Varato il Decreto Sostegni, è ora il momento delle polemiche. La protesta si allarga attorno ai 32 miliardi di ulteriore deficit che pare non bastino a soddisfare le richieste di tutte le categorie. Subito si sono alzate le proteste di chi si sente escluso o non abbastanza aiutato. Anche nel governo c’è chi ha qualcosa da ridire: il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta chiede che «i prossimi scostamenti, i prossimi decreti, abbiano un ritmo più veloce. II mio suggerimento al ministro dell’Economia è di farne uno al mese, di entità magari più ridotta, 20-25 miliardi».

Intanto mentre continuano gli sforzi per accelerare la campagna vaccinale, Mario Draghi affronta l’altro grande problema: l’efficienza delle Regioni nell’organizzarla. Il disastro della Lombardia è solo la punta dell’iceberg. E non è nemmeno un problema di somministrazioni, visto che la gran parte delle sanità territoriali ha finora utilizzato tre dosi su quattro. A Palazzo Chigi la chiamano «collaborazione operativa». Tradotto: in poche ore il governo è disponibile a inviare a chi ne facesse richiesta squadre di esercito e Protezione civile per sostenere la campagna di massa. Il primo passo è aderire ad una piattaforma unica di prenotazioni, quella di Poste italiane. Il secondo è chiedere ai governatori di correre. È quello che anche Roberto Speranza continua a ripetere ai presidenti di Regione, sondati anche ieri per sollecitare un cambio di passo.

Non la pensano così le regioni, che chiedono siano chiarite le dosi disponibili, di qui alla fine del secondo trimestre. I governatori ribadiscono che ci sia bisogno di chiarezza e di un programma serio che non rischi di essere costantemente rivisto in nome dei tagli e dei ritardi alle forniture ad opera delle farmaceutiche.

Anche a Bruxelles è tensione sui vaccini. Ieri il premier britannico Boris Johnson ha detto di essere stato «rassicurato» circa il fatto che la Ue non introdurrà un divieto di export a danno del produttore anglo-svedese di vaccini in caso di mancato rispetto degli impegni di fornitura. Dopo le minacce della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, domenica Johnson ha avuto colloqui con la cancelliera tedesca e il presidente francese. Mentre Vladimir Putin ha capito che la vaccinazione è la ferita dell’Unione europea su cui spargere sale: il farmaco anti-Covid19 è l’arma geopolitica perfetta per creare scompiglio tra i 27, metterli in difficoltà con le rispettive opinioni pubbliche, creare divisioni tra un governo e l’altro, o addirittura all’interno degli stessi governi.

“Non dobbiamo fare la gara a chi ha ragione o torto. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione: serve un grande patto di salvezza nazionale e le Regioni sono dentro questo schema”. Intervistata dal quotidiano La Stampa Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali, spiega che non è il momento delle polemiche ma di uno sforzo collettivo per portare il Paese fuori dall’emergenza. “Credo che ci sia grande confusione – ha detto Gelmini – derivante dal fatto che siamo alla terza versione del piano vaccini. E non è certo colpa dei governatori o di questo esecutivo: un mese fa AstraZeneca non era ancora disponibile, la situazione evolve continuamente. Adesso, con il generale Figliuolo e il capo della Protezione civile Curcio e con la collaborazione delle Regioni stiamo mettendo ordine, seguendo linee guida uniche e nazionali. Entro 24 ore arrivano un milione di dosi di Pfizer e sappiamo bene a chi devono andare; nei prossimi due mesi avremo milioni di dosi”. La Lombardia è nel caos con il sistema delle prenotazioni. È fallito il mito dell’efficienza lombarda? «Non è così: la Lombardia ha utilizzato a ieri quasi l’80 per cento delle dosi che le sono arrivate. È vero che negli ultimi giorni ci sono stati problemi con il sistema delle prenotazioni, ma il presidente Fontana è intervenuto con tempestività e decisione. Ma nel frattempo la Lombardia è la prima regione per somministrazioni: 1,2 milioni di lombardi hanno ricevuto almeno una dose su 7,8 milioni di vaccini inoculati in Italia. Stiamo parlando della Regione più grande e popolosa. Il nemico è il virus e non serve dare pagelle ai territori“. Riuscirete a vaccinare l’80% degli italiani entro settembre? “Questo è l’obiettivo che si è dato il governo e lo raggiungeremo. Ci sono anche migliaia di aziende pronte a vaccinare i loro dipendenti. È fondamentale, e su questo il premier Draghi si è già fatto sentire con determinazione, che le case farmaceutiche rispettino alla lettera i tempi di consegna. Arriveremo presto alle 500 mila inoculazioni al giorno”. Dopo Pasqua ci sarà ancora il lockdown? “Non ho la palla di vetro, ma le limitazioni di queste ultime settimane stanno dando dei risultati. Possiamo sperare in un’estate migliore: non dimentichiamoci che anche in questa ultima settimana ci sono stati oltre 300 morti al giorno”.