“Cerco di essere sempre corretto e di parlare a nome di tutte le case farmaceutiche: non mi piace confondere i piani, ma ovviamente il nostro è un vaccino in più che arriva e darà una mano”. Così Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria e ad di Janssen Italia, in una intervista a La Stampa in cui spiega che una prima fornitura del vaccino Johnson&Johnson, arriverà “questa settimana” e “a maggio e giugno con carichi più consistenti che non so ancora quantificare, mentre confermo 27 milioni di dosi entro l’anno. Monodosi che all’85 per cento evitano la malattia e al 100 il ricovero e la morte“.

A chi verranno destinate? “Dipende dalle regioni, come industria portiamo i vaccini fino al centro di distribuzione di Pratica di mare. Dipendesse da me ne regalerei una dose al mio collega di AstraZeneca e io farei il suo per dimostrare che due farmaci in più sono utili”, “mi dispiace ci sia stata tanta confusione su AstraZeneca”. Ha contato la differenza di prezzo? “No, un vaccino si valuta in base ai risultati scientifici e di produzione. Il loro prodotto è stato pensato a un prezzo basso grazie a una piattaforma economica e alla speranza di tante vendite”. A che punto è la produzione italiana? “Il tavolo al ministero dello Sviluppo economico ha visto la fattiva partecipazione di Giorgetti, Franco, Figliuolo e dello stesso Draghi. Lavorando sodo sono state individuate diverse aziende pronte all’infialamento e quattro in grado di attivare bioreattori, insomma per i prossimi mesi ci sono buone possibilità di aumentare le forniture dei vaccini approvati dall’Ema”. Anche lo Sputnik? “Se venisse autorizzato dall’Ema sarebbe un vaccino in più, ma al momento non c’è nessun accordo del genere. Una volta approvato bisognerà capire se i russi avranno la capacità produttiva per mandarlo in Europa e se no si potrà valutare un contratto in conto terzi, anche se a quel punto probabilmente sarà inutile”. Perché negare la liberazione dei brevetti? “Questo tema va affrontato senza ideologia. Il modo più pratico e veloce di produrre vaccini è con accordi in conto terzi. La liberazione del brevetto di per sé non garantisce né di trovare altri produttori né il trasferimento tecnologico necessario”.

C’è un astio anti-industriale? “Questo sempre. Negli ultimi dieci anni la mortalità in Italia si è ridotta del 23 per cento e qualche merito lo hanno anche le case farmaceutiche. Cedere gratis i farmaci non è giusto perché bisogna ricompensare la costosissima ricerca che c’è dietro. Basti pensare che su 272 vaccini tentati finora ne sono stati approvati quattro”. Poi però qualcosa non ha funzionato… “Sì, che questi quattro improvvisamente sono stati richiesti in tutto il mondo in miliardi di dosi. In un paio di mesi tutto andrà a regime”. AstraZeneca ha violato il contratto con l’Ue? “Come in molti processi industriali può darsi che ci sia stata una sovrastima della capacità produttiva e che si siano accumulati ritardi”. Draghi ha detto che hanno venduto due o tre volti le dosi… “Più che venduto penso banalmente a previsioni sbagliate. Tutti denigrano i contratti Ue, ma va dato merito a Speranza di averli proposti. Senza di essi l’Italia avrebbe meno vaccini, basta vedere cos’è successo l’anno scorso con l’antinfluenzale. I contratti vincolano le case farmaceutiche a forniture centralizzate ed eque, tanto che era una fake news quella delle dosi extra per la Germania”.