Il lavoro spirituale all’interno della comunità e dei nuclei familiari, così come il lavoro su noi stessi, può aiutarci ad attrarre relazioni appaganti. È il letmotiv del discorso di Sennar Karu, che abbiamo intervistato per Edizione Straordinaria.

Sennar Karu è uno Yogi, discepolo del maestro indiano Paramhansa Yogananda, autore, ricercatore e divulgatore spirituale. Ha tenuto centinaia di conferenze e seminari incontrando, negli anni, migliaia di persone. Pubblica quotidianamente sui suoi profili social e sul canale YouTube articoli e video per l’evoluzione ed una profonda comprensione spirituale.

In che modo possiamo intendere la famiglia e la vita di coppia in senso spirituale e costruttivo?

La famiglia (dal latino “servitore, domestico”) è una piccola comunità in cui l’individuo umano nasce, si sviluppa e cresce. In quanto comunità, la famiglia, serve un proposito importante e positivo per l’evoluzione dell’individuo ma anche di tutta la specie umana. Così come l’individuo singolo nasce dall’unione di due, così l’uomo, per sua atavica e ancestrale natura, sente il bisogno di unirsi ad altri per costruire qualcosa di più grande. Ed è questo stimolo potente (sebbene ancora non pienamente sviluppato) che ha consentito all’uomo, nel corso della storia, rispetto ad altre specie animali, anche di grande intelligenza, di costruire città e comunità evolute basate sulla cooperazione. Non è sufficiente, infatti, solo l’intelligenza per avere successo. Pensiamo a quanto l’uomo è riuscito a fare finora soltanto applicando forse l’uno percento della sua capacità di unirsi agli altri per propositi comuni. La capacità di unire e servire è quindi, senza dubbio, alla base del progresso umano in ogni ambito e direzione. La famiglia dovrebbe, perciò, essere il nucleo in cui l’individuo sviluppa le sue buone qualità, un laboratorio in cui imparare i fondamenti del giusto vivere e gli eterni principi di verità, giustizia, saggezza, amore e rispetto. Tuttavia, questo, accade raramente perché è ancora fortemente radicato il concetto di famiglia, come un gruppo separato e distinto, in competizione con il mondo e gli altri. “Soltanto noi quattro, fuori tutti gli altri” è il pensiero comunemente diffuso. E’ evidente che questa modalità non ha condotto l’uomo ad una felicità completa. La famiglia, in senso spirituale, è un centro che si espande verso l’esterno ad includere non soltanto “noi quattro” ma anche gli altri, diventando un laboratorio per sviluppare le buone qualità come la pazienza, l’amore, la saggezza, la cooperazione e così via.

Il vero scopo della famiglia nella comunità, quale formatrice dell’individuo, è quello di espandere la gioia, la perfezione e la soddisfazione della persona, e questa gioia aumenta quando la famiglia insegna come espandersi oltre i confini del proprio piccolo recinto, dei propri desideri personali e del proprio egoismo. Tanto più siamo espansivi, inclusivi, rispetto al bene degli altri, tanto più sentiamo un senso naturale di gioia profonda. Si scopre, così, che c’è una grande gioia nel dare, oltre che nel ricevere. In riferimento a questo nulla nella storia umana ha avuto e avrà un impatto in questa direzione quanto lo ha la spiritualità che è la ricerca della nostra vera natura di anime che ci unisce tutti come figli di Dio. Quindi, l’umanità, deve progredire in questa comprensione, imparando ad incarnare questi principi prima singolarmente, poi nel rapporto di coppia, poi nella sua nuova famiglia, e da questa fino ad includere il mondo con tutte le sue razze e diversità. Il progresso verso l’amore e la fraternità non deve conoscere limiti nella sua espansione.

In questo momento storico c’è tanto bisogno di ritrovare il benessere sia fisico che mentale. Quanto può essere utile alla comunità, oggi, il fatto che sempre più persone intraprendano un percorso di crescita personale e spirituale?

La spiritualità è fondamentale perché, in fondo, veniamo tutti da Dio. Siamo onde del suo oceano infinito, ed è soltanto tornando a Dio (interiormente) che troviamo la vera felicità, la pace ed il compimento in tutte le direzioni. Questo è il fine della spiritualità. Gesù disse: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta”.

La spiritualità può aiutarci anche a risolvere i conflitti in famiglia?

