La soluzione al problema della carenza di vaccini anticovid potrebbe forse arrivare dalla Russia. Se in un primo momento, durante la corsa al vaccino, si era frettolosamente diffidato dalla soluzione del vaccino russo, arrivato prima di tutti, in questa fase il Paese di Putin sembra aver ritrovato centralità.

L’agenzia regolatoria europea del farmaco (l’Ema) dovrebbe decidere il 19 gennaio se anche il vaccino russo potrà entrare a pieno titolo nella rosa di quelli da destinare ai paesi europei. Secondo Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (ente che finanzia lo sviluppo del vaccino), “l’Ema sta valutando la cosiddetta revisione scientifica per l’autorizzazione del vaccino Sputnik”. Mosca aveva già siglato un accordo di produzione con una società indiana, ma per il futuro vorrebbe produrre più vaccini e affidarsi alla società britannico-svedese Astrazeneca – ben contenta – mentre si è poi prospettata l’idea di una sperimentazione combinata tra i vaccini Sputnik e quello della stessa AstraZeneca. L’idea è quella di combinare i due vaccini mettendo in comune le esperienze del centro di ricerca russo Gamaleja, del Fondo investimenti diretti e di R-Pharm.

Il processo di registrazione del siero presso l’Ema, secondo quanto affermato da Dmitriev, è stato avviato alla fine di ottobre. Fino a questo momento, l’Ema ha registrato solo due vaccini: quello prodotto congiuntamente da Pfizer-BioNTech e l’altro realizzato da Moderna.

Bruxelles sembra aver quindi cambiato opinione sul vaccino russo. Una semplice questione di necessità, visto che l’eventualità di restare a secco di antidoti è un rischio che nessuno vuole correre. “In alcuni Paesi occidentali – ha affermato Dmitriev – c’era inizialmente un pregiudizio contro il nostro vaccino, causato dalla concorrenza sleale, ma anche in questi Paesi ora comprendono i vantaggi dello Sputnik V, fra cui i dati sull’efficienza che è superiore al 90 per cento, l’assenza di gravi reazioni allergiche e la facilità di stoccaggio”. “Attualmente – ha aggiunto – il vaccino viene già prodotto in Corea e India; la produzione in Brasile inizierà il 15 gennaio. La produzione in Cina è in programma. A parte la Federazione Russa, solo otto paesi produrranno il vaccino russo”.

Inizialmente molti in Occidente avevano bollato il vaccino russo come un’arma politica del Cremlino per espandere la propria influenza nel mondo, mentre vari ricercatori avevano sottolineato l’opacità delle sperimentazioni relativi allo Sputnik. Ora quello stesso vaccino potrebbe invece recuperare credibilità anche in Europa.