L’Italia accelera sulla produzione di vaccini. L’incontro di ieri tra il ministro Giorgetti e i vertici delle industrie farmaceutiche ha verificato la disponibilità di alcune aziende a produrre principio attivo e altri componenti in un tempo stimato di 4/6 mesi. Il progetto coinvolge la Acs Dobfar di Anagni e Biomedica Foscama di Ferentino. Il premier Draghi è estremamente impegnato in questa battaglia e i contatti con l’Europa si fanno sempre più fitti. Il premier chiama la presidente della Commissione Ue von der Leyen circa 2 volte a settimana. L’ultima chiamata è stata quella di ieri, poco prima dell’arrivo a Roma del responsabile della task force europea sui vaccini, Thierry Breton. Alle 11 di stamattina il funzionario francese sarà in via Veneto, dove è atteso dal ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. Breton è la chiave per finanziare la costruzione di nuovi siti, questa volta in Italia, per la produzione dei vaccini dentro l’Ue.
La sovranità vaccinale di cui parla già da un po’ Matteo Salvini, potrebbe presto diventare realtà. Certo servono i soldi europei per comprare i brevetti, servono incentivi alle aziende farmaceutiche che dovranno occuparsi della produzione ma, soprattutto, serve tempo affinché tutti si attrezzino per accelerare la campagna vaccinale. L’arrivo di Breton a Roma è un segnale importante che bisogna leggere da diversi punti di vista: anzitutto un’occasione per l’Italia di essere protagonista per la produzione dei vaccini, un modo anche per ottenere più dosi, ma una soluzione utile per non lasciare l’Europa impreparata in un’ipotetica (non sia mai!) nuova pandemia. Oltretutto sovranità vaccinale significa sì produrre e quindi utilizzare in Italia i vaccini, ma condividerli con l’Unione Europea perché questi sono gli accordi a Bruxelles.
Dombrovskis: “Patto stabilità sospeso fino al 2022, ma Paesi indebitati prestino attenzione”
Per la produzione bisognerà attendere l’autunno, tempi più rapidi sull’infialamento. Intanto Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea, avverte: i Paesi indebitati “stiano attenti”, occorre passare dagli aiuti di emergenza, come la cassa integrazione, a politiche del lavoro più attive. Il patto di stabilità rimarrà sospeso per tutto il 2022, ma ai Paesi con alto debito “diciamo nelle raccomandazioni specifiche, riguardo alle leggi di bilancio del 2022, che siano attenti e abbiano comunque cura della sostenibilità di bilancio nel medio periodo”, dice Dombrovskis, in un’intervista rilasciata a diversi media europei, tra cui il Corriere della Sera, sottolineando che “i Paesi ad alto debito devono evitare un ulteriore peggioramento della posizione di bilancio sottostante e, quando sarà possibile, migliorare la situazione dei conti”, anche se “questo non significa che debbano ritirare il sostegno di bilancio in maniera brusca o prematura. Piuttosto, dovranno essere molto seri su come o dove spendono i loro soldi e cercare di far sì che le misure siano temporanee e mirate là dove serve realmente“. Poi ha precisato che la Commissione presenterà delle raccomandazioni, “non settore per settore, ma concentrandoci su come eseguire questa transizione e come usare per essa i fondi europei“. “Questi aspetti sono legati alla trasformazione verde e digitale, che implica spostamenti nel mercato del lavoro. Non serve a molto cercare di conservare l’economia del passato. Piuttosto, è il caso di facilitare il passaggio verso posti di lavoro più verdi e digitali”, ha rimarcato. Il vicepresidente ha chiarito che questa transizione “dev’essere graduale”: “Non fissiamo una data, le situazioni potrebbero essere diverse da un Paese all’altro. Ci sono economie che tornano più rapidamente alla crescita, altre che potrebbero avere problemi in qualche misura più prolungati. Quella che suggeriamo è una direzione generale. Parliamo dell’esigenza di sostenere la transizione da una disoccupazione indotta dalla crisi o da misure come la cassa integrazione verso le nuove opportunità di lavoro nei settori del futuro”.
