quella del primo avviso, notificato a maggio. Nel fascicolo sono entrate quattro nuove consulenze e alcune intercettazioni ambientali che non erano state depositate la prima volta.
Gli elementi
Tra gli elementi indicati dalla Procura c’è la cosiddetta impronta 33, l’orma della mano destra sul muro che, secondo l’accusa, sarebbe stata lasciata dall’assassino mentre si sporgeva per verificare se Chiara Poggi fosse morta. I pm mettono in discussione anche gli esiti dei test condotti all’epoca dal Ris di Parma, che avevano escluso la presenza di sangue.
La Procura sostiene, inoltre, che il Dna di Chiara Poggi non fosse presente sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, sequestrata nel 2007, e che questo dato non finì nel fascicolo. Per i consulenti di Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio, quell’elemento lo avrebbe scagionato già 19 anni fa.
Al centro della vicenda c’è un cucchiaino. Nello stesso giorno del 2007 vennero analizzati il campione 29, relativo al cucchiaino trovato sul divano dove Chiara Poggi stava verosimilmente facendo colazione, e il campione bu_p, prelevato sui pedali. La quantità di Dna attribuita ai pedali, 2,78 nanogrammi, risulta quasi identica a quella del cucchiaino. Da qui l’ipotesi degli inquirenti, emersa dall’analisi dei dati grezzi acquisiti a novembre 2025, di un possibile scambio di provette in laboratorio o di un errore nella trascrizione dei dati. Il genetista della Procura Previderè ha invitato alla cautela, ricordando che la qualità dei due campioni è diversa.
I legali dei Poggi hanno escluso che il dato sia stato nascosto alla difesa di Stasi.
La difesa di Sempio
Gli avvocati Liborio Cataliotto e Angela Taccia parlano di «un 415 bis classico» senza novità. La difesa ha 20 giorni per depositare le proprie consulenze e ritiene che non ci siano elementi per un rinvio a giudizio. La madre di Sempio ha ribadito: «Mio figlio non c’entra assolutamente niente».
La richiesta di rinvio a giudizio è attesa entro la fine dell’anno. I legali dei Poggi hanno chiarito che la famiglia sarà invece parte in un eventuale giudizio di revisione proposto dalla difesa di Stasi.
Andrea Sempio resta indagato e, fino a una sentenza definitiva, vale per lui la presunzione di innocenza.






