«La vaccinazione è un dovere morale e civico», dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato parla alla tradizionale cerimonia del Ventaglio al Quirinale. «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso. Il vaccino non ci rende invulnerabili ma riduce grandemente la possibilità di contrarre il virus, la sua circolazione e la sua pericolosità. La libertà è condizione irrinunziabile ma chi limita oggi la nostra libertà è il virus non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo», spiega Mattarella. Che poi aggiunge, sulla scuola: «Occorre tornare a una vita scolastica ordinata e colmare le lacune che si sono formate. Il regolare andamento del prossimo anno scolastico deve essere un’assoluta priorità». E sulle riforme: «Bisogna assumere decisioni chiare, rispettando gli impegni assunti». Il problema però è che, dopo l’incontro tra Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Mario Draghi, si rimanda ad almeno la prossima settimana la decisione su temi cruciali che riguardano proprio le regole, ad esempio, sul funzionamento della scuola da settembre.

Non si sono fermate, intanto, le manifestazioni per protestare contro la decisione di rendere obbligatorio dal 6 agosto il green pass per una serie di attività. Da Trento a Palermo, anche ieri sono state organizzate in tutta Italia manifestazioni per dire no alle restrizioni. Le fiaccolate serali organizzate dal “Comitato libera scelta” si sono svolte in contemporanea a Milano, Torino, Bologna e Padova con slogan e cartelli che accusavano il governo di adottare misure dittatoriali e cori “libertà” e “Giù le mani dai bambini”. A Roma grande partecipazione al sit-in che ha raccolto in piazza del Popolo circa 1500 persone. Presente in piazza anche il senatore leghista Armando Siri, Vittorio Sgarbi, e poi Alessandro Borghi, Simone Pillon, Alberto Bagnai e Antonio Maria Rinaldi. “Sono false le parole di Draghi sui vaccini” ha affermato Siri. Nel corso della manifestazione si sono anche levati cori contro il presidente del Consiglio e il ministro Roberto Speranza.

Riforma della Giustizia, Salvini dice sì a Draghi

L’impasse politica sulla riforma della giustizia si scioglie. La Lega apre alla richiesta di M5S sulla mafia, ma chiede che non vadano al macero anche i processi per violenza sessuale e traffico di droga gestito dalle cosche. Salvini dice sì a Draghi. Giulia Bongiorno ufficializza l’apertura. Poi confermata dallo stesso Salvini che usa le sue stesse parole.

Sono le norme scritte ancora assenti a bloccare per un’intera giornata la commissione Giustizia della Camera che dovrebbe licenziare il testo in vista del passaggio in aula di domani. Ieri sera, intorno alle 19, la stessa ministra della Giustizia Marta Cartabia era pronta ad andare a Montecitorio. Poi, la mancanza di una norma già pronta, l’ha fermata. Nelle trattative della maggioranza si inseriscono le parole dette ieri dal capo dello Stato, Sergio Mattarella: ascolto, mediazione, ma poi «decisioni chiare e efficaci, rispettando gli impegni assunti». Risuonano a conferma di un asse più che solido tra Quirinale e Palazzo Chigi.