Quanto ancora i social potranno decidere cosa è giusto e cosa non è giusto pubblicare sulle loro piattaforme? Chi, soprattutto, lo decide e con quale diritto? Tutte domande che la politica italiana ed estera, ma anche l’opinione pubblica, hanno iniziato a farsi soprattutto da quando, negli ultimi mesi, è iniziato un duro braccio di ferro tra il presidente Usa Donald Trump e le big tech. Pochi giorni fa, ad esempio, è stato chiuso il profilo Twitter del tycoon.
Il fatto non è isolato, però. È notizia di soli pochi giorni fa la censura del profilo Twitter di “Libero Quotidiano”. Per alcuni si era trattato di un vero e proprio “attacco politico”.
“Ha dell’ incredibile che un’impresa economica la cui logica è volta al profitto, come è giusto che sia, possa decidere chi parla e chi no“. Il professore e filosofo Massimo Cacciari ne ha parlato in un’intervista a “la Repubblica”. Quella che stiamo vivendo è “una manifestazione di una crisi radicale dell’idea democratica e se alcuni democratici non lo capiscono vuol dire che siamo ormai alla frutta. Twitter e Facebook sono dei privati, non possono togliere la parola. Se non c’è una struttura politica che decide un controllo preciso su questi strumenti di comunicazione e di informazione decisivi ormai per le sorti delle nostre democrazie, è evidente che saranno gli Zuckerberg di questo mondo a decidere delle nostre sorti”.
Siamo convinti che qui la polemica sia nettamente superiore a meri interessi partitici o ideologici. Qui, la polemica è se un privato come Facebook o Twitter possa davvero farsi carico di una censura così importante. L’importanza deriva dal fatto che oggi i social network rappresentano un megafono importante e assolutamente fondamentale per la politica e per tutta la democrazia. Questo è un fatto che non si può trascurare e quando Facebook o Twitter censurano lo sanno benissimo, fanno solo finta di ignorarlo. Lo stesso amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey, ha riconosciuto che il blocco di Trump ha creato un “precedente” pericoloso ma ha comunque ribadito di ritenere di aver fatto la cosa giusta.
Ma chi stabilisce cosa è giusto? Chi sancisce cosa è sbagliato? Chi conserva la verità assoluta?
Diceva Platone: “Così la democrazia muore: per abuso di se stessa”. L’abuso di potere che le big tech stanno guadagnandosi in silenzio, è sintomatico di quanto sarà facile in futuro che esse stesse possano regolare a loro piacimento la discussione pubblica e l’opinione comune.
Nei prossimi mesi e anni dovremo prestare massima attenzione affinché la democrazia non si ubriachi di eccessiva libertà, confondendola con la verità assoluta. L’ordine delle cose non è scontata ed esiste quando ci sono delle regole precise. La censura non è mai una regola, ma rappresenta l’ostacolo più grande alla creazione della dialettica politica, di un’opinione pubblica e, quindi, del concetto più brillante di democrazia (dal greco antico: démos, «popolo» e krátos, «potere»). Starà a noi proteggerla.










