Nella riforma fiscale del governo Draghi c’è l’intenzione di ricostituire l’Irpef, rivedendo aliquote e scaglioni e mantenendo la progressività. Fra gli obiettivi anche meno tasse sul lavoro, semplificazioni e lotta all’evasione.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, ieri ha aperto ad un tavolo di lavoro con le altre forze politiche per attuare una riforma che punti a una pace fiscale con saldo e stralcio e alla riduzione dell’Irpef, come aveva chiesto il giorno prima anche il senatore Armando Siri, membro della Segreteria Politica e responsabile del programma della Lega. “Se il Presidente incaricato Mario Draghi leggerà la nostra proposta di Riforma Fiscale, già depositata in Parlamento, potrà verificare che rispetta pienamente il principio della progressività previsto dall’Art. 53 comma 2 della nostra Costituzione“, aveva scritto ieri Siri.
Giorgia Meloni ha subito replicato: “Dispiaciuta che sia stata esclusa la flat tax”. Una stoccata a Matteo Salvini che ha replicato così: “La nostra proposta di flat tax è progressiva. La Flat tax al 15% forfettaria è già in vigore fino ai 65.000, alzare la soglia fino a 100.000 euro darebbe respiro agli autonomi. Per noi però – ha continuato – il principio fondamentale è che non ci siano nuove tasse e Draghi ci ha detto che non ci saranno ma che anzi l’obiettivo è quello di abbassarle”.
Il cuneo fiscale per il singolo lavoratore in Italia è aumentato di 0,2 punti, dal 47,8% nel 2018 a 48,0 nel 2019 (dati Ocse). Nel 2020 intanto la produzione industriale è diminuita dell’11,4%: il secondo peggior risultato, dopo quello del 2009, della serie storica elaborata dall’Istat.
Tutti dati che mostrano plasticamente come servirebbe una tassazione adeguata che metta il “turbo” ai consumi. È per questo che il tavolo di lavoro aperto da Salvini diventa ancora più importante e urgente.










