II governo ha inviato ieri al Parlamento il testo del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) esaminato sabato in Consiglio dei ministri. Oggi il premier Mario Draghi lo illustrerà alla Camera, domani al Senato. Le Camere daranno via libera al testo con risoluzioni di maggioranza. Mercoledì o giovedì nuova riunione del Cdm per l’approvazione finale e poi il testo verrà mandato a Bruxelles. La Commissione europea darà il suo giudizio entro 60 giorni. Se sarà positivo, l’Italia riceverà 191,5 miliardi di euro fino al 2026: il 13%, circa 24 miliardi, come anticipo entro l’estate di quest’anno, il resto in base allo stato di avanzamento degli investimenti.
Il Pnrr è affiancato da un Fondo complementare di 30,6 miliardi di risorse nazionali in deficit. II totale degli interventi previsti è quindi di 222,1 miliardi. A leggere le schede riassuntive del piano, e le oltre 40 pagine dedicate proprio alle riforme, sono addirittura 26 gli interventi normativi che nelle prime otto settimane di governo Draghi ha delineato per far sì che i soldi siano spesi in modo produttivo, efficiente, con il massimo di ritorno di valore aggiunto per il prodotto interno del Paese.
Citarne alcuni può servire da esempio. Un decreto semplificazioni entro fine maggio, da tramutare in legge entro metà luglio. Un altro con le misure urgenti sugli appalti pubblici. La costituzione di una struttura presso la presidenza del Consiglio per la semplificazione normativa, con un decreto ad hoc a maggio. Una legge delega per la riforma fiscale entro il 31 luglio. E per allora arriverà pure la legge annuale per la concorrenza con cui si interverrà sulla normativa antitrust. La Commissione europea avrebbe preferito aspettare qualche giorno di tempo in più il piano italiano per avere maggiori certezze sul cronoprogramma delle riforme, in modo da dissipare ogni minimo dubbio e “blindare” il testo in vista dell’iter di approvazione. Ma la scelta del governo di voler spedire a tutti i costi il file entro fine mese è considerata «comprensibile» e l’intervento del premier, che ha dato una garanzia «politica» sull’attuazione delle riforme, ha convinto Bruxelles a mettere da parte le richieste di ulteriori chiarimenti.
Il Recovery porta in dote 750 mila occupati in più. Circa la metà del milione e 350 mila che si aggiungeranno da qui al 2024, l’orizzonte di calcolo del Def, il Documento di economia e finanza. Basterà giusto a colmare il divario con il picco di occupati segnati dall’Italia nel giugno 2019: 23 milioni e 850 mila. Ci serviranno cioè quattro anni e una spinta eccezionale da 191 miliardi europei per tornare alla casella di partenza. Ad un’Italia comunque fanalino di coda – nel 2019 come oggi – per l’occupazione di giovani e donne, al top delle classifiche Ue per Neet, ragazzi che non studiano, non si formano e non lavorano. Non è ancora possibile calcolare quanti dei 750 mila nuovi occupati trainati dal Pnrr saranno giovani e donne. Ma certo la “quota” inserita all’ultimo nel documento da oggi in Parlamento – e sollecitata dal neosegretario Pd Enrico Letta – potrà forse dare una spinta. «Il governo monitorerà attentamente gli impatti delle misure per l’occupazione femminile, giovanile e nel Mezzogiorno», si legge nel testo, con riferimento ai tre divari (genere, generazionale, territoriale) da colmare. Tempi troppo stretti, invece, per il via dal 1° di luglio all’assegno unico.
Si fa strada l’ipotesi di una partenza light nel 2021 che rimanda la vera riforma a gennaio del prossimo anno: sono tanti i nodi ancora da sciogliere per far decollare il più importante riordino delle misure di sostegno alle famiglie. Il disegno, inserito tra le «riforme di accompagnamento al Pnrr» del Governo Draghi, vale oltre 20 miliardi di euro grazie alle risorse aggiuntive stanziate con le ultime leggi di Bilancio. Risorse che, si legge sempre nel Piano, «saranno gradualmente potenziate», con l’obiettivo di dare vita a un unico contributo al fine di raggiungere in modo universale e progressivo tutte le famiglie con figli a carico under 21, inclusa la platea degli attuali “esclusi” dalle prestazioni in vigore.
Recovery, Orlando: “Fondi possibili a luglio ma pregiudizi in Ue”
Parla di “pregiudizi” sull’Italia a Bruxelles il ministro del Lavoro Andrea Orlando in un’intervista al Corriere della Sera, ma ritiene che Palazzo Chigi abbia dato all’Europa tutte le garanzie e, “se pure partiti in ritardo”, è ottimista sull’arrivo già a luglio dei primi miliardi del Recovery. Orlando in merito al motivo per cui si è arrivati alla prova di forza’ con l’Ue: “Prima per l’instabilità del Conte bis e poi per la caduta dell’esecutivo, abbiamo dovuto interrompere il lavoro di preparazione del Pnrr. La crisi, come avvertivamo in quei giorni, non è certo una cosa utile”.










