Una maxi multa da 3,5 milioni di euro scuote il mondo dell’editoria digitale italiana e colpisce l’impero costruito da Gianluca Cozzolino, fondatore e amministratore delegato di Ciaopeople, società editrice di Fanpage. A rivelarlo è il quotidiano Libero, che in un approfondimento firmato da Lorenzo Mottola ha ricostruito nei dettagli l’esito di un’ispezione dell’INPS destinata a far discutere.
Secondo quanto riportato, l’INPS avrebbe contestato i contratti applicati ai giornalisti della testata, chiedendo il ricalcolo dei contributi previdenziali sulla base delle retribuzioni previste dal contratto principale firmato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. La conseguenza per Ciaopeople è un conto salatissimo. Ma al di là della cifra, la vicenda solleva un interrogativo più ampio sulle condizioni economiche dei giornalisti impiegati in uno dei gruppi editoriali digitali più influenti del Paese.
Ad anticipare la notizia era stata proprio la FNSI, che aveva parlato di applicazione scorretta dei contratti, sottolineando non solo il danno ai lavoratori, costretti, secondo il sindacato, a operare con stipendi inferiori e tutele minime, ma anche un possibile profilo di concorrenza sleale nei confronti di realtà che applicano integralmente il contratto nazionale.
Fanpage, insieme a Geopop, rappresenta uno dei brand di punta di Ciaopeople, che nel 2024 avrebbe raggiunto ricavi per circa 28 milioni di euro. Secondo dati riportati da Italia Oggi, Cozzolino, che detiene l’86,1% del gruppo, avrebbe percepito nello stesso anno un compenso di 274 mila euro. In uno spot di lancio degli abbonamenti a pagamento, il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, sottolineava come “fare inchieste costa parecchio” e come abbia un prezzo essere indipendenti, senza grandi gruppi alle spalle o finanziamenti pubblici. Per alcuni il paradosso sarebbe evidente: da un lato, infatti Fanpage è spesso protagonista di inchieste e campagne che denunciano presunti bavagli alla libertà di stampa; dall’altro, oggi si trova a dover rispondere a contestazioni che riguardano i diritti dei propri lavoratori.
L’editore, con una nota stampa, respinge le accuse e rivendica la correttezza del proprio operato. Insomma, la vicenda appare tutt’altro che chiusa. D’altra parte, è la stampa bellezza!