Gentiloni: “A maggio raccomandazioni più dettagliate per il 2022”
“A maggio forniremo orientamenti per il 2022 più dettagliati e differenziati, con elementi quantitativi e soprattutto qualitativi”. Lo afferma il commissario europeo agli affari economici Paolo Gentiloni in audizione al Parlamento Europeo, confermando l’indicazione fornita in precedenza dal vicepresidente Valdis Dombrovskis. Gentiloni ha ricordato come da una parte “c’è un consenso unanime sul mantenimento di politiche di sostegno, perché è meglio che restino per troppo tempo che per un tempo insufficiente” ma dall’altra “bisogna evitare un onere permanente in finanze pubbliche“. Per il post-pandemia, ha aggiunto, “dobbiamo evitare gli errori della precedente crisi e sostenere gli investimenti pubblici”.
Nuove restrizioni in arrivo? Preoccupati imprenditori e lavoratori
Il virus intanto corre, crescono positivi. Come in tutta Europa, anche in Italia la capacità di trasmissione della variante inglese allarma gli scienziati e interroga l’esecutivo. Il governo e le Regioni sono pronti a nuove restrizioni e mezza Italia potrebbe finire in zona rossa. Domani l’incontro tra escutivo e Regioni: si punta a individuare in fretta i focolai locali. Tra le ipotesi, nel caso si doppiasse il livello raggiunto ieri (oltre 20mila contagiati), anche il coprifuoco anticipato e limiti ulteriori agli spostamenti. Tenere in equilibrio i tre numeri vitali per sconfiggere il Covid – gli abitanti di una Regione, i suoi contagiati e i vaccinati – è l’obiettivo prioritario del commissario straordinario Francesco Figliuolo, se necessario, spostando risorse, uomini, medici e mezzi da una Regione ad un’altra e impiegando l’esercito e la Protezione civile. Il rinvio delle amministrative di primavera mette d’accordo tutti.
Lo spaventapasseri di nuove chiusure generalizzate e l’aumento di zone rosse (ieri Guido Bertolaso ha paventato l’ipotesi di una nuova zona rossa in tutta Italia, tranne la Sardegna) spaventa a morte imprenditori e lavoratori, che stanno cercando di recuperare terreno dopo l’annus horribilis che gli ha visti schiacciare da DPCM continui, senza una direzione precisa.
Sibilia: “Rousseau percepito come partito nel M5S”
Nel M5S continua il caos, dopo che molti parlamentari sono stati cacciati per non aver votato la fiducia a Draghi. Una situazione che crea malcontento generale. Il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia in un’intervista a Repubblica, spiega oggi come “il buon vecchio Rousseau” sia “percepito come un partito nel Movimento, finanziato dai parlamentari per fare però un’azione contro lo stesso M5S”. “Se non si trova un accordo rapido con la Rousseau – ha chiosato – ci rivolgeremo ad altre società che possano offrirci una consulenza simile”. “Episodi ne abbiamo avuti più di uno: ricordo quando eravamo sui palchi per il referendum sul taglio dei parlamentari e il problema per cui finivamo sui giornali era che versavamo i soldi in ritardo a Rousseau. La sensazione è quella di sentirsi depredati senza peraltro ottenere risultati all’altezza“, ha rimarcato. Per Sibilia “la cosa importante è che il rapporto tra M5S e Rousseau sia ben definito in delle cornici chiare rispetto ai ruoli di ognuno“, per cui “o si trova un accordo per un contratto trasparente oppure di società sul mercato che possono offrirci ciò di cui abbiamo bisogno ce ne sono diverse”.
“Rousseau è stata una grande idea, ha riavvicinato i cittadini alla vita politica – afferma al contrario Lucia Azzolina, ex ministro dell’Istruzione, deputato del M5S, in un’intervista a La Stampa -. Nel 2018 però siamo stati votati da 11 milioni di persone; sulla piattaforma Rousseau decidono invece poche migliaia di persone. L’idea giusta è sempre quella di allagare la partecipazione, ma non so se la formula attuale di Rousseau sia adatta. Qualcosa dovrà cambiare”, aggiunge. E sull’arrivo nel Movimento dell’ex premier Giuseppe Conte “non dobbiamo ripetere gli errori del passato. Conte va aiutato da tutti, non usato. Solo così possiamo crescere”. “Penso a quando Luigi di Maio era capo politico. È stato isolato e alla fine ha dovuto rinunciare al suo incarico pur essendo un grande talento politico. Da lì, si è aperta una fase di calo che ci ha fatto comprendere la necessità di una leadership forte. Oggi, Conte non va isolato. Si devono mettere da parte le invidie e lavorare insieme per risolvere gli evidenti problemi che ci sono“, ha concluso.










