All’interno del nuovo gruppo interparlamentare di sinistra, creato dall’ex coalizione di governo M5S, PD e LeU, già si litiga. A dirlo non è un giornale di destra bensì la Repubblica. Da rampa di lancio per resuscitare l’alleanza giallorossa, ferita a morte nella caduta del Conte II, a semplice coordinamento parlamentare per meglio supportare Draghi e arginare il centrodestra a trazione leghista. La rivolta interna ai Democratici ha finito per togliere valenza politica all’intergruppo costituito l’altro ieri.

E sembra che lo stesso premier Mario Draghi abbia inviato segnali di contrarietà. Pare che l’operazione sia nata su richiesta dei grillini per rassicurare quanti, dentro alle fila pentastellate, stavano meditando di votare contro la fiducia. Il fatto è che l’intergruppo è stato caricato di orizzonti più ampi del dovuto. Dalla stampa? Dalla politica stessa? Ah, saperlo.

Di fatto sembra che l’operazione sia ora vissuta come un tentativo di Zingaretti di rinsaldare il patto strutturale con i 5S e di volerlo proiettare – senza che il partito ne abbia mai discusso – nell’agone elettorale delle prossime amministrative. Nei Dem è l’ora dei sospetti e dei veleni. Renzi, come al solito, mette benzina sul fuoco: “Mi sembra una strategia che distrugge tutti i sogni riformisti del Pd, ma son contento per noi perché si apre una prateria”. Brutale la replica di Michele Bordo, fedelissimo del segretario dem: “I sogni riformisti li hai uccisi tu con il 18%. Noi, malgrado te, stiamo ricostruendo”.

Giuditta Pini (PD) rincara: “Le alleanze non si decidono con gli intergruppi. Le alleanze, specie se strutturali, si decidono con i congressi. Altrimenti si gioca alla subalternità strutturale, cosa che sta riuscendo piuttosto bene”.

Debora Serracchiani, vicepresidente del Pd, questa mattina a “Radio Anch’io” su Rai Radio1 ha specificato: “Il rapporto con i 5 stelle lo abbiamo consolidato con il precedente governo. E’ un patrimonio che non dobbiamo disperdere, ma ovviamente come ha detto anche Salvini ieri, non c’è nulla di irreversibile a parte la morte”. “In merito all’intergruppo – ha spiegato – abbiamo cercato di fare un coordinamento stretto sugli atti parlamentari. Il Senato è complicato a livello di numeri”. E ancora: “Credo che il Pd debba saper guardare al centro e a sinistra. Ci sono tantissime realtà che guardano a noi con interesse, bisogna saper dialogare con tutti”.

Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, intervenendo poco fa alla Camera durante la discussione generale sulle comunicazioni programmatiche del presidente Draghi, ha detto: “Sarò chiaro, lapidario: la sua agenda è la nostra agenda, la sua visione è quella che mancava. Noi non creiamo intergruppi, non ci sono distinguo”.

E il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, in un’intervista al Giornale, commenta la proposta di un intergruppo di centrodestra da parte di Giorgia Meloni (FdI): “Ne parleranno i leader di Fratelli d’Italia e della Lega con Berlusconi nei prossimi giorni. Già martedì c’è stato un incontro con Salvini dei nostri ministri. In tutta sincerità, però, a noi non serve l’escamotage dell’intergruppo. Semmai va bene per il centrosinistra dove sono più frammentati e litigiosi. Il centrodestra, nonostante la diversa posizione su Draghi della Meloni, ha dimostrato una forte coesione”.