L’assurda normativa sui PEP (persone politicamente esposte) coinvolge chiunque entri in contatto con chi fa politica o ricopre incarichi nelle Istituzioni.

Non solo i famigliari, ma chiunque abbia rapporti con politici, magistrati, dirigenti pubblici, militari e funzionari deve dichiararsi collegato a un PEP, rischiando di vedersi revocare fidi, mutui e prestiti e, soprattutto, di essere collocato in una posizione di alto rischio reputazionale.

La norma stabilisce che politici e funzionari siano tutti presunti corrotti.
Tali individui, secondo la legge (fatta da loro), sarebbero maggiormente predisposti a corruzione e riciclaggio.
Praticamente una dichiarazione preventiva di appartenenza alla categoria dei possibili delinquenti.

Fosse solo per loro questo trattamento, peggio per loro: del resto, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ma il problema è che questo virus si sparge a tutti coloro che intrattengono con loro rapporti.

La normativa sui PEP, prevista dal D.Lgs. 231/2007, modificato dal D.Lgs. 90/2017, obbliga gli intermediari finanziari (le Banche) a controlli rafforzati che si sostanziano, nella realtà, in un aggravamento della posizione del soggetto che, magari non direttamente coinvolto, ma solo perché ha a che fare con un politico o un funzionario pubblico, rischia di rimetterci se ha bisogno di credito o semplicemente perché si trova a dover giustificare pagamenti e transazioni che, per chiunque altro, non richiedono spiegazioni.

A questo si aggiunge un ulteriore profilo di gravità: la mancata dichiarazione dello status di Persona Politicamente Esposta comporta conseguenze penali. Il cliente che fornisce dati falsi o omette informazioni rilevanti è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa da 10.000 a 30.000 euro, ai sensi del D.Lgs. 231/2007, salvo che il fatto costituisca un reato più grave.

La Costituzione afferma che la partecipazione alla vita politica del Paese è un requisito fondamentale per il patto sociale su cui è fondata la Repubblica; eppure la legge finisce per discriminare chi si impegna in politica.
È evidente che l’impegno politico diventa per molti una macchia indelebile nella propria reputazione e pregiudica, o spesso impedisce, qualunque interazione sociale ed economica che invece viene offerta senza vincoli a chiunque altro non sia attivo nella vita politica del Paese.