Certamente sì perché, in primo luogo, ci aiuta a risolverli in noi stessi, facendoci diventare individui migliori. Se la coppia si concentra nello sviluppare obiettivi elevati insieme, come appunto, la ricerca della verità spirituale o il voler realizzare qualcosa che sia di beneficio per tutti, e non ha come soli obiettivi il godimento reciproco, l’acquisto di beni e proprietà e così via, progredisce velocemente e sperimenta una felicità e una stabilità mai conosciute prima. Una coppia dovrebbe formarsi per comuni inclinazioni etiche, intellettuali e spirituali. Queste qualità comuni garantiscono, nel tempo, la felicità e la durata della relazione. Sempre di più le persone (anche a causa del martellante influsso dei media) si scelgono ed uniscono semplicemente sulla base dell’attrazione fisica che è un fattore evanescente e non durevole e, da solo, non può garantire il successo e la felicità.

È questo secondo te, il motivo per cui, in questo secolo a livello mondiale, sempre più coppie sono in crisi?

Si, pochi si occupano di conoscere l’altro nelle sue inclinazioni fondamentali a livello umano, etico e spirituale, perché non hanno neppure conosciuto approfonditamente se stessi. Il primo passo, dunque, è quello di vivere una vita guidata dall’obiettivo di espandersi verso una sempre maggiore consapevolezza di sé, una maggiore sintonia con lo scopo dell’anima. L’aspetto fisico, come detto, è secondario perché non può garantire da solo la felicità.

Quali sono, quindi, i passi da seguire per poter essere felici e appagati in una relazione?

Potremmo sintetizzarli in alcuni punti:

  1. Unirsi sotto obiettivi etici, morali, spirituali e di pensiero elevati per perseguire insieme una maggiore felicità;
  2. Operare in sinergia per l’arricchimento reciproco, l’espansione, non solo della propria ma anche dell’altrui felicità;
  3. Compiere insieme azioni di altruismo e amore, che appagano più di qualsiasi altra cosa;
  4. Praticare quotidianamente la propria disciplina spirituale ispirandosi a vicenda, che può includere: la preghiera, la meditazione, la pratica dello yoga, la lettura di libri ispiranti e così via;
  5. Comprendere l’importanza della moderazione;
  6. Attuare uno stile di vita semplice e con ideali elevati;
  7. Sviluppare la capacità di mettersi da parte per ascoltare l’altro.

Se, tuttavia, soltanto uno dei due componenti della coppia possiede inclinazioni spirituali egli dovrà cercare di rispettare l’altro tentando però di ispirarlo soprattutto nell’esempio, mostrando nella pratica come una vita semplice, con propositi elevati, può condurre ad una completezza e felicità superiori.

Da sempre, il cattolicesimo, che è la religione più diffusa nel nostro paese, ha un’idea tradizionale di famiglia, che esclude le coppie omosessuali e le coppie di fatto. Nonostante l’attuale Papa abbia mostrato particolare attenzione e sensibilità verso le coppie omosessuali, secondo il cattolicesimo, il matrimonio può essere celebrato solamente tra un uomo e una donna, e solo a seguito del matrimonio, si può parlare di famiglia. Che cosa si intende invece per famiglia spirituale?

Alla luce di quanto abbiamo detto finora, la famiglia è semplicemente il nucleo che serve un progetto luminoso di condivisione e crescita per il bene di tutti. Indipendentemente dal genere sessuale e dalle preferenze dei singoli membri della coppia. Lo scopo della spiritualità è quello di condurci a realizzare la nostra vera natura, che è quella di essere figli di Dio e, quali figli di Dio, dobbiamo riconoscere l’altro come una manifestazione del padre infinito. Da questo riconoscimento (interiore e non soltanto filosofico) maturano il rispetto, la comprensione, la tolleranza, la pace e la fraternità.

Il matrimonio è funzionale all’evoluzione spirituale?

Soltanto quando serve i propositi di cui abbiamo parlato, quando c’è buona volontà da parte di entrambi nel procedere in questa direzione. Diversamente sposarsi soltanto per coronare l’idea di un sogno, per incrementare lo stato sociale o per attrazione puramente estetica senza conoscersi approfonditamente può risultare addirittura deleterio sotto tutti gli aspetti. Oggi ci si sposa troppo in fretta e sono in grande aumento i divorzi dopo appena un anno o pochi mesi.