Oltre due milioni di partite Iva sono rimaste ferme durante il lockdown fino al 3 maggio dello scorso anno. In pratica il 40% dei 5,3 milioni di soggetti che compongono la galassia degli indipendenti, tra professionisti, imprenditori e altre partite Iva. Ancora per tutto il mese di maggio lo stop ha coinvolto il 28% degli indipendenti. E per molti si protrae tuttora: basti pensare ai lavoratori dello spettacolo o del turismo. È il bilancio del primo impatto dell’emergenza Covid-19, contenuta nel Rapporto sulle libere professioni, presentato nei giorni scorsi da Confprofessioni. La crisi ha colpito fatturati già al mimimo: 35mila euro per i professionisti con gli Ordini e 15mila per chi è senza Albo.
Intanto i 32 miliardi di scostamento di bilancio, decisi poche settimane fa per alimentare l’ipotetico decreto “Ristori 5”, con ogni probabilità continueranno a contemplare anche gli aiuti a professionisti e autonomi, come nelle intenzioni del Governo Conte-bis. Ma in una direzione ancora tutta da vedere, che sarà il nuovo Esecutivo a dover indicare. La ripartenza degli aiuti avrà l’imprinting di Mario Draghi, che già l’anno scorso aveva sollecitato il sostegno immediato alla liquidità su vasta scala, esortando a mobilitare in ogni modo l’intero sistema finanziario, per proteggere i cittadini e l’economia “contro scossoni di cui il settore privato non ha nessuna colpa, e che non è in grado di assorbire”. Con il passare dei mesi è diventato sempre più chiaro che la strategia degli aiuti a fondo perduto serve a far fronte allo shock iniziale, ma non basta a garantire né il sostentamento, né il rilancio delle attività economiche nel medio periodo. È per questo che oggi diversi quotidiani rilanciano l’idea del senatore leghista Armando Siri di riportare in auge la flat tax e rilanciare spese e investimenti, in una fase della storia molto complicata.










