Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso oggi, 10 settembre, il Tribunale del Riesame di Roma, che ha respinto l’istanza presentata dai suoi difensori, gli avvocati Sergio e Arturo Cola. I giudici hanno inoltre confermato per l’indagato l’aggravante del metodo mafioso.

Il caso

Lavitola è il mandante reo confesso dell’attentato a Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report colpito da un ordigno esploso davanti alla sua abitazione di Pomezia il 16 ottobre 2025. L’imprenditore si trova in carcere dal 10 agosto: due giorni dopo, durante l’interrogatorio di garanzia, aveva ammesso di essere stato lui a ordinare l’azione, sostenendo di volerla motivata dall’intenzione di aumentare la protezione garantita al giornalista, esposto a suo dire al rischio di ulteriori attentati.

La richiesta di domiciliari respinta

La difesa aveva chiesto la sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari, individuando come possibile luogo un’abitazione a Noepoli, in provincia di Potenza, dove Lavitola ha trascorso parte dell’infanzia. Secondo i legali, in Basilicata l’indagato non avrebbe potuto contare sulla rete di conoscenze ritenuta rilevante ai fini cautelari. Il Riesame ha respinto anche questa richiesta.

Le dichiarazioni di Lavitola

Nel corso dell’udienza dello scorso lunedì, Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee, riconoscendo la propria responsabilità come mandante ma prendendo le distanze dalla scelta dei mezzi utilizzati. Ha raccontato di aver affidato un “mandato in bianco” a Gomes Clesio Tavares, a cui attribuisce l’idea di ricorrere a un ordigno. Riferendosi al rapporto con Ranucci, ha parlato di “un grande rapporto di amicizia” da cui sperava di ottenere un “riscatto sociale”.

Le tensioni con Report

La vicenda si intreccia con le tensioni interne a Report: negli ultimi giorni sono circolate indiscrezioni su presunti scambi di messaggi tra persone vicine a Ranucci e alla compagna di Lavitola, Natalia Potenza, ricostruzione che il conduttore ha definito priva di fondamento e che anche i legali di Lavitola hanno smentito.

L’inchiesta è condotta dalla Procura di Roma e resta in corso.