Primo giorno di consultazioni andato liscio per Mario Draghi. Facile a dirsi. Il primo appuntamento con la politica di parlamento era con i partiti che parlano la sua stessa lingua. Intorno al lungo tavolo nella sala della biblioteca di Montecitorio, i primi incontri di Super Mario sono stati con Più Europa di Bonino e Della Vedova, Azione di Calenda e i Radicali italiani. L’entusiasmo è contagioso. Draghi sa benissimo che lo scoglio duro deve ancora arrivare, ma non sembra preoccupato.

D’altronde in queste ore è fortemente cresciuto il fronte del sì al premier incaricato. Oggi sono attesi a Palazzo Italia Viva, Partito Democratico, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Tutti d’accordo sul sì, tranne la leader di FdI, Giorgia Meloni, che è assolutamente contraria e indica di andare al voto. Domani si chiuderanno le consultazioni con Lega e Movimento 5Stelle.

Silvio Berlusconi “resuscita” e dopo ben 5 mesi esce allo scoperto – nel vero senso della parola – dando l’addio a call, videochiamate, zoom e approdando in capitale per guidare le consultazioni del suo partito e per parlare di persona con Draghi. Il leader di FI ha da subito condiviso la scelta di Mattarella di indicare un governo istituzionale con l’ex presidente della BCE, ma ha voluto esporsi solo più tardi per non dividere la coalizione di centrodestra. In realtà non stava nella pelle: “L’ho indicato io” Draghi, “io l’ho nominato, io l’ho voluto”. La scelta di Mattarella “va nella direzione che abbiamo indicato, quella di una personalità di alto profilo istituzionale” per formare un governo con “le migliori energie del Paese”, dove chiaramente FI vorrà la sua fetta.

Zingaretti spera che Super Mario non ecceda e fermi il perimetro dei consensi al modello Ursula, che vuol dire la vecchia maggioranza più Forza Italia, lasciando a terra la Lega. “Stiamo lavorando per avere un governo forte – dice Zingaretti a La Stampa -. E pur nel fuoco della crisi, stiamo difendendo le nostre alleanze”. “Mario Draghi ha appena iniziato, è una nuova e grande chance per l’Italia: non sarà perduta”, ha assicurato il leader dem, “noi stiamo tenendo i nervi saldi, per difendere un’area parlamentare e di governo molto ampia: 157 senatori e 321 deputati, unico vero argine al ritorno indietro verso derive sovraniste, antieuropee e illiberali”. “Il presidente incaricato è al lavoro e sono sicuro che troverà ampie disponibilità da parte di tutte le forze responsabili”, ha aggiunto.

Due dichiarazioni quasi in contemporanea hanno dato una spinta ieri al governo Draghi. Dopo le prime forzatissime chiusure di Vito Crimi del M5S, Luigi Di Maio ha invitato alla “maturità” il suo Movimento, rivendicando di essere la prima forza in Parlamento, ai colleghi di partito ha detto che “nel rispetto istituzionale che viene prima di tutto abbiamo il dovere di ascoltare e poi decidere”. Conte si è presentato in piazza Colonna davanti ai cronisti per ringraziare Mario Draghi e il capo dello Stato e per sostenere che anche lui sta lavorando per il bene del Paese: “Lavorerò per il bene del Paese, non sono un ostacolo alla formazione” dell’esecutivo. Conte però chiede, come Di Maio, un esecutivo a caratura politica, perché le scelte politiche “non possono essere affidate a squadre di tecnici”.

Ma in una situazione che cambia di ora in ora, i punti fermi sembrano il sì di Forza Italia e il no deciso di Giorgia Meloni che continua a considerare solo il voto contrario o l’astensione. La leader di Fratelli d’Italia stuzzica: “Non metto in discussione la serietà di Mario Draghi, che non conosco, metto in discussione la serietà di quelli che stanno andando con lui al governo”. Precisando di riferirsi a Matteo Renzi.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, rimane al momento “incerto”. Nelle dichiarazioni rese ieri ai giornalisti, “scortato” da Giorgetti, ha confermato che aspetterà il confronto con Draghi, ma ha fatto sapere, senza giri di parole, che il Presidente incaricato dovrà eventualmente scegliere tra Grillo e la Lega. E intanto, nel corso della segreteria politica della Lega, sono emersi i punti programmatici da portare a Draghi come flat fax, saldo e stralcio, pace fiscale. Tutte battaglie che da sempre la Lega porta avanti, soprattutto grazie agli interventi legislativi del Senatore Armando Siri, responsabile del programma della Lega. “Anche ai più distratti – ha affermato Siri – è stato chiaro fin dall’inizio che la Lega tramite il suo segretario federale non ha escluso a priori un confronto con Mario Draghi mettendo al centro i contenuti. Flat Tax al 15%, Pace Fiscale e Saldo e Stralcio, ripartenza dei cantieri e realizzazione delle Infrastrutture per la Logistica, riapertura immediata in sicurezza delle attività, temi che notoriamente mi stanno a cuore e sono oggetto di precise iniziative legislative che portano la mia firma”.  “Questo per ribadire che i governi se si fanno non è per spartirsi delle poltrone, ma per corroborare di obiettivi un cronoprogramma che deve poi essere concretamente realizzato perché’, a differenza dei ‘tecnici’, i politici si devono confrontare con il giudizio degli elettori e gli elettori chiedono iniziative urgenti per far fronte al grave stato di crisi economica in cui versa il Paese nel suo complesso – aggiunge -. Se siamo in grado di garantire il rispetto di un cronoprogramma conciliandolo con le posizioni legittime di tutti gli altri eventuali partner è un conto, se invece fare un governo significa essere vittime della forma pensiero ‘fate presto’ per non si sa cosa o per avallare iniziative che potrebbero acuire le tensioni economiche e sociali nel Paese, allora temo che sarà difficile”. “Ricordo che uno dei problemi più urgenti che si troverà di fronte il prossimo governo è far fronte alle nuove forme di povertà che stanno crescendo nel Paese. I nuovi poveri, ovvero coloro che fino a ieri avevano un lavoro e l’hanno perso ritrovandosi senza prospettive, sono in aumento”.

Per il governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato dal Corriere della Sera,Matteo Salvini saprà muoversi con senso di responsabilità nei confronti del paese, e anche responsabilità nei confronti della nostra identità”. “Nel senso che – precisa – Salvini affronterà il colloquio con Draghi mettendosi al tavolo ascoltando senza pregiudizi i progetti di governo del presidente incaricato. E il famoso tema dei punti fondamentali: si va al tavolo per verificare se sia possibile lavorare”. Un lavoro che potrebbe arrivare anche al coinvolgimento della Lega nel Governo: “Matteo Salvini ha il pieno mandato di tutti noi, rappresenta un movimento che oggi è la forza più significativa del paese e dunque tutto dipenderà dal significato che vorrà dare Draghi all’interlocuzione con la Lega. Quali priorità vorrà condividere e se tutto ciò si potrà trasformare in un percorso comune”. E su Mario Draghi afferma: “E un personaggio di indiscusso standing internazionale. È innegabile e saremmo poco onesti intellettualmente se non lo dicessimo: è l’uomo che ha riscattato l’immagine dell’Italia attraverso tutta la sua carriera in particolare nei suoi otto anni”.