115mila imprese, con una proiezione occupazionale di circa 300mila addetti, sarebbero sull’orlo di una crisi. Non solo di nervi, ma reale, economica. A rischio chiusura definitiva, si intende. L’effetto della crisi pandemica rischia di avere pesanti conseguenze sull’anno in corso. Più pesanti rispetto al 2020. Lo indica Cerved Group che ha analizzato i trend sul rischio di impresa. E il 2021, a giudicare dalle stime sulle probabilità di default del sistema, potrebbe segnare una brusca inversione di tendenza: il tasso di rischio stimato al 4,5% dell’era pre-Covid salirà al 6% a fine 2021. Un balzo che vale il 34% e che sintetizza le difficoltà prospettiche cui potrebbe andare incontro il sistema delle imprese.

I peggiori risultati, da questo punto di vista, sono ipotizzati per tutto ciò che gravita attorno al turismo e ai servizi di ospitalità e somministrazione di cibi, che a fine 2021 saranno ancora 40 punti al di sotto dei livelli pre-Covid. Tutti settori che hanno subìto più di tutti lo smacco delle chiusure forzate e generalizzate dovuti ai lockdown nell’ultimo anno.

Nell’ambito legato al turismo e ospitalità (alberghi e ristoranti), vi sono le prospettive più cupe, con tassi probabili di default che arrivano nei casi peggiori al 14%: il che significa che un’azienda su sette rischia di non riaprire mai più.

Pharma, elettronica e alimentare reggono meglio la crisi, con i consumi spinti dalle chiusure.

I picchi superiori sono per Sud e isole, dove il tasso di default probabile sale al 7,3-7,5%, mentre nelle aree più virtuose di Nord-Est e Nord-Ovest si scende al 5,5-5,7%. Insomma, piove sempre sul bagnato. Il Sud, già martoriato da un’economia in forte difficoltà rispetto al nord Italia, si ritroverà con un ulteriore, pericolosissima, stangata.