Ci siamo sintonizzati sulla frequenza della paura, è ora di cambiare canale.
Il 2020 è stato l’anno delle sabbie mobili per la frequenza emotiva collettiva che ci ha indotti alla paura, al terrorismo mediatico, all’ansia, all’isolamento, acuendo le condizioni di disagio – sconforto – e malinconia diffusa su larga scala. La Pandemia ha toccato le corde più fragili della nostra esistenza, ovvero il terrore recondito della morte.
Nelle situazioni di crisi, di forte stress, esce il meglio e il peggio di ognuno di noi. Quest’anno ha fatto sì che affiorassero in maniera distinta tutte le contraddizioni dell’animo, del pensiero, dell’atteggiamento. La delazione ha sostituito l’educazione, la depressione ha sostituito la Costituzione, la voglia di viaggiare è stata sostituita dalla navigazione (in rete), e così via.
All’inizio non è mancata l’ondata di ottimismo, ma il collante dell’”andrà tutto bene” e del “ne usciremo migliori” si è logorato quando anziché giorni, l’assenza di mobilità si è avviluppata a grappoli di mesi. Adesso iniziamo a saggiare i primi segnali di preoccupazione che questo 2021 possa essere ancora foriero di restrizioni.
Nella trilogia del Batman di Christopher Nolan c’è una scena molto evocativa di quanto bene e male, speranza e disperazione, siano legati a doppio filo dalla stessa matrice. Joker ne Il Cavaliere Oscuro fa un discorso al suo alter ego:
“Non parlare come uno di loro, non lo sei! Anche se ti piacerebbe… Per loro, sei solo un mostro, come me!
Ora gli servi. Ma tra un po’… Ti cacceranno via. Come un lebbroso! La loro moralità, i loro principi, sono uno stupido scherzo. Li mollano non appena cominciano i problemi.
Sono bravi solo quanto il mondo permette loro di esserlo. Te lo dimostro. Quando le cose vanno male, queste… Persone ‘civili’ e ‘perbene’, si sbranano tra di loro. Vedi, io non sono un mostro; Sono in anticipo sul percorso!”.
Lo scrittore giapponese Haruki Murakami, noto per i suoi best seller venduti in milioni di copie e tradotti in oltre 50 lingue, durante uno show di Capodanno trasmesso in radio ha sensibilizzato l’opinione pubblica perché “Il nostro futuro incerto sta scatenando un senso di paura, rabbia e bisogno di evasione tra le persone, che penso sia il pericolo più grande”. Colpa anche di una Politica avara di parole che possano “raggiungere il cuore delle persone”.
Nulla esiste senza il suo opposto. È evidente quindi che dobbiamo raccogliere dentro di noi la luce necessaria per risalire la china della scala emozionale, e fare un po’ di zapping per cambiare canale alla nostra frequenza. Si è parlato moltissimo di resilienza, che sostanzialmente è la capacità di tornare alla propria forma originaria dopo aver subito uno shock. Affianco a ciò dobbiamo ritrovare il concetto di scopo, senza il quale gli eventi esterni ci trascinano a largo, facendoci perdere la meta.










